Secondo me
Spesso parlando di CSR si fa riferimento ai “17 gol 2030” (i 17 obiettivi per l’anno 2030) che l’ONU ha indicato come risultati imprescindibili, che il mondo si deve porre, per raggiungere il non piccolo risultato di far sì che questo Pianeta possa cercare di sopravvivere ai dissennati comportamenti dei suoi abitanti.
Si tratta di non trascurabili o banali cose. Solo per ricordarne alcune: la lotta alla povertà, l’energia pulita, l’innovazione dell’industria, la riduzione delle disuguaglianze e altri tredici obiettivi di questo livello.
Io, con l’avvento del 2019, forse mi sono montato la testa e voglio proporre all’ONU di aggiungerne un diciottesimo: la cancellazione delle parole ostili.
Credo che tutti ci siamo resi conto che il periodo in cui viviamo ci pone davanti a una situazione che parecchi di noi non ricordavano di aver vissuto in modo così estremo: l’aggressività.
Non mi avventuro a fare l’esame del perché: colpa dei nuovi media (internet su tutti), colpa delle tensioni sociali, colpa della situazione economica. Non so. Mi limito a constatare che anche il linguaggio ha la palese evidenza di un comportamento non adeguato a un qualche cosa che sia relazionato con la Sostenibilità.
E allora mi sono detto: «Perché non cominciamo dal linguaggio?».
E ho intrapreso qualche ricerca su internet. E, come spesso succede, quando tu hai un’idea che ti sembra buona, trovi che qualcuno prima di te ci ha già pensato.
Così ho scoperto che esiste un’associazione, “Parole O_Stili”, nata a Trieste nel luglio 2017.
“Parole O_Stili” sensibilizza, responsabilizza ed educa, soprattutto gli utenti della Rete, a praticare forme di comunicazione non ostile.
Si rivolge a tutti i cittadini consapevoli del fatto che “virtuale è reale”, e che l’ostilità espressa in Rete può avere conseguenze concrete e permanenti nella vita delle persone.
“Parole O_Stili” lavora con le scuole, le università, le imprese, le associazioni e le istituzioni per diffondere pratiche virtuose della comunicazione in Rete.
L’associazione ha osservato che si può tendere a una comunicazione consapevole e non ostile.
I fenomeni del cyberbullismo, degli insulti e delle bufale sul web sono sempre più forti, per questo è necessario aprire una riflessione sui nostri comportamenti online e sulla necessità di riappropriarci delle parole.
Per dare qualche indirizzo è stato realizzato “il Manifesto della comunicazione non ostile”, un nuovo punto di partenza per contrastare la violenza sul web.
Le parole vanno scelte con cura sui social network, non possiamo sentirci deresponsabilizzati dall’uso di uno smartphone o di un pc per relazionarci con gli altri e non possiamo lasciare spazio a insulti e alla violenza, anzi dobbiamo puntare a isolare questi fenomeni. Sui social network ci relazioniamo con tutti sullo stesso piano: dall’ex compagno di banco, all’istituzione, al politico, fino al grande brand ma questo non ci autorizza a non rispettare gli altri e le regole che questi stessi strumenti hanno.
Quello che è nato da “Parole O_Stili” è un manifesto, in 10 punti, dove vengono riportate delle regole (o linee guida) da usare nella comunicazione online (e offline):
- Virtuale è reale
Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona.
- Si è ciò che si comunica
Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano.
- Le parole danno forma al pensiero
Mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso.
- Prima di parlare bisogna ascoltare
Nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà e apertura.
- Le parole sono un ponte
Scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri.
- Le parole hanno conseguenze
So che ogni mia parola può avere conseguenze, piccole o grandi.
- Condividere è una responsabilità
Condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi.
- Le idee si possono discutere
Le persone si devono rispettare. Non trasformo chi sostiene opinioni che non condivido in un nemico da annientare.
- Gli insulti non sono argomenti
Non accetto insulti e aggressività, nemmeno a favore della mia tesi.
- Anche il silenzio comunica
Quando la scelta migliore è tacere, taccio.
Io mi sono iscritto all’Associazione.
Ugo Canonici