I green bond, le obbligazioni emesse per finanziare progetti ambientali, hanno eroicamente resistito alla for­za del Covid-19 e si propongono come protagonisti nel mondo degli investi­menti, già nella fase della ripresa. In tempo di pandemia, con la volatilità alle stelle e l’avversione al rischio che ha as­salito tutti, la finanza sostenibile, ha sofferto meno degli strumenti tradizionali. In parte perché il coronavirus sembra aver accentuato la sensibilità ai proble­mi ambientali e in parte perché si è compreso che la ripresa poggia su un’economia sostenibile.

«Nella fase più critica dell’epidemia, infatti, le obbligazioni verdi hanno resi­stito meglio all’allargamento degli spread», spiega Bertrand Rocher, portfolio management e senior credit analyst di Mirava, (affiliata di Natixis Im), che gestisce tre fondi che investono in green, social e sustainable bond, con un patrimonio di 950 milioni.

Per investire in progetti ambientali, ol­tre alle obbligazioni, i risparmiatori possono contare su ima ventina di fon­di; su due Etf ( Exchange traded fund) quotati su Borsa Italiana ( il Lyxor Green

Bond e il Franklin Liberty Euro Green Bond ) e su due fondi indicizzati non quotati ( il Csif Lux Green Bond Global Blue e l’iShares Green Bond Index Fund). Tutti prodotti che durante la pandemia sono stati premiati dai risparmiatori. Secondo Morningstar, i fondi Esg (Environmental, social, gover­nale), di cui fanno parte anche i portafogli specializzati in green bond, nel pri­mo trimestre (ultimo dato disponibile), a livello globale, hanno raccolto 45,6 miliardi di dollari ( di cui 33 miliardi in Europa), contro riscatti netti per 384,7 miliardi dei fondi tradizionali. Stesso trend per gli Etf Esg. «Nei primi cinque mesi di quest’anno — spiega Vincenzo Saccente, head of sales per i Lyxor Etf— in Europa, gli Etf Esg, che comprendono anche i replicanti di green bond, hanno raccolto 10,6 miliardi di euro. Il nostro Etf Green bond è cresciuto fino a 300 milioni di patrimonio e ha continuato a registrare performance positive: da inizio anno all’11 giugno, nonostante il coronavirus, è salito dell’1,2%».

Un’emergenza ambientale, da affrontare con urgenza, che nel prossimo decennio secondo l’Osservatorio di Mira­va richiederà circa 500 miliardi di dolla­ri all’anno. «Tutto ciò lascia prevedere che il mercato dei green bond avrà un forte sviluppo, già in questa fase di ri­presa — aggiunge Rocher —. Entro quest’anno prevediamo, a livello globa­le, emissioni per 335 miliardi di dollari, ovvero 35 in più del 2019». Si stima una crescita significativa anche per il merca­to italiano dei green bond che finora ha realizzato numeri più bassi rispetto ad altri paesi, nonostante, nel 2019, gli emittenti siano quadruplicati. Secondo Muova, durante lo scorso anno, nel nostro Paese, sono state emesse obbligazioni verdi, sociali e sostenibili per un controvalore complessivo di 13,8 miliardi di dollari (di cui 10,2 in green bond). Cifre modeste se confrontate con quelle degli Usa ( 63,6 miliardi di dollari, di cui quasi 59 in green bond ); Francia (34,6 miliardi, di cui 31,3 green bond); Ger­mania (26,2 miliardi di cui quasi 22,5 in green bond) e Paesi Bassi (20,7 miliardi di cui quasi 16 in green bond).

I motivi

La maggiore sensibilità ai problemi ambientali e climatici non è l’unico motivo del successo previsto per i prodotti Esg. È anche una questione di aziende: «Ritengo — aggiunge Bram Bos, lead portfolio manager green bond di Nn ip che gestisce tre fondi green bond, con asset per 2,3 miliardi di euro — che sia ormai chiaro a tutti che nel futuro sopravviveranno solo le aziende che investono nella transizione verso l’econo­mia sostenibile, mentre le imprese che non incorporano nella propria strategia i rischi del cambiamento climatico, diventeranno presto obsolete».

di Patrizia Puliafito

(da L’Economia del Corriere della Sera del 22 giugno 2020)

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