Una Fase 3 tutta in legno. Solidale e certificato. Da tuia catastrofe ecologico-economica, infatti, nasce una filiera di aziende del legno che sta lanciando prodotti innovativi anti Covid-19. Il disastro è datato fine ottobre 2018: la tempesta Vaia abbatte oltre 20 milioni di alberi distribuiti su 41mila ettari di terreno del Triveneto. L’effetto è così fatale, perché in quei boschi gli alberi sono tetragoni ai venti del nord, ma sprovveduti con uno Scirocco a 200 chilometri all’ora. Alla fine, il danno economico prodotto è di 1,7 miliardi di euro.

Che fare allora di quegli otto milioni di metri cubi di legname? Restando a terra marciscono, preda di parassiti e insetti che, ben nutriti, attaccano anche le piante ancora vive. Ecco che allora le imprese certificate Pefc (Programme for endorsement of forest certification) – qualcosa di simile al marchio Bio in agricoltura, che traccia la provenienza del legname e verifica la sua gestione sostenibile – hanno puntato sul materiale Vaia, inventandosi prodotti contro il persistere del Coronavirus.

«Allo stato attuale – spiega il segretario generale del Pefc, Antonio Brunori – quel legno è stato riutilizzato per il 50%, ne resta quindi una grande quantità di cui le nostre aziende possono avvalersi. Non si tratta solo di produrre soluzioni innovative di distanziamento sociale in legno certificato, ma anche di ricorrere a legname totalmente locale, tenendo conto che in Italia dipendiamo per l’80% del bisogno dalle importazioni».

I casi virtuosi sono tanti, tutti con l’etichetta «La montagna che aiuta il mare e la città». A cominciare da Legnolandia, impresa friulana di Forni di Sopra. «Da sempre creiamo biocostruzioni – spiega il presidente Marino De Santa – e oggi, con il materiale Vaia, abbiamo realizzato postazioni ombrellone totalmente in legno solidale e tessuto traspirante. Sedici metri quadri in cui inserire lettini e tavolini, accessibile anche alle persone con disabilità. Le stiamo istallando sulle spiagge di Grado, Lignano Sabbiadoro, Bibione, Jesolo e molte altre». Così da Aschieri-De Pietri, azienda cremonese di Casalmaggiore: «Stiamo reinventando i prodotti per adattarli – commenta l’amministratore delegato Marco Aschieri – alle necessità attuali di riduzione dei contagi. Così è nata la nostra linea dei sistemi protettivi per negozi e uffici: strutture in abete Pefc e plexiglass, senza viti, facili da assemblare e smontare».

Smart working nel bosco
E ancora alla Fattoria del legno, azienda vicentina di Cabrano: «La nostra proposta? Fare lavoro agile – spiega il titolare Andrea Zenari – in mezzo al bosco. Si prenota un tavolo in legno solidale e si fa smart working in pieno relax. E per le attività in aree geografiche diverse dalla nostra, i tavoli attrezzati in legno Vaia possono essere collocati nelle aree esterne degli uffici e dei co-working, aumentando così le postazioni disponibili». Infine, la Palm di Viadana (Mn): «Stiamo producendo pallet in legno Pefc – racconta il presidente Primo Barzoni – destinate alle filiere agroalimentari, farmaceutiche, biomedicali, ai presidi medici e alle aziende del personal- care. Un’attività mai interrotta neanche durante il lockdown».

di Enzo Riboni

(da Buone Notizie – L’impresa del bene del 16 giugno 2020)

(foto:www.walter.bz)

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