L’apertura di un Centro nazionale di Innovazione e Cultura all’estero a San Francisco (Italian Innovation and Culture Hub) è senza dubbio la notizia del mese o forse del decennio, visto che è che da tanto tempo che si lavora al progetto, portato a termine dal Console Lorenzo Ortona (che ha capitalizzato lo sforzo dei suoi predecessori Marcelli e Battocchi) e dall’ambasciatore Armando Varricchio, entrambi agli ultimi giorni dei rispettivi mandati.

La visita in Silicon Valley del presidente Mattarella nel 2019 aveva decisamente accelerato il senso di urgenza per una presenza più visibile dell’innovazione italiana nella Bay Area (qui dettagli e commenti).

Iconicamente posizionato nello storico quartiere italo-americano di North Beach, l’IICH riunirà in un unico spazio due realtà pubbliche già esistenti (l’Istituto di Cultura e l’Agenzia ICE con il desk per l’attrazione degli investimenti guidato dall’ottimo Alberto Acito) e nei piani dovrebbe ospitare il nuovo Centro di innovazione per l’Italia.

Qui il condizionale è d’obbligo in quanto la capacità di un avamposto nazionale dell’innovazione di produrre risultati dipende da una serie di fattori e condizioni.
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di Alberto Onetti

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