Il welfare ambrosiano ha un profilo unico ed originale nel panorama italiano ed europeo, è una infrastruttura essenziale per lo sviluppo di Milano ed è il frutto dì un’alleanza tra Istituzioni locali e società civile che stiamo praticando per mantenere elevato il grado di coesione e di inclusione della nostra società.
Accanto ad un’amministrazione comunale che ha aumentato la spesa pubblica (in controtendenza rispetto alle altre grandi metropoli del nostro Paese) e che punta decisamente sul dialogo e sulla ricomposizione del patto di cittadinanza tra i diversi strati sociali e i diversi territori e attori della città vi sono alcuni altri protagonisti, sussidiari ma non secondari.
In primo luogo il Terzo settore (nelle sue molte forme e sfaccettature), da sempre in prima fila nell’anticipare le risposte ai nuovi bisogni, nel darsi da fare anche con mezzi propri e con milioni e milioni di ore di volontariato qualificato ed appassionato, capace di gestire oltre l’8o% dei servizi alla persona del Comune. In secondo luogo il vasto mondo della filantropia, costituto dalle diverse fondazioni di origine bancaria, da quelle «d’Impresa» e da molte altre di diversa natura che ha caratteristiche uniche ed originali (per generosità e competenza) e che festeggia in questi giorni l’arrivo della sua ultima nata, la Fondazione Comunitaria di Milano.
Sempre più rilevanti ed in costante crescita sono poi i programmi di welfare aziendale che offrono servizi e che per numeri e qualità vedono ancora una volta Milano prima nella classifica italiana. Infine ultima, ma non per ordine di importanza, è la coprotagonista che ha le radici più antiche ed è quella rappresentata dall’insieme di «opere benefiche» realizzate e messe in campo direttamente dalla realtà ecclesiale. Se questi sono gli attori che rendono unica la «compagnia sociale milanese», il frutto del loro, del nostro lavoro è un evidente contributo ad elevare in termini sostanziali la qualità della vita soprattutto dei ceti popolari e medi impoveriti. Come è stato riconosciuto ultimamente da coloro che hanno assegnato a Milano il primato proprio in materia di «ben vivere».
Il dato che tengo tuttavia ad evidenziare è che tutti questi protagonisti dialogano e collaborano in questa stagione della città. E questo è un valore senza prezzo che va custodito con cura. I luoghi dove ci si incontra, a partire dalla consapevolezza del differenti ruoli, per pensare al bene comune devono essere sempre più oggetto della nostra riflessione. Dobbiamo porre grande attenzione ai processi di integrazione e di costruzione di visioni condivise, per non disperdere le energie, per ridurre al minimo le contraddizioni ed i conflitti, per aumentare al massimo l’efficacia dell’azione. Non ci sono istruzioni per l’uso per questo gioco inedito: ma investire tempo, intelligenza, e passione su questo ambito e livello del confronto è, a mio avviso, davvero molto utile e gravido di nuovi buoni frutti per il domani.
di Paolo Petracca
presidente Acli Milano
(foto: woodleywonderworks-flickr)
(da BuoneNotizie – L’impresa del bene – Corriere della Sera del 12 febbraio 2019)
