La tempesta Vaia del­l’autunno 2018 è pas­sata come un colpo di maglio sulle foreste italiane, soprattutto quelle del Nord. Ma i boschi stanno risorgendo e quelli ge­stiti in maniera sostenibile trainano il settore. Nel 2019 sono cresciuti del 7,6% i bo­schi e le foreste «sostenibili», portando il totale a oltre 881 mila ettari, cioè una superfi­cie di 400 chilometri quadrati maggiore di una regione co­me l’Umbria. Sono i dati ri­portati nel rapporto annuale di Pefc Italia, l’ente che certifi­ca a livello mondiale la gestio­ne sostenibile per il patrimo­nio verde. Sono aumentate del 5,4% anche le aziende che hanno avuto la certificazione, portando il totale a 1.095 sul territorio nazionale.

La gestione forestale soste­nibile è stata adottata nel 1993 dalla Conferenza per la prote­zione delle foreste in Europa. La certificazione di Gestione forestale sostenibile (Gfs) ga­rantisce al consumatore che i prodotti di origine forestale (legno, cellulosa, ma anche funghi, tartufi, frutti di bosco e castagne) derivino da fore­ste gestite in maniera legale e sostenibile e non provengano da tagli illegali o interventi ir­responsabili, che possono impoverire o distruggere le ri­sorse forestali.

La gestione produttiva

Per essere sicuri che il legna­me non provenga da piante tagliate illegalmente o in ma­niera insostenibile, la gestio­ne del bosco dev’essere certi­ficata da un ente indipenden­te — come il Pefc—sulla base di standard riconosciuti e condivisi. Il legno è marchiato per essere rintracciabile nelle varie fasi di lavorazione fino al prodotto ultimo (mobili, con­tenitori, pallet). Questo se­condo tipo di certificazione è chiamato catena di custodia (CoC). Se il manufatto rispetta le condizioni della CoC, sarà riconoscibile dal consumato­re attraverso un marchio.

«Pefc garantisce circa il 96% di tutte le foreste certificate italiane, con altri enti si arriva a un totale di 900 mila ettari di bosco certificato», spiega An­tonio Brunori, segretario Pefc. «Nel 2019 si sono aggiunte nuove regioni, per esempio le Marche che, grazie al gruppo veneto di Foresta Amica della Coldiretti, sono riuscite ad avere la certificazione. In un bosco certificato dell’Umbria si è da poco concluso l’esperi­mento Tree Talker: trentasei alberi di diverse specie sono stati collegati a sensori uniti in rete che confrontano certi parametri fisiologici dell’al­bero in funzione del clima che cambia con quelli di altri 400 alberi nelle foreste del mondo».

Il valore aggiunto

In base alla superficie boscata italiana censita nel 2015 nel terzo Inventario nazionale delle foreste, nella Penisola i boschi con certificazione as­sommano a poco più dell’8% del totale, ma sono in aumento.

Nel 2019 la Lombardia ha visto il raddoppio delle fore­ste certificate grazie all’in­gresso dei boschi di Val Camonica e Val Brembana. «An­che la Basilicata ha già avviato la certificazione e le altre re­gioni meridionali apprezze­ranno l’importanza di questo passaggio perché, i dati scien­tifici lo dimostrano, un bosco non gestito nel modo corretto fa perdere biodiversità», pro­segue il segretario del Pefc.

La certificazione garantisce un valore aggiunto al bosco. La tempesta Vaia ha fornito l’esempio più limpido, pro­prio perché la quasi totalità degli alberi caduti si trovava in zone certificate. «La certificazione è stata uno strumento per dare valore al legname che sarebbe marcito. Per esempio, Slow Food ha elimi­nato i taglieri di plastica e usa­to solo quelli di legno ricavati dagli alberi abbattuti da Vaia. Concast, il Consorzio dei for­maggi trentini, a Natale ha re­galato ai soci 30 mila taglieri di legno ottenuti allo stesso modo», prosegue Brunori. «Un altro esempio sono i cin­quanta tronchi atterrati dalla bufera usati per le scenografie delle tragedie di Euripide al Teatro Greco di Siracusa, o nella ristrutturazione esterna della Triennale di Milano. So­no segnali a favore dell’impie­go del nostro legno e per dare una mano alle aziende fore­stali che usano il marchio Pe­fc».

Rimane poco tempo
Sta però iniziando la distru­zione degli alberi abbattuti dal vento e non ancora recu­perati a causa del bostrico, un insetto che mangia il legno e che si riproduce a inizio primavera. «Tra qualche mese non si potranno più racco­gliere questi alberi perché, il legno danneggiato non sarà adatto per essere lavorato», avverte Brunori. «Il problema è che il bostrico, dopo aver mangiato gli alberi abbattuti, attacca quelli in piedi. Quindi il problema di Vaia è solo all’inizio. La rimozione dei tronchi a terra va fatta in tem­pi rapidi».
Il 21 marzo è la Giornata internazionale delle foreste. Molte erano le iniziative, annullate per l’emergenza Coro­navirus. «Noi avevamo in programma quattro appuntamenti per la riforestazione. Lo faremo appena possibile: le piantine sono già pronte».

di Paolo Virtuani

(da Corriere della Sera del 20 marzo 2020)

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