Guna S.p.A. è stata fondata nel 1983, quando l’omeopatia In Italia non era ancora conosciuta, e da allora ha vissuto una crescita continua che l’ha portata a essere, ai nostri tempi, l’azienda leader in Italia per la medicina omeopatica, la quinta a livello mondiale.

Fondata da Alessandro Pizzoccaro e da Adriana Carluccio l’azienda che ha la sua sede a Milano conta oggi un fatturato di oltre 53 milioni di euro, una filiale negli Stati Uniti, 300 dipendenti e 30 distributori in esclusiva sparsi in tutto il mondo. Accanto alla produzione di farmaci biotech low dose di altissima qualità, messi a punto nello stabilimento di via Palmanova, Guna si occupa della distribuzione di medicinali e integratori alimentari di varie aziende straniere nonché dell’ideazione e produzione di nutraceutici d’avanguardia e cosmetici sofisticati.
Da sempre Guna, come conferma qui di seguito il suo fondatore, è particolarmente attenta al temi legati alla sostenibilità, tanto da divernire nel tempo un’eccellenza di riferimento a livello internazionale nelle strategie di CSR.

Guna da sempre è attenta al benessere delle persone e dell’ambiente. Ci può raccontare da dove nasce questo impegno e le soddisfazioni raccolte dall’83 a oggi in questa direzione?
«Le attività di responsabilità sociale promosse in quasi 40 anni di lavoro sono innumerevoli, difficile riassumerle in poche righe. Ciò che posso dire senza esitazione è che il miglioramento dell’ambiente che ci circonda e del benessere delle persone è nel nostro DNA, dal momento che produciamo farmaci efficaci, naturali, scientificamente testati e senza effetti collaterali.
La nostra prima attività di CSR è quindi nella nostra stessa missioni migliorare la salute delle persone nel rispetto di un sistema di salute innovativo centrato sulla prevenzione delle malattie e nell’interpretazione dell’Uomo nella sua unità di corpo, mente, spirito ed emozioni. Il nostro modello di business in sostanza è costruito in modo esattamente opposto alle normali aziende farmaceutiche: noi vinciamo quando il paziente sta bene, non quando si ammala. È un principio antichissimo, che si perde nella notte dei tempi e nelle medicine tradizionali, che hanno come scopo il mantenimento in equilibrio dell’organismo, che GUNA ha rivisitato in chiave innovativa con una serie di farmaci e integratori d’avanguardia».

Quali sono i principali progetti messi in campo in questi anni dalla sua azienda in ottica di sostenibilità?
«Sono decine, in effetti. Tra questi mi piace citare “Energy Saving”, che ci ha permesso di diventare in larga parte autonomi dal punto di vista energetico, producendo “energia pulita” all’ultimo piano del nostro grande stabilimento di Milano, e risparmiando anche denari, perché reputo che la CSR è sicuramente vincente quando esce da una dimensione meramente filantropica e aiuta a liberare risorse che possono essere spese – ad esempio, nel nostro caso – in nuova ricerca scientifica. Tra le varie iniziative nei Paesi in via di sviluppo mi piace citare il sostegno alla comunità di Padre Kizito a Nairobi che riesce con volontà e coraggio a recuperare tanti ragazzi di strada, orfani senza casa, che vivono ai margini estremi della società. In Italia ad esempio sosteniamo concretamente il Giardino della Minerva, ovvero il più antico orto medicinale d’Europa che è un gioiello botanico che prima del nostro intervento era praticamente sconosciuto in Italia, sebbene sia legato alla straordinaria tradizione della Scuola medica salernitana.
Tra gli altri progetti, segnalo poi, “Benessere in Scena”, che ci vede fortemente ingaggiati con il Teatro alla Scala di Milano, con cui abbiamo concordato di uscire da una logica di sponsorship pura, per avviare un percorso che prevede dei talk di approfondimento sul benessere che si svolgono in Scala prima dei balletti più importanti. In tale ambito stiamo anche cercando di misurare l’effetto benefico per l’organismo della fruizione dell’atto artistico, settore nel quale le ricerche scientifiche d’avanguardia sono sempre più numerose. Penso che questi esempi siano sufficienti per rendere l’idea di quanto ci stia a cuore la promozione di un business dal volto umano».

Il vostro bilancio integrato è pubblicato online e viene aggiornato in tempo reale. Quali sono, a suo parere, i vantaggi di una scelta di questo tipo?
«La nostra è stata una scelta in forte anticipo sui trend internazionali in materia di rendicontazione integrata. Il “Social Hub” di Guna ha il significato di offrire una rendicontazione in tempo reale di tutte le attività e dei risultati ottenuti dall’Azienda, 365 giorni all’anno, disintermediata (tutti i dati sono pubblicati, quindi un cittadino non deve chiedere informazioni all’azienda, ma trova tutto disponibile online). Inoltre – e questo è forse l’elemento di maggiore innovazione – la narrazione è costruita a 4 mani con gli stakeholder, che siano i dipendenti, o le Onlus e ONG esterne all’azienda, uscendo così da una dimensione “agiografica” del racconto e restituendogli la necessaria autenticità. È un cantiere sempre aperto, non perfetto ma perfettibile, e che ci aiuta anche a identificare sacche di criticità. È un progetto coraggioso e sfidante, che riteniamo stabilisca un nuovo standard – anche internazionale – nella qualità della rendicontazione aziendale».

In queste ultime settimane siamo stati messi a dura prova dall’emergenza per Covid-19. Come ha reagito Guna a questo momento così drammatico?
«Continuando a produrre beni di “prima necessità”, ovvero farmaci destinati alla prevenzione, alla cura e alla salute delle persone. Non abbiamo lasciato a casa nessun dipendente, e abbiamo deciso di non pesare sul bilancio dello Stato già gravato da molti oneri, quindi non abbiamo richiesto alcun supporto o sovvenzione, né abbiamo richiesto Cassa integrazione. I nostri collaboratori hanno proseguito nel lavoro, per quanto possibile da casa, e la business continuity è stata preservata grazie anche alla dedizione di quei lavoratori che sono stati sempre presenti per garantire la piena continuità della produzione e della logistica. Ora dobbiamo riflettere concretamente su questa realtà totalmente nuova senza paure o angosce ma, al contrario, nella consapevolezza che, com’è noto, ogni “crisi” porta con sé anche delle opportunità di cambiamento, sta a noi saperle cogliere».

Quali sono i progetti e i propositi, suoi personali e della sua azienda, per affrontare la difficile fase della ripresa economica che ci aspetta nei prossimi mesi?
«Siamo impegnati in un ambizioso percorso di change management, con l’aiuto di consulenti specializzati, anche perché Guna è cresciuta ininterrottamente negli ultimi 4 decenni e le soluzioni organizzative vanno ora adattate a una grande azienda, qual è diventata. Inoltre, ci cimentiamo con nuove formule di informazione ai nostri stakeholder di elezione, che sono medici e farmacisti, molto più centrata sulla tecnologia per le connessioni in remoto: trovare un giusto equilibrio tra il digitale e la necessità di socializzazione “nel mondo reale” è insieme complesso e ambizioso. Dobbiamo perseverare con ancora maggior forza e convinzione e, soprattutto, dobbiamo tenere sempre a mente il perché esistiamo: far star bene le persone è lo scopo dell’esistenza della nostra azienda, e ogni briciolo di energia va spesa in quella direzione».

(da CSRoggi Magazine, anno 5, n.4, Luglio 2020, pag. 14)

 

 

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