E’ già un po’ di tempo che si ha sentore del fatto che il “pensiero sostenibile” stia attraversando non poche difficoltà. Abbiamo tutti presente le risatine, i commenti seccati, gli occhi rivolti al cielo degli interlocutori quando si parla di rispetto dell’ambiente, di benessere collettivo, di inclusione, di equità e giustizia sociale, di solidarietà… tutti concetti alti che fanno venire l’orticaria a chi pensa che i problemi, quelli veri, siano altri.

È un’avversione che è partita dal basso: “che noia e che fastidio sentire questi che mi dicono […]

(leggi l’articolo di Lupa Solitario qui sotto, oppure da CSRoggi Magazine – n.1 – Anno 10 – Gennaio/Febbraio 2025; pag. 47)

Lupa Solitario

E’ già un po’ di tempo che si ha sentore del fatto che il “pensiero sostenibile” stia attraversando non poche difficoltà. Abbiamo tutti presente le risatine, i commenti seccati, gli occhi rivolti al cielo degli interlocutori quando si parla di rispetto dell’ambiente, di benessere collettivo, di inclusione, di equità e giustizia sociale, di solidarietà… tutti concetti alti che fanno venire l’orticaria a chi pensa che i problemi, quelli veri, siano altri.

È un’avversione che è partita dal basso: “che noia e che fastidio sentire questi che mi dicono come mi devo comportare con gli altri, che mi spiegano come maestrini come e quanta energia devo consumare, come mi devo muovere negli spazi cittadini e no, che vogliono perfino impormi il tipo di automobile che devo comprare”.

E che poi ha preso piede sempre più anche verso l’alto: l’avvento e il successo un po’ ovunque del populismo – avvantaggiato dall’esercito dei social – ha fatto sì che i potenti, o almeno molti di loro, abbiano deciso di assecondare, anzi di cavalcare alla grande questo dissenso che, forte di questo nuovo sostegno, si sta allargando sempre più, in un vortice che sembra non avere fine.

Inutile fare nomi e cognomi, sappiamo tutti chi sono, oggi, i più grandi nemici della sostenibilità, intesa nel senso più ampio immaginabile. Quello che non sappiamo più, invece, è chi sono i difensori di questo pensiero, di questa scelta di vita che solo qualche anno fa sembrava essere devastante, essere in grado di segnare in positivo il futuro dell’umanità, e che rischia oggi, invece, di essere messa in un canto.

Chi sono i difensori della sostenibilità, oggi? Non lo sono più i giovani, che sono stati bollati come viziati, irresponsabili, spesso anche fuorilegge. Il loro movimento di opinione – uno dei fenomeni più preziosi e limpidi tra quelli che si sono sviluppati negli ultimi anni tra le generazioni giovanili – è stato sbeffeggiato, isolato e a volte anche manganellato.

Non lo sono, difensori della sostenibilità, le “persone comuni”, prese come sono a combattere le loro battaglie giornaliere, bombardate da un’informazione spesso pilotata e sapientemente indirizzata: “Noi facciamo fatica a sopravvivere e questi ci parlano di rispetto per le diversità…”.

Non lo è la maggior parte dei politici, soprattutto quelli che – in varie parti del mondo – stanno mettendo in atto azioni e stanno attuando provvedimenti che ci riporteranno indietro di varie decine di anni, con la cancellazione di diritti e valori conquistati a fatica e dopo dure battaglie.

E allora, chi sono i difensori della sostenibilità, oggi? Lo sono i cattedratici, i pensatori idealisti, alcuni industriali e manager illuminati, qualche giornalista, qualche influencer dell’ultima ora. persone che lavorano in buona fede, anche, ma che, prese una a una, poco possono incidere sul futuro delle decisioni che riguardano il futuro dell’umanità. Presto anche loro, se l’andazzo resterà questo, saranno sbeffeggiati, isolati e perché no, a volte anche manganellati.

A meno che non si compattino e riescano a diventare una forza di opinione capace di essere ascoltata e seguita dalle persone di buona volontà. Ecco, questa è la speranza per il movimento a favore della sostenibilità: che questo momento, difficile come non mai, diventi uno stimolo per fare di più, per essere più concreti, più vicini alla gente comune e alle sue esigenze.

Che queste persone, i difensori della sostenibilità, insomma, escano dal loro castello dorato e si sporchino le scarpe con il fango che inzacchera le scarpe delle persone “normali”. Proprio come già fanno, oggi, molti rappresentanti, spesso volontari, del Terzo settore. Imparino con umiltà da loro, seguano il loro esempio, è questo il momento di farlo, già domani potrebbe essere troppo tardi (e chi già lo fa, lo faccia ancor di più).

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