La pandemia e la conseguente crisi economica e sociale hanno accelerato l’urgenza di individuare e promuovere nuovi percorsi e modelli di sviluppo per sostenere la ripresa del Paese e, ancora più importante, per gettare le basi per una solida crescita futura.

Ciò che emerge è soprattutto la necessità di guidare l’inevitabile – e auspicato – cambiamento verso due principali obiettivi: l’innovazione e la sostenibilità. Lo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi, nel suo discorso al Senato, ha indicato questa direzione, sottolineando come il progresso debba necessariamente conciliarsi al benessere sociale.

Quest’ultimo anno lo ha reso evidente: se da un lato il Paese ha subito gravi danni, dall’altro l’adozione di nuove tecnologie, l’apertura a nuove modalità di lavoro, o ancora la capacità di adattare processi e modelli di business alle mutevoli condizioni del contesto hanno in parte permesso di reggere e reagire alle difficoltà. Si pensi, ad esempio, alle imprese che hanno riconvertito la propria attività iniziando a produrre mascherine o respiratori, riuscendo così a mantenere attiva almeno parte dell’organizzazione e, al contempo, contribuire a un’esigenza sociale; o ancora, al diffuso ricorso al lavoro da remoto, che ha permesso a molti dipendenti di continuare il proprio lavoro e ha spinto allo sviluppo dell’infrastruttura digitale aziendale.

La capacità innovativa è, dunque, sempre di più alla base dello sviluppo sostenibile. Il concetto stesso di innovazione si fonda sull’idea di miglioramento e creazione di valore e, pertanto, ha una valenza fortemente orientata alla generazione di un impatto sociale positivo. D’altro canto, è inevitabile osservare come l’innovazione sia alimentata dalle attese sociali e ambientali, che arricchiscono di contenuti e criteri nuovi l’attività aziendale. L’economia circolare ne è un esempio: la crescente attenzione all’impatto ambientale derivante da scarti e rifiuti di produzione ha innescato numerose attività di ricerca e sviluppo di nuovi materiali e processi produttivi (si pensi ai nuovi filati, naturali e sintetici, nel settore tessile), nuove modalità di integrazione e collaborazione territoriale (tra cui gli esempi di simbiosi industriale), nuovi modelli di business (come nel caso del passaggio dalla vendita della proprietà del bene, alla vendita del diritto d’uso dello stesso).

Il connubio “innovazione e sostenibilità”, tuttavia, ci pone di fronte anche a rilevanti questioni etiche, legate, ad esempio, alla necessità di trovare un equilibrio tra l’adozione di nuove tecnologie e la valorizzazione del lavoro dell’uomo, o ancora, tra l’utilizzo dei big data e la tutela della privacy e della sicurezza delle persone.

Ecco, allora, che diventa fondamentale promuovere un dialogo sempre più aperto e continuo tra chi è impegnato nella gestione dei processi innovativi e chi si occupa di integrare obiettivi sociali e ambientali nella strategia aziendale. In alcune aziende questo ha già portato all’unificazione delle due funzioni, sottolineando l’inevitabilità dell’integrazione tra le due dimensioni.

Solo creando competenze nuove, capaci di sostenere una gestione proattiva e sistematica di questo dialogo, infatti, è possibile cogliere le opportunità che derivano dai cambiamenti in atto e muoversi verso un futuro sempre più favorevole alla crescita della nostra generazione e alla tutela di quelle future.

di Laura Ferri

(da CSRoggi Magazine, anno 6, n.2, Marzo/Aprile 2021, pag. 9)

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