Secondo una recente ricerca di PwC, su cento grandi aziende dell’industria manifatturiera nel mondo, oltre i due terzi utilizza già la stampa 3D, in applicazioni che vanno dalla vera e propria produzione alla prototipazione rapida. IDTechEx Research prevede inoltre che il mercato globale di apparecchiature, materiali, software e servizi di stampa 3D arriverà a valere 31 miliardi di dollari entro il 2029. Non a caso il settore non smette di innovare.
A farlo sono le grandi aziende supportate in moltissimi casi da realtà altamente innovative come la pugliese Roboze, che progetta e produce alcune tra le stampanti 3D più precise al mondo, in grado di stampare con super materiali, con fibra di carbonio e super plastiche pezzi o componenti capaci di resistere a condizioni estreme. Tra i clienti di Reboze ci sono grandi aziende dell’aeronautica, dell’automobilismo (tra le quali Bosch, Leonardo, Dallara, Airbus e General Electric) e persino le principali scuderie di MotoGP e Formula1. Ma i giovani ingegneri del team di Reboze lavorano anche con settori come l’oil & gas e la difesa.
«Gli oggetti realizzati con questi materiali innovativi — dice il fondatore ventottenne Alessio Lorusso, inserito nella classifica 2018 di Forbes dei migliori “under 30” nella categoria industry — sostituiscono i metalli, più pesanti e soprattutto molto più costosi. Le nostre stampanti realizzano non prototipi ma prodotti finiti, che i clienti utilizzano direttamente come componenti».
Roboze basa la sua attività su due modelli di business: «Vendiamo la macchina e il cliente si produce i pezzi in casa, oppure realizziamo componenti su commessa in centri di produzione convenzionati».
Oggi le aziende che lo fanno si trovano in Italia, a Bari e Milano, e in Regno Unito, ma la startup ha intenzione di aprirne una negli Stati Uniti entro il prossimo mese e di arrivare a trenta in tutto il mondo entro fine anno: «Si tratta di aziende che lavorano già nel settore della stampa 3D, che dotiamo delle nostre stampanti includendole nel nostro network». Per velocizzare il processo, l’azienda barese ha chiuso un accordo con la società chimica Solvay: «Usiamo i loro materiali e loro promuovono la nostra tecnologia coi clienti in tutto il mondo», aggiunge Lorusso. Roboze, che è partecipata da Bei e Compagnia di San Paolo, che nel 2018 hanno investito 3 milioni nel suo capitale, ha fatturato un milione di euro nel 2018 e ha chiuso il 2019 superando i 3 milioni di fatturato.
Il prossimo passo dichiarato dall’azienda sarà la creazione di una nuova divisione volta a guidare il settore della tecnologia in ambito medicale. Al momento la società comunica di aver già avviato i lavori di sei progetti di ricerca e sviluppo. Tra questi Roboze ha appena ricevuto approvazione di un progetto regionale del valore di 1,3 milioni di euro grazie al quale, in partnership con Università del Salento, Cnr e l’Ospedale San Raffaele, verrà progettato e costruito il prototipo di un innovativo bio-plotter per la stampa 3D di supporti in materiali biocompatibili e impiantabili. Obiettivo finale, costruire protesi «democratiche», dal momento che questi polimeri hanno costi irrisori rispetto ai metalli leggeri, e personalizzate.
di Giulia Cimpanelli