L’energia non è più solo una questione di bollette. L’efficienza i dei consumi ormai va di pari passo con l’efficienza dei processi produttivi e quindi per le imprese sta diventando ima questione di competitività molto più ampia del puro taglio dei costi.

È questo il segnale che emerge dall’ultimo «Energy & Sustainability Report» di Schneider Electric, che L’Economia ha potuto leggere in anteprima. «Quando parliamo di efficientamento energetico definiamo i modi per ridurre il consumo di energia in una certa attività e per farlo si va sempre a promuovere anche l’efficientamento dei processi industriali — spiega Giancarlo Terzi, vice presidente e responsabile dell’energia di Schneider Electric Italia —. In ultima analisi, l’azienda che fa efficienza energetica è anche più competitiva e cresce più in fretta». L’evoluzione tecnologica sta dando una grande mano da questo punto di vista. «La digitalizzazione rende l’interazione fra gestione energetica e processi molto più diretta e quando si affrontano progetti di efficientamento, oggi ormai si parte da una visione complessiva, che impatta su entrambi ì iati», fa notare Terzi.

Lo stesso discorso vale per la sostenibilità, che non è più vista come un elemento accessorio, ma come un volano strategico che impatta su tutto il sistema produttivo. Questa evoluzione non tocca solo le grandi aziende, oggetto del rapporto, ma anche le Pmi. «Sicuramente le grandi aziende fanno da trai- no in questo trend, ma anche le piccole sono molto coinvolte, perché i costi delle tecnologie si sono ridotti enormemente negli ultimi anni, rendendole ampiamente accessibili anche per il piccolo imprenditore», fa notare Terzi.

Filiera green
Il secondo motivo è che le grandi aziende, quando dichiarano di puntare a emissioni zero, devono per forza coinvolgere tutti i propri fornitori, che molto spesso sono piccole aziende sparse sul territorio e specializzate in specifiche lavorazioni. «Nel giro di qualche anno, per poter continuare a rifornire le grandi aziende, anche le piccole dovranno presentarsi a emissioni zero», prevede Terzi. Il risultato globale di una grande azienda, infatti, è la somma di tutte le attività che vi contribuiscono, comprese quelle dei piccoli fornitori.

Giunta alla terza edizione, la ricerca mette in evidenza il ruolo strategico delle scelte energetiche e ambientali, specie in un contesto sempre più complesso, dove le fonti rinnovabili e la circolarità diventano elementi critici per realizzare strategie di sostenibilità integrate, con l’uso sempre più diffuso di strumenti digitali per l’analisi dei dati, n tema della crisi climatica, che l’anno scorso rimaneva ancora sullo sfondo, quest’anno passa in primo piano in tutte le decisioni in materia di energia e risorse.

Al sondaggio, condotto in partnership con GreenBiz Research, hanno risposto 265 responsabili di energia e sostenibilità in aziende con oltre 250 milioni di dollari di fatturato.

La ricerca mostra che le strategie per la gestione dell’energia e delle risorse si stanno evolvendo in relazione alla crescente volatilità del mercato e sulla base delle nuove tecnologie: il 60% degli interpellati sta valutando l’uso di energie rinnovabili — prodotte «on site» o altrove — come strategia da adottare nei prossimi tre anni, per gestire la volatilità, e il 30% già le utilizza. Nell’ultimo anno, più aziende hanno investito in tecnologie digitali per ridurre questa complessità: una percentuale doppia di interpellati (37%) rispetto al report del 2019 ha dichiarato di usare strumenti IoT come contatori intelligenti, sensori e altre componenti smart.

Emerge anche l’evoluzione del top management, che sta cominciando a capire i vantaggi della battaglia a favore del clima: migliore reputazione, nuovi prodotti e maggiore competitività dagli investimenti in quest’area. La questione ambientale, infatti, è uno dei principali driver dei programmi di gestione energetica delle grandi aziende (51,5%) e la crisi del clima è considerata il principale rischio di cui tener conto nelle scelte sugli approvvigionamenti di energia e altre risorse (58%). Il 70% degli interpellati, quest’anno, dichiara di avere stabilito obiettivi in termini energetici 0 di sostenibilità e di averli resi pubblici, contro il 57% del report 2019.

di Elena Comelli

(da L’Economia del Corriere della Sera del 20 luglio 2020)

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