Pubblichiamo in anteprima una sintesi dell’intervista di Giovami Minoli a Giovanni Maria De Lisi, palermitano, 34 anni, fondatore e amministratore delegato di GreenRail. L’intervista integrale andrà in onda, lunedì 16 marzo, su National Geographic, canale 403 di Sky alle 20:40.
Giovanni Maria De Lisi ha creato la prima traversina ferroviaria ecosostenibile, brevettata in 80 paesi in tutto il mondo. Nel 2017, Greenrail vince il premio come The Best Startup in «Open Innovation».
Per la rivista Wired lei è tra le 50 personalità più influenti dell’anno. Se a 32 anni era tra i 50 più influenti, a 40 sarà sulla Luna?
«Nella top 10!».
Ho letto che a 16 anni già aveva le idee chiare e ha detto: «Io ho il pallino dell’impresa». Cioè?
«Avevo già in mente di fare l’imprenditore, ma ho seguito la scia familiare e ho scelto giurisprudenza, poi ho capito che non era la mia strada e ho deciso di abbandonarla».
Come ha reagito suo padre, che invece si era laureato?
« Benissimo. Mi ha spedito in cantiere, mi ha fatto iniziare come operaio nella squadra di saldatori in un cantiere che aveva aperto a luglio. Non mi aspettavo un battesimo di fuoco del genere ma quell’esperienza è stata la mia fortuna, lì ho imparato le basi del settore ferroviario e per poi creare questo gruppo».
Quando è nata l’idea di Greenrail?
«L’idea mi è venuta quando avevo 26 anni. Venendo dal settore ferroviario ho capito che c’era un potenziale quando ho notato che le traverse in calcestruzzo, nostre competitor, avevano bisogno di un tappetino in poliuretano per risolvere determinati problemi tecnici. Da lì, l’idea di creare un prodotto ecosostenibile in materiale elastomerico riciclato sostituibile alle traversine».
Che materiali utilizzate esattamente? «Greenrail è una traversa che internamente ha una struttura meccanica in calcestruzzo armato precompresso, come una normale traversa in calcestruzzo. La differenza è che ha una copertura esterna in plastica riciclata da rifiuto urbano e gomma ottenuta dal riciclo di pneumatici fuori uso. Ci abbiamo messo tre anni per arrivare allo sviluppo della miscela composita».
Chi l’ha aiutata a realizzarla?
«Siamo stati scelti dal Politecnico di Milano e grazie al suo incubatore d’imprese, il PolyHub, abbiamo potuto dare avvio alla nostra ricerca e sviluppo».
E con quali fondi avete iniziato questa ricerca?
«Abbiamo iniziato vincendo tutte le start-up competition in Italia in quegli anni. Il primo finanziamento che abbiamo ottenuto è stato un premio della Edison, “Edison Start”, che ci ha dato i primi 100 mila euro. Da lì siamo partiti».
Le traverse ecosostenibili non esistevano in nessun’altra parte del mondo?
«Esistevano già, ma erano sostituibili soltanto alle vecchie traversine in legno. Abbiamo creato il competitor e il sostituto sostenibile delle traverse in calcestruzzo. In più abbiamo creato un prodotto ecosostenibile nel 90% del mercato e abbiamo risolto tutti i problemi tecnici delle traverse in calcestruzzo».
E in che modo sono green le vostre traverse?
« La nostra struttura in calcestruzzo è ricoperta da questa miscela ottenuta da plastica riciclata da rifiuto urbano e gomma riciclata da pneumatici fuori uso. Questo ci consente di riciclare 35 tonnellate per ogni chilometro di linea e abbattere le emissioni di CO2 fino al 30% in meno».
E da dove arriva la plastica e il polverino di gomma che usate?
« Dalla filiera del riciclo che abbiamo realizzato in Italia negli impianti produttivi presso i nostri partner. Abbiamo già installato anche in Italia una prima tratta, ma abbiamo un brevetto in 80 paesi del mondo».
E quanto dura il vostro prodotto rispetto agli altri?
« Abbiamo ima durata che arriva fino ai 50 anni, un po’ più dello standard. Il vero vantaggio sta nei risparmi ambientali ed economici del prodotto. Costa un po’ di più farle, ma poi rendono di più nel lungo periodo: fino al 50% di riduzione nei costi di manutenzione e 30% in meno di emissioni di CO2».
Viaggiate su un doppio binario: meno cemento, più riciclo.
« Assolutamente. Questo è il paradigma dell’economia del futuro. Non potevamo inventare un prodotto nuovo che non fosse collegato ai concetti dell’economia circolare».
E adesso su cosa state lavorando?
«Sull’internazionalizzazione. Il mercato ferroviario è in fortissima crescita. In tutto il mondo si parla del 35% di crescita nei prossimi 20 anni e quindi stiamo puntando alla commercializzazione del nostro patent in molti paesi. Abbiamo pensato anche a quelle che saranno le linee ferrovie del futuro. Per il 95% del tempo la linea ferroviaria è esposta al sole e non svolge le sue funzioni. Quindi abbiamo deciso d’integrare dei pannelli fotovoltaici, rendendo la linea non solo ecosostenibile, con tutti i vantaggi che ne derivano, ma anche in un produttore di energia rinnovabile».
Lei è appena tornato dal Messico, dove il vostro prodotto sarà utilizzato per un grande progetto ferroviario.
«Dal Messico è arrivato un interesse importante per 1.500 chilometri di linee ferroviarie, quindi parliamo di una fornitura di tre milioni di traverse. Stiamo lavorando per la concessione del patent a aziende locali per la costruzione e la industrializzazione del prodotto».
L’America è il principale mercato di sbocco?
«Nord America, Sud America, Asia sono i principali mercati per noi. L’Italia è un mercato già consolidato, le linee ferroviarie sono già costruite».
Per lei che è palermitano, riuscire a lavorare anche in Sicilia, dove le ferrovie non funzionano benissimo, non sarebbe un sogno?
«Magari tra 20 anni riusciremo a lavorare anche in Sicilia. Prima partiremo dall’Italia, ed è già difficile. Sicuramente è un sogno perché la Sicilia è una terra meravigliosa dove in futuro potrei anche pensare ad un impianto produttivo».
E alla creazione di posti di lavoro…
«Faccio impresa, devo guardare a quelli che sono gli interessi della mia azienda. In questo momento, il nostro interesse è all’estero».
di Giovanni Minoli