La proposta della Commissione Europea di modificare in senso restrittivo la legislazione sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio ha generato un’accesa discussione tra favorevoli e contrari. Anche Coldiretti, nell’ambito di “Tuttofood” ha voluto dire la sua.

Nella cornice di “Tuttofood”, la fiera B2B milanese per l’ecosistema agro-alimentare che è andata in scena tra l’8 e l’11 maggio, con la partecipazione di oltre 80 Paesi, in cui viene consegnato anche un “Premio packaging” all’interno dei Better Future Awards, Coldiretti ha presentato l’altra faccia della medaglia della proposta di fine 2022 di Regolamento sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio presentata dalla Commissione Europea.

Rendere gli imballaggi totalmente riciclabili
Obiettivo della proposta è far fronte a questa crescente fonte di rifiuti e alla frustrazione dei consumatori. In media, ogni europeo produce quasi 180 kg di rifiuti di imballaggio all’anno. Gli imballaggi sono tra i principali prodotti a impiegare materiali vergini: il 40% della plastica e il 50% della carta utilizzate nell’UE sono infatti destinati agli imballaggi. Se non si agisce, entro il 2030 l’UE registrerebbe un ulteriore aumento del 19% dei rifiuti di imballaggio e, per i rifiuti di imballaggio di plastica, addirittura del 46% mettendo il settore degli imballaggi sulla cattiva strada per conseguire la neutralità climatica entro il 2050.

Veniamo alle note considerate “dolenti”. Per affrontare il problema degli imballaggi giudicati inutili saranno vietate alcune forme di imballaggio, ad esempio quelle monouso per cibi e bevande consumati all’interno di ristoranti e caffè, quelle monouso per frutta e verdura, flaconi in miniatura per shampoo e altri prodotti negli hotel. Molte misure sono volte a rendere gli imballaggi totalmente riciclabili entro il 2030; ciò include la definizione di criteri di progettazione per gli imballaggi, la creazione di sistemi vincolanti di vuoti a rendere su cauzione per le bottiglie di plastica e le lattine di alluminio e chiarire quali tipologie molto limitate di imballaggi dovranno essere compostabili, in modo che i consumatori possano gettarli nell’organico. Vi saranno inoltre tassi vincolanti di contenuto riciclato che i produttori dovranno includere nei nuovi imballaggi di plastica. In pratica al supermercato non vedremo più buste di insalata, pacchetti di pomodori e confezioni mono uso di frutta di peso inferiore a 1,5 chilogrammi.

Una minaccia per l’Italia? Occorre una visione flessibile
Prendere una posizione è molto complesso. Quando ci si trova a leggere i punti di vista di alcune associazioni di categoria, già in difficoltà, in effetti si fa fatica a schierarsi al 100% a favore della proposta. Ma d’altronde non si può pensare di continuare a produrre tutti questi rifiuti. I fattori che ruotano intorno a questa proposta sono numerosi (toccano anche temi come il marketing) nonché gli attori coinvolti in tutta la catena del valore e le motivazioni per sostenere l’una o l’altra tesi sono allo stesso modo valide e documentabili.

Si intravedono però due parole centrali: spinta (all’innovazione) e proporzionalità. Con riferimento al primo aspetto ci troviamo di fronte a: sfida della revisione, in tempi molto stretti, del modello di business e della riconversione del packaging versus opportunità di ricerca di materiali innovativi che possano far contente aziende ed Europa. Per il secondo fattore è fondamentale a livello istituzionale “non fare di ogni erba un fascio” e permettere ai singoli Stati di premiare i settori già virtuosi, che ad esempio in Italia costituiscono un ottimo esempio evitando di smontare anni di R&D e di comprovata efficienza nel campo.

L’obiettivo è, come sempre, trovare un equilibrio tra il bene del Pianeta e il supporto alle famiglie che lavorano in queste industrie, con un occhio alle capacità di acquisto dei consumatori che potrebbero dover pagare un prezzo più alto per coprire i costi delle imprese.

di Ylenia Esther Yashar

(da CSRoggi Magazine – Anno 8 – n.2 – Aprile/Maggio 2023; pag. 52)

(foto: © shutterstock)

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