Con la creazione 10 anni fa del MUFPP (Milan Urban Food Policy Pact), Milano è diventata il punto di riferimento che ha trasformato il cibo in una politica pubblica globale per Comuni, società partecipate, fondazioni, università, Terzo settore, Assolombarda e la grande distribuzione delle catene alimentari. Un’eccellenza mondiale declinata con azioni concrete e senza passerelle rosse o nastri tagliati in pompa magna.
Leggi l’articolo di Cristina Giudici qui sotto, oppure da CSRoggi Magazine – n.5 – Anno 10 – Novembre/Dicembre 2025; pag. 34)
Cristina Giudici
Questa lunga storia che vi raccontiamo affonda le sue radici nel passato, quando nel dicembre del 1900 il Comune di Milano adotta una politica di refezione scolastica. Un pasto per i bambini e le bambine delle scuole destinato a diventare una rivoluzione graduale e mondiale che oggi coinvolge tutti i continenti per creare una filiera di politica alimentare, all’insegna del diritto universale al cibo sano.
Chissà in quanti hanno capito cosa è davvero accaduto al Global Forum del Milan Urban Food Policy Pact che si è tenuto dal 13 al 17 ottobre e ha celebrato anche il decennale dalla sua nascita quando, nel 2015, è stato siglato il Milan Urban Food Policy Pact, (MUFPP) per affrontare le problematiche legate alla riduzione degli sprechi alimentari.
Il Global Forum del Milan Urban Food Policy Pact di ottobre è stata una sorta di Onu del cibo inteso come pasto educativo, investimento sociale e moltiplicatore mondiale delle buone pratiche sulla sostenibilità e ha tenuto insieme tutto: passato e presente, tradizione e innovazione, processi produttivi agricoli a km 0 e globalizzazione, sinergie di quartiere e alleanze internazionali con la medesima visione: ridurre sprechi alimentari e innescare progetti sostenibili.
Milano è diventata la capitale che ha trasformato il cibo in una politica pubblica globale per Comuni, società partecipate, fondazioni, università, Terzo settore, Assolombarda e la grande distribuzione delle catene alimentari. Un’eccellenza mondiale declinata con azioni concrete e senza passerelle rosse o nastri tagliati in pompa magna.
Infatti la vicesindaca Anna Scavuzzo, che fra le tante deleghe ha anche quella fondamentale della Food Policy, parla di un passaggio politico, non di una celebrazione: «Le politiche alimentari sono evolute da visione a strategia, fino a diventare una vera policy urbana. Abbiamo promosso azioni concrete che hanno acquisito forza grazie alla collaborazione fra città che il Patto di Milano facilita e sostiene», ha spiegato a CSRoggi.
«Le città aderenti al Patto di Milano oggi sono oltre 330, più del triplo delle 100 prime firmatarie ed è una grande soddisfazione vedere consolidarsi una rete globale di città impegnate concretamente per promuovere l’accesso a cibo che promuove la salute, garantisce sostenibilità, lotta allo spreco perché la nutrizione è un diritto universale. Città diverse, con bisogni diversi, che lavorano sulla spinta di desideri e necessità dei loro cittadini. Tutto questo lavoro ha un impatto su milioni di persone in tutto il mondo, oltre che sullo sviluppo e la crescita delle città stesse -, sottolinea la vicesindaca -. In dieci anni Milano ha costruito un modello che io preferisco definire un metodo perché ha generato un effetto moltiplicatore globale».
Una fiaba contemporanea che inizia il 19 dicembre del 1900
Riavvolgiamo il nastro. Non al 2015, quando è stata raccolta l’eredità di Expo sulle politiche alimentari e il Comune di Milano in sinergia con la Fondazione Cariplo ha siglato un accordo approvato dal Consiglio comunale per posare le prime pietre della Food Policy ma all’inizio del secolo breve quando viene istituita la refezione scolastica. Fu la prima grande città italiana a farlo.
«Era una scelta avveniristica – ricorda oggi Andrea Magarini, direttore dell’area Food Policy comunale – Il pasto era già allora un gesto di cura verso i bambini e verso ‘intera comunità. Mi piace sempre iniziare da lì per spiegare cosa sono le politiche alimentari». Allora la città era circondata dalla campagna, il sistema economico era basato sull’agricoltura e c’era un tram che trasportava il foraggio da Milano a Brescia, non persone come accade oggi. Un tram che si chiamava come in una fiaba “Gamba di legno”.
Non bastava però servire un pasto buono e sano. Doveva essere anche educativo. Perciò nel 2000 nacque Milano Ristorazione, la società pubblica che oggi prepara più di 80mila pasti al giorno per le scuole con l’obiettivo di offrire alle bambine e ai bambini un pasto sano, buono, educativo e giusto. E la vicesindaca Anna Scavuzzo, guardando a ritroso quel percorso, riassume così gli straordinari progressi ottenuti: «Il tema della refezione scolastica è ora all’attenzione delle Nazioni Unite, del World Food Programme e di molte agenzie globali impegnate contro la povertà grazie anche a un’azione di advocacy pragmatica che le città del Patto hanno portato avanti per anni».
Sin dal 2003 Milano Ristorazione si impegna nella raccolta delle eccedenze di pane e frutta attraverso la collaborazione con alcune realtà milanesi del Terzo settore, tra cui il Banco Alimentare. Quanto raccolto viene poi redistribuito a enti non profit del territorio. Nell’anno 2024 sono state coinvolte 56 scuole e sono stati ritirati oltre 19.700 chilogrammi di pane e più di 42mila chilogrammi di frutta non consumata.
Milano: una metropoli con 800 ettari di terreni agricoli
La storia della Food Policy si intreccia con geografie inaspettate. Milano possiede circa 800 ettari di terreni agricoli e quindici cascine. Un patrimonio pubblico che ha trasformato una parte della filiera in continua evoluzione, diventata più corta per le mense scolastiche grazie alla sinergia con alcuni degli appaltatori. Tra queste cascine, la Campazzo ad esempio ha un valore anche simbolico perché fa parte del tessuto urbano, produce a Km 0 ed è meta di visite didattiche sull’agricoltura sostenibile.
«L’azienda agricola Falappi l’ha riportata alla vita, restaurando anche la storica marcita, sistema di irrigazione adottato dai monaci di Chiaravalle – racconta Magarini -. Quei prati generavano tanto latte da alimentare la produzione del grana padano destinato ai mercanti olandesi. Era, già allora, una forma di economia circolare. L’eccedenza di produzione generò una rivoluzione economica: enormi quantità di latte trasformate in formaggio grana, venduto poi ai mercanti olandesi. Era un modo ingegnoso per conservare il valore del latte per anni e finanziare la nascente industrializzazione di Milano».

Chef Ambrogio_Milano Ristorazione
Educazione alimentare, attori della filiera e la città che combatte lo spreco
La Food Policy non vive soltanto nei campi e nelle cucine, ma soprattutto nelle scuole, dove il cibo diventa un lessico educativo. I bambini osservano dove cresce un ortaggio, ascoltano chi lo coltiva, vedono come lo si cucina, lo assaggiano. «È fondamentale che non percepiscano il cibo come qualcosa di estraneo, lontano o misterioso», spiega ancora Magarini. Proprio per questo è nato anche Chef Ambrogio, una mascotte che accompagna i più piccoli grazie a brevi video su YouTube e li aiuta a scoprire sapori nuovi. Lo Chef Ambrogio, ideato da Milano Ristorazione, guida bambine e bambini alla scoperta di alcune ricette servite nelle mense scolastiche, stimolando in loro la curiosità per nuovi sapori. Con una serie animata realizzata da Milano Ristorazione da un’idea di Manuela Critelli, sceneggiatrice, e Diego Spada, regista. In una cucina un po’ retrò animata dalla presenza di due vivaci quadri-parlanti, amici curiosi dello chef. Con dialoghi frizzanti e divertenti, i personaggi offrono approfondimenti nutrizionali.
Fondazione Cariplo e Politecnico di Milano
Il sostegno della filantropia è stato decisivo. Nel 2015 Fondazione Cariplo ha affiancato e sostenuto l’avvio della Food Policy e ancora oggi ne accompagna l’evoluzione. La vicepresidente Claudia Sorlini sintetizza così il ruolo della fondazione: per Cariplo, l’innovazione milanese consiste nell’avere creato una dimensione sociale, agricola, ambientale e culturale. «Serve un sistema alimentare che tenga insieme educazione, filiera corta, riduzione delle povertà alimentari e agricoltura urbana sostenibile», osserva Sorlini, già docente di Microbiologia Agraria e preside della Facoltà di Agraria all’Università Statale. Ed è proprio la lotta allo spreco uno dei cardini del modello milanese. Gli Hub alimentari sono diventati otto grazie alla sinergia tra Comune, Terzo settore e la grande distribuzione. Oggi 46 supermercati donano ogni giorno alimenti freschi a 116 enti che li distribuiscono alle famiglie più fragili.
Il Politecnico di Milano ha studiato l’impatto e lo ha confrontato con le donazioni tradizionali dei supermercati. La letteratura indica che mediamente si recupera circa il 9% delle eccedenze presenti in un punto vendita. Negli Hub milanesi, grazie alla cella refrigerata, alla logistica di quartiere e alla fiducia costruita negli anni tra donatori e gestori, il recupero medio è del 30-33%. Tre volte tanto. È un risultato che ha attirato l’attenzione internazionale e ha fatto di Milano un metodo da studiare ed esportare.
La rete degli Hub alimentari e l’esperienza del Mercato Ortofrutticolo
Il primo hub fu sperimentato nel Municipio 9, in via Borsieri. Dopo un anno di monitoraggio è stato replicato a Lambrate, poi al Gallaratese, poi via via in tutti gli altri Municipi. Nel 2017 Milano ottiene il primo traguardo di Eurocities: un progetto finanziato dall’UE per mappare le strategie alimentari che promuovono l’innovazione nella produzione, fornitura e consumo di cibo. Un ciclo virtuoso: si sperimenta, si misura, si migliora, si moltiplica. Ma è un altro premio che fornisce un contributo determinate al metodo Milano per avviare la Food Policy su larga scala.
Come afferma la vicesindaca Scavuzzo: «Il modello degli Hub di Aiuto alimentare ottiene nel 2021 il prestigioso riconoscimento Earthshot Prize voluto dai reali d’Inghilterra con un premio di un milione di sterline che dimostra come la lotta allo spreco può avere un impatto sociale importante sia in termini di economia circolare che di sostenibilità ed efficienza logistica».
Dopo Isola, Lambrate, Gallaratese, Foody zero sprechi e Centro, la rete si è ampliata con tre nuovi Hub: Selinunte, Loreto, Cascina Cuccagna. E il risultato è stato molto efficace: nel 2024 sono state recuperate 795,3 tonnellate di eccedenze alimentari, redistribuite a circa 14.973 famiglie, 126.274 individui, di cui 3.867 minori.
La filiera del cibo milanese non si ferma alle mense scolastiche o agli Hub. Il Mercato Ortofrutticolo gestito da SogeMi è un luogo che per decenni è stato percepito come periferico, un territorio a metà tra lavoro, notti insonni e cronache di malaffare. Oggi è invece uno dei cantieri più innovativi in Europa per la logistica, il sistema energetico e ambientale. Con oltre 750mila tonnellate di merce l’anno, il Mercato Ortofrutticolo è il principale polo nazionale per la distribuzione di prodotti ortofrutticoli freschi.
Sistema geotermico di Sogemi e A2A: la Food Policy contrasta l’inquinamento
L’innovazione più eclatante riguarda l’energia. Nel 2026 SogeMi inaugurerà un sistema geotermico avanzato, sviluppato insieme ad A2A. «È un impianto molto innovativo. Permette ai punti vendita di raffrescare le celle frigorifere scambiando calore con l’acqua di falda, non con l’aria. Eliminando lo scambio termico con l’atmosfera, eliminiamo anche la cosiddetta “bolla di calore” che il mercato generava da decenni», ci ha spiegato Massimo Ronchi, direttore degli Affari Generali di SogeMI.
Milano Ristorazione trasferirà qui suo quartier generale e il Mercato Ortofrutticolo diventerà un hub integrato del cibo: produzione, distribuzione, logistica, cucine. «Sarà un polo urbano del food con una filiera più corta, più controllata, più sostenibile» aggiunge Ronchi.
Sul tema dello spreco alimentare, il Mercato Ortofrutticolo gioca un ruolo determinante. Qui si trova l’Hub Foody Zero Sprechi che recupera ciò che i grossisti non vendono più come prodotto di prima scelta. È un tassello essenziale del modello milanese.
Il direttore del Mercato Ortofrutticolo Nicola Zaffra ha dichiarato che nel 2025 verranno superate le 500 tonnellate di frutta e verdura invendute e recuperate. Una quantità enorme che dimostra quanto la riduzione dello spreco passi anche dalle dinamiche della grande logistica.
C’è anche un’altra trasformazione in atto: la distribuzione urbana elettrica. «Oggi dal mercato escono ogni giorno circa cento furgoni. Con un nuovo sistema basato su saturazione dei carichi e mezzi elettrici, ridurremo drasticamente il numero di veicoli che entrano in città. L’idea è affiancare furgoni elettrici tradizionali a mezzi di micromobilità e creare micro-hub nei quartieri alimentati di notte per consegnare all’alba con mezzi leggeri. Una logistica pulita, silenziosa e ovviamente più sostenibile», conclude Ronchi.
I Milan Pact Awards
I Milan Pact Awards con cui, insieme alla Fondazione Cariplo, vengono premiate le best practice delle città aderenti al Patto, rappresentano l’unità di misura per capire la dimensione globale della Food Policy. Contribuiscono a promuovere intraprendenza e creatività delle città per raccontare le innovazioni urbane all’interno di un continuo scambio di conoscenze tra sindaci.
«In questi dieci anni, il MUFPP ha modificato città molto diverse tra loro. Milano ha intuito che la refezione
scolastica non era solo il luogo dove si serve un pasto “sano e sostenibile” ma un detonatore: educazione, prossimità, lotta alle fragilità alimentari, sostegno all’agricoltura urbana – spiega Filippo Gavazzeni, Direttore del Milan Urban Food Policy Pact-, Il Milan Urban Food Policy Pact (MUFPP) è oggi la più grande rete mondiale dedicata alle politiche alimentari urbane. L’idea è semplice e rivoluzionaria: le città, più degli Stati, determinano il futuro del cibo perché consumano il 70% del cibo mondiale, generano la maggior parte degli sprechi, ma possono anche essere laboratori di innovazione, equità e sostenibilità».
Oggi il Patto è sottoscritto da 330 città di tutto il mondo che rappresentano oltre 450 milioni di abitanti: 36 linee di intervento, organizzate in 6 aree strategiche. I premi vengono infatti assegnati in base alle 6 categorie del Patto di Milano: Governance, Diete e Nutrizioni Sostenibili, Giustizia Sociale ed Economica, Produzione del Cibo, Approvvigionamento e distribuzione alimentare e Sprechi Alimentari. Milano ospita e coordina il Segretariato internazionale, un ruolo politico e tecnico che ha contribuito a trasformare la città in riferimento globale.
Addis Abeba e Jerico: leadership nelle politiche alimentari urbane
Negli ultimi due cicli dei Milan Pact Awards — 2023 e 2025 — due città hanno segnato un percorso emblematico di una trasformazione progressiva, radicata nei territori, capace di generare innovazione e resilienza in contesti difficili: Addis Abeba, grande capitale africana che cresce a ritmi vertiginosi, e Jerico, città palestinese che si trova nella Valle del Giordano all’interno di un contesto di conflitto permanente. Eppure entrambe hanno costruito modelli che oggi vengono studiati dal resto del mondo.
Con 5 milioni di abitanti e povertà diffusa che aggravano l’insicurezza alimentare, Addis Abeba ha creato II Programma di Alimentazione Scolastica (School Feeding Program): uno strumento efficace per il benessere degli alunni e promuovere la sostenibilità dell’intero sistema alimentare. Inoltre riduce la pressione finanziaria sulle famiglie vulnerabili. Il progetto coinvolge circa 452.547 studenti in 255 scuole elementari, creando lavoro per oltre 10mila donne. In questo modo l’abbandono scolastico si è ridotto del 12 per cento.
Il Comune di Addis Abeba, guidato da una donna, Adanech Abebe, premiata come una delle donne leader africane, è stato il primo ad avviare un progetto così ambizioso rivolto a tutte le scuole elementari della città. Ed è per questo che ha vinto la categoria Governance nel 2022: non è solo una risposta alla fame ma un sistema di politiche pubbliche integrate che unisce cibo, welfare, ambiente, inclusione, pianificazione urbana.
La storia di Jerico è invece quasi una piccola parabola: nel 2023 riceve una menzione speciale per un progetto innovativo in un contesto drammatico e due anni dopo, nel 2025, vince la categoria “Food Production”, consolidandosi come modello globale per l’agricoltura in ambienti aridi. Jerico è una delle città più antiche del mondo, sito archeologico e una delle città più calde con temperature estive altissime, scarsità d’acqua, suolo salino.
Il progetto che ha attirato l’attenzione del Secretariato del MUFPP nel 2023 si basava sul riutilizzo delle acque reflue trattate: una pratica ormai centrale nelle strategie climatiche: le acque depurate vengono utilizzate per irrigare coltivazioni locali. Il progetto ha formato agricoltori, donne e giovani creando nuove microimprese agricole capillari. Due anni dopo, Jerico non solo ha consolidato quel modello, ma lo ha trasformato in una soluzione replicabile in altri contesti aridi del pianeta.
La città palestinese ha creato una rete circolare: acqua trattata uguale a irrigazione efficiente uguale a produzione aumentata uguale a vendita nei mercati urbani e rigenerazione economica locale. Risultato: un ecosistema agricolo resiliente basato su un ciclo idrico completamente ripensato. E tutto questo accade in un contesto drammatico segnato dal conflitto permanente. Jerico ha dimostrato che anche in una delle regioni più difficili del mondo si può costruire un modello agricolo sostenibile.
Nel 2005 sono state premiate anche Austin per la migliore governance, Seul per Diete e Nutrizioni Sostenibili con riguardo alle nuove generazioni, Medellin per la Giustizia Sociale ed Economica. Ouagadougou (Burkina Faso) per Approvvigionamento e distribuzione alimentare (mercati urbani), Vantaa (Finlandia) per Sprechi Alimentari.
«Le sei città vincitrici mostrano sei modi diversi di fare politica alimentare, ma condividono un principio: il cibo è una politica urbana, non un fatto privato. E può avere un impatto determinante sul clima, la salute, l’economia locale, la vita quotidiana, riducendo le diseguaglianze. Per questo i Milan Pact Awards sono così importanti: trasformano idee in modelli, modelli in reti, reti in futuro», conclude Gavazzeni.
La grande distribuzione: Coop Lombardia e Lidl
In questo percorso educativo si sono inseriti vari attori del sistema alimentare.
Tra questi, Coop Lombardia, rappresentata da Ettore Terribili, responsabile della CSR di Coop Lombardia che sottolinea come il contributo alla Food Policy milanese sia stato prima di tutto culturale e logistico: «Le nostre catene della grande distribuzione sono state tra le prime a credere nel modello degli Hub di quartiere per la riduzione dello spreco alimentare: punti di raccolta diffusi dove il cibo invenduto trova nuova vita attraverso le associazioni del territorio. Per noi il consumo consapevole è sempre stato un impegno naturale. Ridurre lo spreco fa parte della nostra missione ma la città ha creato un sistema che funziona davvero, perché è vicino alle persone».
Se la Food Policy di Milano è una rete, una delle sue maglie più resistenti arriva dal mondo della grande distribuzione. Da vent’anni, Coop Lombardia ha anticipato leggi, protocolli e sensibilità sul recupero delle eccedenze alimentari. «Attualmente sono 56 i nostri punti vendita attivi nel recupero del cibo,” spiega Terribili. Il bilancio 2024 è poderoso: 884 tonnellate di cibo recuperato, pari a 6,7 milioni di euro di valore commerciale, redistribuito attraverso 120 enti benefici diversi».
Per Coop Lombardia il recupero quotidiano è anche formazione aziendale. Gli addetti conoscono gli enti, si responsabilizzano, entrano in relazione diretta con chi ritira. «Facciamo formazione dall’alto e dal basso: direttori, cassieri, responsabili sala, tutti. Abbiamo un sistema informatico avanzato che costruiamo da vent’anni e che ci permette di monitorare, misurare, intervenire. La chiave del modello Coop è la prossimità. «Non doniamo a un unico player nazionale: ogni negozio recupera localmente, a chilometro zero. Questo riduce l’impatto ambientale: la merce è già arrivata al negozio, quindi portarla lontano sarebbe un paradosso».
Coop Lombardia opera in quasi tutta la Lombardia «Tutte le province hanno bisogni significativi: città che consideriamo ricche, come Como o Varese, oggi hanno richieste impressionanti. Varese ha varato una Food Policy e collabora con Milano. E non dimentichiamo i numeri globali: ogni anno si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, un terzo della produzione mondiale: basterebbe quattro volte a sfamare chi vive in povertà», conclude Terribili.
L’impegno di Lidl Italia sulla sostenibilità si manifesta anche attraverso la lotta allo spreco alimentare. «Dal 2018 è attivo il progetto nazionale “Oltre il Carrello – Lidl contro lo spreco”: una collaborazione strutturata con il Banco Alimentare per la donazione delle eccedenze. Grazie a un sistema di ritiro dai punti vendita e centri logistici, quasi giornaliero, i volontari che effettuano i ritiri sono in grado di distribuire prodotti freschi (pane, ortofrutta) e confezionati a strutture benefiche locali, rafforzando il legame con il territorio. In questo modo il cibo diventa un ponte di solidarietà tra aziende, enti del Terzo settore e comunità. A Milano Lidl è presente in due Hub alimentari. Dall’inizio progetto, nel 2021, sono stati donati oltre 370mila chilogrammi di cibo» dice Alessia Bonifazi, Responsabile Corporate Affairs Lidl Italia.
La svolta asiatica: il caso Bangkok e la cooperazione con l’ASEAN
L’ingresso del Sud-Est asiatico nel MUFFP attraverso la collaborazione con l’ASEAN, Association of Southeast Asian Nations, rappresenta un nuovo capitolo della storia della Food Policy, a riprova che lo schema Nord e Sud del mondo è ampiamente superato. Negli ultimi due anni Milano ha accolto ottanta funzionari provenienti da venti Paesi del Sud-Est asiatico per programmi intensivi di formazione: governance alimentare, design di mense scolastiche pubbliche, gestione delle eccedenze, educazione nutrizionale.
Osserva la vicesindaca Anna Scavuzzo: «Il progetto “Spreading Experiences and Knowledge on School Meals Programmes in ASEAN Cities” (diffondere esperienze e conoscenze sui programmi di refezione scolastica nelle città dell’ASEAN), ha coinvolto 80 funzionari da 29 città appartenenti a 8 Paesi ASEAN, con l’obiettivo di erogare formazione e supporto tecnico per espandere o migliorare i programmi di refezione scolastica delle città con impatti positivi su salute, ambiente, economia e società. In occasione del MUFPP Global Forum di Milano è stato lanciato il progetto “Boosting School Meals in ASEAN Cities: from Knowledge to Action” (potenziare i programmi di refezione scolastica nelle città dell’ASEAN: dalla conoscenza all’azione) con l’obiettivo di individuare opportunità di finanziamento per fornire risorse necessarie e supportare le città nello sviluppo dei programmi di refezione scolastica, diffusione di attività educative fino alla creazione di infrastrutture dedicate».
Il caso più impressionante è Bangkok. Nel 2021 Milano ha iniziato a lavorare sulla governance e sulla prima strategia alimentare della città. Nel giro di un anno il governatore ha aperto cinquanta hub alimentari in una città di dodici milioni di abitanti. Un salto di scala sorprendente che dimostra come le politiche alimentari possano diventare rapidamente politiche urbane, sociali, climatiche. Non si tratta di food banks nel senso occidentale, né di semplici magazzini per il cibo invenduto. Gli hub di Bangkok sono piattaforme ibride che integrano welfare, sostenibilità e gestione circolare del cibo.
Una generazione professionale nuova costruita grazie al MUFPP
Il report del Fellowship Programme, presentato durante il Forum, è forse il documento più rivelatore dell’intera catena sostenibile creata in dieci anni. Più di duemilaseicento funzionari formati, centotrenta città coinvolte, percorsi di mentoring, scambi tecnici, affiancamenti a lungo termine, il MUFPP non sta solo diffondendo buone pratiche, sta costruendo una generazione professionale nuova. Amministratori che considerano il cibo non un settore amministrativo, ma una chiave di lettura del territorio. Con un linguaggio che intreccia infanzia, clima, povertà, territorio, innovazione tecnologica, comunità.
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Nato quasi in sordina nel 2015, oggi il MUFPP conta su una rete capace di diffondere questo linguaggio in ogni continente. Il decennale ha mostrato anche una metamorfosi: Milano, che per anni è stata laboratorio, ora è diventata piattaforma. Una città che non esporta un modello, ma un metodo che non guida dall’alto ma accompagna, ascolta e mette a disposizione la propria esperienza. E probabilmente questo il tratto più politico del Patto: l’idea che il futuro del cibo si costruisce non negli Stati, ma nelle città.
E che a guidare questa trasformazione siano le mense, i mercati, i sistemi di recupero, le cascine, gli orti urbani, le cucine scolastiche, gli agronomi di quartiere, gli ingegneri che progettano il ciclo dell’acqua. E ha reso visibile ciò che prima era invisibile: la capacità delle città e dei cittadini di intervenire nei sistemi alimentari con un impatto diretto sulla vita delle persone.
Nell’ottobre 2025, dieci anni dopo la delibera che ha istituito la Food Policy, 500 delegati e delegate da tutto il mondo si sono riuniti per cinque giorni che si sono conclusi con l’approvazione della “Dichiarazione Finale di Milano” per tracciare le linee delle prospettive future. Ossia riconoscere la profonda connessione tra crisi climatica e sistemi alimentari, i pasti scolastici come uno strumento fondamentale di protezione sociale, investire nelle persone, nelle infrastrutture e nelle partnership pubbliche e private, riaffermare il ruolo della ricerca per trasformare le dimensioni sanitarie, economiche e sociali dei sistemi alimentari urbani, impegnarsi a trasformare i principi condivisi in risultati locali, intervenendo in processi globali e per dare voce alle città e ai cittadini affinché l’accesso a un’alimentazione adeguata, sana e sicura diventi un diritto umano fondamentale da garantire in ogni circostanza perché la fame non deve mai essere usata come arma ma al contrario i sistemi alimentari nutrano le persone, rigenerino il pianeta e sostengano la pace.
Davanti a tante discussioni sul modello Milano e le sue mancate visioni urbane, forse dovremmo concentraci sul metodo Milano della Food Policy che viene replicato in tutto il mondo.
(29 dicembre 2026)
