La direzione, da intraprendere al più presto per fronteggiare sfide ambientali e socioeconomiche del tutto inedite, è quella di una rinnovata concezione della responsabilità sociale d’impresa, che sappia uscire dai vecchi schemi e modificare dalle fondamenta l’idea stessa di business, nell’interesse dell’ambiente e della società.

Decisivo, sul tema, il ruolo della rendicontazione agli stakeholder, che deve evolvere e indicare le intersezioni fra gli obiettivi dell’azienda e le priorità delle comunità.

L’evoluzione nel reporting in ottica CSV

Il reporting delle imprese deve evolvere e indicare le intersezioni fra gli obiettivi dell’azienda e le priorità delle comunità. Con questo spirito, la multiutility Hera ha introdotto la misurazione del MOL “a valore condiviso” nel suo reporting, perfezionando l’integrazione della sostenibilità nel proprio core business e contribuendo così a cambiare la cultura d’impresa.

Nel 2016 Hera ha avviato il percorso teso a disegnare l’approccio di Gruppo alla Creazione di Valore Condiviso (CSV). Sullo sfondo dell’ispirazione fornita da Porter e Kramer, Hera è pervenuta a una propria definizione di CSV coerente con la natura del proprio business, caratterizzato dagli elementi fondamentali dell’ambiente (acqua, materia, energia). Per Hera si giunge a Creare Valore Condiviso quando le attività di business che generano margini operativi per l’azienda rispondono anche ai driver dell’”agenda globale”, ossia a quelle call to action per il cambiamento verso una crescita sostenibile, indicate dalle politiche a livello mondiale, europeo, nazionale e locale.

Hera potrà decidere quanto e come aumentare il Valore Condiviso generato, agendo sulla sovrapposizione tra business e priorità dell’”agenda globale” e interpretando nel tempo la missione e i principi fondanti dell’impresa, in un confronto continuo con il proprio consiglio di amministrazione e i soci.

Un nuovo approccio alla responsabilità sociale d’impresa

Con questa definizione di CSV, il Gruppo Hera fissa il suo nuovo approccio alla responsabilità sociale d’impresa che prevede non solo la sua integrazione nelle attività di business (“cosa” e “come”), ma anche nel “perché” dell’impresa, diventando il faro per ispirare la strategia e guidare l’innovazione, con effetti più positivi e diretti su competitività e reputazione.

Le attività e i progetti che migliorano le performance di sostenibilità sociale e ambientale (tipiche della CSR reattiva) vengono certamente mantenute, ma il nuovo approccio apre anche a progettualità strategiche capaci di far evolvere la catena del valore dei diversi servizi e i modelli di business, restituendo il profilo di un’impresa che salda la propria crescita alle priorità e agli interessi più urgenti della società in cui opera (CSR strategica).

Il nuovo approccio si è tradotto in passi operativi, che hanno coinvolto il reporting CSR, il Piano industriale e il sistema incentivante del management.

Il primo passo è stato quello di comprendere l’”agenda globale”, le sue sfide e le sue opportunità che è stata sintetizzata in tre ambiti di intervento per Hera: uso intelligente dell’energia, uso efficiente delle risorse, innovazione e sviluppo del territorio.

Il secondo passo è stato quello di ridisegnare la comunicazione non finanziaria nella nuova prospettiva CSV, dando nuova attuazione al principio per il quale possiamo migliorare solo ciò che riusciamo a misurare.

L’elemento distintivo introdotto per la prima volta nel 2016 è proprio la quantificazione del Margine operativo lordo generato dal Gruppo attraverso attività e progetti che rispondono alle priorità dell’”agenda globale”. Nel 2018 il Mol “a Valore Condiviso” risulta pari a 375,2 milioni di euro (pari al 36% del totale), in incremento del 14% rispetto all’anno precedente.

Il terzo passo, non meno decisivo, è stato quello di fare confluire il nuovo approccio nella strategia del Gruppo, facendolo diventare il cuore pulsante di ogni attività in cui l’azienda è impegnata. Il Piano industriale 2018-22, infatti, è stato costruito affinché il 40% del Margine Operativo Lordo al 2022 derivi da attività di business che rispondono alle call to action identificate.

Evoluzione da CSR a CSV, un’opportunità da cogliere

Per concludere, l’evoluzione da CSR a CSV rappresenta un’opportunità che le imprese sono chiamate a cogliere per riuscire a corrispondere davvero al “moral purpose of business” richiamato da Porter e Kramer. Senza archiviare le buone pratiche della CSR di tipo reattivo, si tratta dunque di fare un ulteriore passo in avanti.

Le urgenze sociali e ambientali che ci troviamo ad affrontare, unite ai movimenti come il Global Compact, esigono infatti un cambio di passo e impongono una “conversione” di ogni attore del sistema economico, affinché siano sfruttate tutte le opportunità di creare Valore Condiviso che sono a disposizione del mondo imprenditoriale.

Il reporting delle imprese può essere un valido strumento per guidare e contribuire a questo processo di cambiamento, ponendosi nei confronti dei diversi stakeholder in una modalità più attuale e sempre più trasparente, coinvolgente e consapevole.

a cura di Marco Taverna

(da CSRoggi Magazine, anno 4, n.5, Dicembre 2019, pag. 32)

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