Convegno organizzato da CONAI a Milano e COP30 in Brasile: le conclusioni affermano una volta di più che l’economia circolare è una componente essenziale per mitigare i cambiamenti climatici, promuovere la resilienza e raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.

“II futuro della sostenibilità” è il tema del Convegno organizzato da CONAl, il Nazionale Imballaggi, in collaborazione con L’Economia del Corriere della Sera, il 21 novembre scorso in Borsa, Piazza degli Affari a Milano.

Leggi l’articolo di Bruno Calchera qui sotto, oppure da CSRoggi Magazine – n.5 – Anno 10 – Novembre/Dicembre 2025; pag. 24)

 

Bruno Calchera

L’obiettivo dichiarato è stato favorire il dialogo tra istituzioni, imprese e mondo accademico sui nuovi scenari della sostenibilità e sul ruolo strategico di una transizione competitiva per l’economia italiana. Lo scenario proposto insiste sul tema del cambiamento incentrato su integrazione, cooperazione, collaborazione pubblico/privato. L’opzione di prescindere dai temi ambientali – in questa riflessione – è opportuna, anche se risulta quasi impossibile: infatti, come ha dimostrato il dibattito a COP30, il tema “Ambiente” pare essere decisamente ineliminabile.

La discussione del convegno organizzato alla Borsa di Milano ha visto tra i protagonisti: The European House-Ambrosetti con Carlo Cici, la Vice-ministra dell’Ambiente Vannia Gava, Lara Ponti Vice presidente di Confindustria, Letizia Moratti, l’A.D. Giuseppe Lavazza, Maura Latini di Coop e il presidente di Federacciai Antonio Gozzi. Al centro dei lavori Simona Fontana Direttrice Generale di CONAI.

Gestione degli imballaggi e raccolta rifiuti
La gestione degli imballaggi e la raccolta dei rifiuti sono argomenti centrali per lo sviluppo della Sostenibilità.
La gestione dei rifiuti è direttamente connessa anche alla riduzione dei costi attraverso il riciclo. Un dato è sotto gli occhi di tutti: le aziende stanno producendo grandi quantità di rifiuti, ma stanno anche pagando a caro prezzo il privilegio di poterli gettare. Stanno buttando via possibili ricavi? E una domanda che gli imprenditori si pongono.

È la domanda che bussa ogni volta davanti ai costi di smaltimento, di gestione dei rifiuti, della ricerca dell’imballaggio giusto. Anche i prodotti a fine vita – ricondizionati, riparati, rivenduti – possono diventare ricavi.
L’economia circolare è alla porta per porre ogni volta la semplice domanda: come recuperare, come riusare il rifiuto per fare cassa?
Il mercato degli imballaggi nel mondo ha raggiunto quota 1.170 miliardi di dollari. L’unione Europea certifica un tasso di riciclo dei rifiuti del 64%. L’Italia nel 2024 ha raggiunto il 76%.

(Foto di Dennis_TM su Unsplash)

Ridisegnare processi produttivi e modelli di consumo
Ciò dimostra non solo un cammino ma l’evidenza di una strada imboccata che sta dando ottimi risultati. Perché si raggiungano risultati sostenibili e competitivi, occorre una disponibilità alla collaborazione di tutti i players dell’economia e il Governo, rappresentato a questo evento dal Ministro Foti, ha un ruolo importante per facilitare la possibilità di incrementare risultati, già di buona tendenza, attraverso interventi innovativi e probabilmente in linea con il PNRR.

Nel contesto della crescente urgenza climatica, la COP30 ha in programma una riflessione sulla ridefinizione del nostro rapporto con le risorse. Secondo il “Circularity Gap Report 2025”, soltanto il 6,9% dei materiali impiegati a livello mondiale proviene da fonti riciclate, in calo rispetto al 9,1% del 2015. Nonostante l’aumento complessivo dei volumi riciclati – circa 200 milioni di tonnellate in più tra il 2018 e il 2021 – la domanda di materie prime vergini cresce a un ritmo ancora più rapido. Il report dimostra che nemmeno il riciclo spinto al massimo delle capacità tecniche, permetterebbe di colmare il divario: il tasso di circolarità globale salirebbe al massimo al 25%, restando ben lontano da un modello pienamente circolare. Per questo, la transizione non può limitarsi a “chiudere il cerchio” a valle, ma deve ridisegnare processi produttivi, modelli di consumo e logiche di business a monte.

L’incontro del 21 Novembre si è rivelato importantissimo: per CONAI soprattutto, che sta svolgendo un compito decisamente forte e trasversale ai soggetti dell’economia e per ogni realtà aziendale che vuole essere competitiva, per regolare al massimo la richiesta di materiali vergini e concentrarsi su ciò che produce, per incrementare il business con nuove soluzioni.

Le conclusioni di COP30 sono da interpretare: ci sono luci e ombre.
L’assenza degli Stati Uniti, della Cina, della Russia e dell’India, che rappresentano insieme più di 2 miliardi di persone non è indifferente per l’ambiente soprattutto: con l’uso di carbone e altre risorse fossili, che non può essere sostituito immediatamente dall’energia atomica.

In Italia è sembrato “un nuovo modello” quello incentrato unicamente sulla energia elettrica. Non pare anch’essa una soluzione sia per i costi produttivi, sia per la difficoltà di giungere brevemente alla copertura del territorio e per la ricaduta negativa in chiave ambientale. In Cina il regime dittatoriale che ha imposto l’elettricità ha iniziato a vedere i primi risultati solo dopo 10-12 anni.

(Foto di Luba Glazunova su Unsplash)

Le pratiche di riuso sono da incoraggiare
Le conclusioni della COP30 sull’economia circolare affermano che è una componente essenziale per mitigare i cambiamenti climatici, promuovere la resilienza e raggiungere gli obiettivi di sostenibilità. i cambiamenti climatici, promuovere la resilienza e raggiungere gli obiettivi di sostenibilità. Le priorità includono la promozione di un’economia circolare “resiliente e positiva per la natura”, l’integrazione di modelli di produzione e consumo sostenibili e l’incoraggiamento alle imprese ad adottare pratiche circolari fin dalla progettazione. Come avevo premesso, gli impegni più importanti sono riferiti all’ambiente a alla transizione energetica.

Sono auspici. Gli impegni degli stati, la legislazione, ad esempio quella dell’UE con molta fatica potrà imporre linee di indirizzo applicabili ovunque, e allo stesso modo. Così anche i passi per lo sviluppo delle pratiche di riuso e di economia circolare sono da incoraggiare da parte del Governo, e con l’offerta di sostegno legislativo attraverso provvidenze a vantaggio delle aziende grandi, medie e piccole.

Attendiamo con ansia di vedere un provvedimento normativo, che recependo quanto suggerito in Brasile a COP30, dia manifesta attuazione alle buone prassi, attraverso sistemi di incoraggiamento all’economia, invertendo l’attuale stasi con coraggio innovativo per il prossimo quinquennio.

(29 dicembre 2025)

 

 

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