Una volta si diceva “Chi fa da sé, fa per tre”. Senza volere andare contro alla millenaria, immagino, saggezza popolare, bisogna dire che questa frase male si adatta alla volontà di applicare in modo efficace i dettami propri della sostenibilità.

Non lo si può applicare nel piccolo, dove per ottenere anche i minimi risultati gli uni hanno bisogno degli altri, men che meno lo si può fare in grande, dove ogni città, nazione, continente poco può fare se non c’è coordinamento con le altre forze presenti sul campo.

Per questo la sostenibilità – intesa nella sua più larga accezione possibile, compresa quella che riguarda la qualità della vita – non può fare a meno dell’Europa. Può non piacere, ma è così. Non possiamo fare a meno di qualcosa che sia al di sopra di tutto e che, democraticamente, compia le migliori scelte, capaci di adattarsi alle nuove esigenze sorte in questi ultimi decenni nelle nostre società.

lo, se fossi libero di fare quello che voglio
A tutti piacerebbe decidere individualmente il proprio destino e scegliere liberamente come e dove vivere e che cosa fare nella vita. Io, ad esempio, se potessi, vorrei avere l’automobile, ma vorrei essere uno dei pochi ad averla, così che in città il traffico fosse ridotto al minimo. Vorrei guadagnare milioni di euro senza fare niente, oppure facendo solo quello che mi piace: viaggiare, mangiare a sbafo, raccontare storie alla gente. Vorrei potermene fregare di tutte quelle “menate” che ci mettono in testa, come: cambiamento climatico, contenimento delle emissioni di Co2, scioglimento dei ghiacci, auto elettriche, piste ciclabili, monopattini, energie alternative…

Vorrei poter accendere la tv e non vedere tutti quei giovani che fanno “casino” in piazza, attaccando le forze dell’ordine che fanno solo il loro dovere. Vorrei vedere in galera tutti quegli altri giovani che imbrattano i muri e le bacheche delle opere d’arte, per non parlare di quelli che bloccano le strade sdraiandosi davanti alle automobili degli onesti cittadini che vorrebbero andare a lavorare e non possono farlo. Vorrei che nelle nostre strade non ci fossero tutti quegli immigrati fastidiosi e, oltretutto, anche pericolosi. Vorrei vederli ritornare nelle loro belle case dei Paesi da dove vengono, perché non si venga a raccontare che scappano dalla guerra o dalla fame, quelli hanno tutti il cellulare e le scarpe da ginnastica all’ultima moda.

Vorrei non si desse tutto questo spazio alle comunità “diverse”. Ho molti amici gay che non per questo si sentono in diritto di disturbare la pubblica quiete o di imporre le loro idee, peraltro malsane. Vorrei che ci fosse rispetto assoluto della famiglia tradizionale, quella che prevede la presenza di un padre e di una madre di sessi diversi – non genitore 1 e genitore 2 – con figli naturali, meglio se non adottati, che poi diventano italiani persone che non ne hanno i tratti somatici e pian piano viene meno la nostra identità. Vorrei che le interruzioni di gravidanza fossero considerate reato, con pene esemplari per le madri che vi ricorressero. Vorrei che fossero vietate tutte le religioni diverse dalla mia e vorrei anche ridurre la libertà di espressione di quelli che la pensano diversamente da me.

Queste a tante altre cose, vorrei. E mi secca che ci sia l’Europa, se non avessimo questa seccatura, forse nella nostra Italia sarebbe possibile realizzare molti dei miei sogni. Invece, quella maledetta Europa, con le sue regole, i suoi paletti, le sue assurde imposizioni condivise non mi consente di essere libero e di poter decidere come e dove vivere e cosa fare della mia vita. Questa cosa che bisogna rispettare le idee degli altri proprio non la mando giù.

L’Europa ci serve, non possiamo farne a meno
L’8 e il 9 giugno ci saranno le elezioni europee. Una seccatura, per molti, una perdita di tempo inutile, per altri. Ma forse non è davvero così. Nessuno può far da solo, nelle sfide che ci aspettano nell’immediato futuro. In Europa non è che non si commettano errori, nessuno è perfetto, ma avere qualcuno al di sopra che lavori per coordinare gli sforzi di tanti Paesi male non può fare.

Pensiamo a che punto saremo se l’ONU – che non è certo più quello della seconda metà del ‘900, ma che ogni tanto, come in questo caso, un colpo di coda lo dà – non avesse fissato i 17 obiettivi per l’Agenda 2030. Siamo in ritardo, non tutti li applicano, alcuni sono di difficile attuazione e tutto quello che si può dire, ma pensiamo se non ci fossero nemmeno quelli.

L’Europa ci serve, non possiamo farne a meno, questa è la verità e tutti quelli che dicono il contrario è perché pensano che se non ci fosse potrebbero avere una vita libera e consona alle loro idee, magari come quelle elencate qui sopra. Non ci riuscirebbero comunque, a realizzarle, ma si sentirebbero comunque più liberi di tentarci.

di Lupa Solitario

( da CSRoggi Magazine – n.2 – Anno 9 – Aprile/Maggio 2024; pag. 51 )

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