Il punto del Direttore
In questo periodo abbiamo sentito tante volte parlare degli EURO BOND che l’Unione Europea avrebbe dovuto emettere per sostenere l’economia degli stati membri azzoppati dal Covid–19.
Sappiamo che tale scelta non è stata possibile per l’opposizione di alcune nazioni.
Altre obbligazioni rivestono un grande interesse: i Green Bond.
Anzi si potrebbe ben dire che l’UE ha incoraggiato e incoraggia questa forma di investimento, che può essere lanciato dagli stati e identicamente dalle aziende.
Però per essere Green Bond occorre che vengano rispettati certe regole che forse non tutti sanno, ed è un bene riassumerle.
Le “Obbligazioni Verdi” (fonte La Borsa di Milano) sono strumenti finanziari come tutti gli altri. Hanno una particolarità, devono essere emessi con un legame a progetti che hanno un positivo impatto ambientale, come l’efficienza energetica, la produzione di energia da fonti pulite, l’uso sostenibile dei terreni, ecc.
Recentemente la Commissione Europea ha enfatizzato la potenzialità e il funzionamento del mercato dei Green Bond presentando un pacchetto di misure intitolato “Energia pulita per tutti gli europei” in cui si prevede che dal 2021 saranno necessari altri 177 miliardi di euro all’anno per raggiungere gli obiettivi individuati dalla Agenda 2030 dell’ONU.
Le differenze che caratterizzano i Green Bond dalle altre obbligazioni si possono riassumere così:
- va selezionato il progetto da finanziare;
- i proventi devono essere vincolati al progetto selezionato; il denaro deve essere depositato su conto vincolato e trasferito ad un portafoglio specifico; vi deve essere comunque un tracciato per ogni spostamento;
- deve essere realizzata almeno una volta l’anno una rendicontazione dell’utilizzo dei proventi indicando i progetti per cui vengono usate le risorse;
- ci deve essere la second opinion, ovvero un revisore esterno deve certificare documenti ed obiettivi.
A caratterizzare i Green Bond a livello internazionale è stata l’ICMA ovvero la Associazione Internazionale dei Mercati di Capitali.
Vi sono pareri discordanti sulla nazione che per prima ha emesso i Green Bond mentre si è concordi che la prima emissione è avvenuta da parte della Banca Europea degli Investimenti nel 2007.
Dicono che la Polonia ha lanciato una obbligazione verde per 750.000 euro nel 2016. La Francia un mese dopo ha fatto un investimento di 7 miliardi di euro.
Emissioni di Bond verdi sono giunte da ENEL, INTESA SANPAOLO, FERROVIE DELLO STATO E CDP.
Se aziende italiane hanno creduto al Green Bond, lo Stato italiano, al 15 marzo del 2020 non ha emesso Obbligazioni Verdi. Cosi la piattaforma “#Aiutiamoci ,che offre uno sguardo complessivo sugli investimenti e sul MES parla del Tesoro e dei Green bond . “Attesa con trepidazione è anche la possibile emissione di un titolo di Stato Green coerente ai principi ESG, al fine di raccogliere fondi destinati a finanziare progetti a beneficio dell’ambiente mediante ricorso a risorse del bilancio statale” La preferenza verso i BTP è ormai consolidata.
Ritorniamo ai Green Bond che piacciono sempre più: aiutano gli investimenti sostenibili, e garantiscono ritorni interessanti.
La qualità della Obbligazione Verde è in ogni modo interessante
Non v’è dubbio che l’investimento appare più trasparente. Ed è proprio questa caratteristica che dovrebbe spingere il Tesoro a:
- fare progetti;
- vincolare i quattrini al progetto;
- rendicontare;
- fare la revisione.
Non fatichiamo infatti ad immaginare tanti progetti ed investimenti con denari buttati e mai finanziati fino in fondo. I Green Bond hanno caratterizzazioni molto ferme.
Infine la trasparenza è merce rara.
I volumi di investimenti in Obbligazioni Verdi sono cresciuti in Europa.
Nel 2019 i Paesi Bassi hanno fatto un investimento di 6 miliardi di euro per sviluppare progetti per soluzioni mirate a minimizzare gli effetti di cambiamenti climatici.
In Italia sarebbe davvero interessante una simile operazione.
E.ON nel 2019 ha fatto una importante emissione di 1,5 miliardi di euro per investimenti in contatori smart e progetti di energia rinnovabile.
I Governi sono ancora indietro. Ci sono esempi virtuosi e questi stanno smuovendo gli apparati.
L’Unione Europea attraverso il gruppo di esperti (Technical Expert Group – TEG) ha presentato la sua ultima tassonomia. Incentrata sull’ambiente, include tra le attività classificate come eco-sostenibili: quelle che soddisfano almeno uno dei seguenti obiettivi:
- Mitigazione dei cambiamenti climatici (Riduzione delle emissioni di gas serra);
- Adattamento al cambiamento climatico;
- Uso sostenibile dell’acqua;
- Economia circolare;
- Prevenzione dell’inquinamento;
- Protezione della biodiversità.
Per essere allineate alla tassonomia, le suddette attività dovranno inoltre dimostrare di non impattare negativamente sui restanti obiettivi e di rispettare i prerequisiti di Responsabilità Sociale di Impresa e tutela dei Diritti umani, stabiliti dalle linee guida OCSE e dalle Nazioni unite.
Ora si comprende meglio perché i Green Bond avranno un futuro più stabile.
Un contenuto positivo. Un obiettivo verificabile e chiaro per tutti. Trasparenza gestionale. Si aggiunga un contesto internazionale teso al bene comune e alla tutela del pianeta, delle risorse e della energia.
I rischi negli investimenti ci sono sempre. L’obiettivo dei Green Bond è chiaro. Una risorsa ed una via nuova tesa per vivere meglio tutti!
Bruno Calchera
Direttore Responsabile