Durante l’evento “Insieme” che si è svolto lo scorso marzo a Milano, la presidente di Fondazione Mediolanum, Sara Doris, ha raccontato il modello della fondazione: una rete di volontari e di collaborazioni con associazioni locali vicine ai territori che dal 2005 ha sostenuto 1.868 progetti in 56 Paesi, raggiungendo oltre 320mila bambini. Obiettivo da attuare entro il 2030: aiutare 500mila minori in condizioni di fragilità.

Leggi l’articolo di Luca Palestra qui sotto, oppure da CSRoggi Magazine – n.2 – Anno 11 – Aprile/Maggio 2026; pag. 10

Luca Palestra

Nel variegato panora­ma della filantropia d’impresa italiana, Fondazione Mediola­num rappresenta da 25 anni un ca­so peculiare: una fondazione che è nata all’interno del mondo finan­ziario e che ha scelto di concentra­re il suo impegno sull’infanzia vul­nerabile, trasformando il concet­to di responsabilità sociale in una pratica quotidiana e diffusa. Co­stituita nel 2001, dal 2005 si è da­ta una mission specifica: dedicar­si ai bambini e agli adolescenti in condizioni di fragilità. La fondazio­ne opera in Italia e all’estero soste­nendo progetti sociali, sanitari ed educativi, con un modello basato sul coinvolgimento attivo della re­te dei Family Banker – i consulen­ti finanziari di Banca Mediolanum che seguono clienti e famiglie nel­la gestione del patrimonio, de­gli investimenti, della previdenza, della protezione assicurativa e del credito – dei dipendenti e delle comunità locali.

Non si tratta semplicemen­te di una raccolta fondi a favore dei bambini fragili. Nel racconto emerso durante l’incontro “Insie­me”, evento di Fondazione Medio­lanum e Banca Mediolanum dedi­cato al sociale, andato in scena lo scorso 23 marzo 2026 a Milano, la sostenibilità assume un significato più ampio: costruzione di relazio­ni, presidio dei territori, sostegno alle comunità e capacità di gene­rare impatto sociale misurabile.

A guidare questo racconto è sta­ta Sara Doris, presidente di Fonda­zione Mediolanum, che-davanti a una ricca platea composta da con­sulenti della banca, rappresentanti di associazioni, clienti e amici – ha portato sul palco dati, risultati e ri­flessioni personali in un intervento capace di unire managerialità e di­mensione umana.

 

Più di un progetto: una comunità di persone
«Fondazione Mediolanum nasce come un progetto, ma in realtà è molto di più di un progetto, per­ché è una comunità di persone che si adoperano per prendersi cura degli altri», ha spiegato Sara Doris. Una definizione che sintetizza be­ne la filosofia di una realtà costruita sull’idea che la sostenibilità sociale non possa essere demandata a un dipartimento aziendale, ma debba diventare cultura condivisa.

In un lunedì mattina di primave­ra, la sala si è distinta per una par­tecipazione attiva e coinvolta, ac­compagnata da un’energia perce­pibile contribuendo a rafforzare la percezione di un’organizzazione caratterizzata da un forte senso di appartenenza e da una condivisio­ne profonda di valori.

Nel corso dell’incontro, i relato­ri hanno più volte richiamato que­sto tratto identitario, sottolinean­do con evidenza il forte coinvolgi­mento delle persone presenti.

Uno dei cardini del modello Mediolanum è rappresentato dai “Mediolanum Values Manager” e dai “Mediolanum Charity Ambassador”, figure interne nate per rafforzare il collegamento tra l’at­tività bancaria e le iniziative so­ciali. Sono Family Banker, i primi svolgono una funzione di coordi­namento territoriale delle attivi­tà solidali, i secondi si distinguo­no per il coinvolgimento diretto nelle campagne di raccolta fondi e nei progetti benefici che spesso hanno origine nel territorio in cui operano.

«I Mediolanum Values Manager – ha ricordato Doris – sono perso­ne che hanno deciso di dare una mano per essere il trait d’union tra l’attività della fondazione e quel­la della banca nel campo sociale. È una figura che io credo nessuna azienda abbia al suo interno». Oggi i Values Manager attivi nel­le 12 region territoriali del gruppo sono 36, mentre i Charity Ambassador sono molti di più, sono ar­rivati a 158: «Questo significa che c’è una cultura della partecipazio­ne che continua a crescere».

La sostenibilità come capacità di attivare comunità
La sostenibilità, in questa pro­spettiva, viene letta come capacità di attivare comunità. Un approccio che emerge anche dal funziona­mento del programma “Centesi­mi che Contano”, il servizio di Ban­ca Mediolanum che consente ai clienti di donare automaticamen­te, ogni fine mese, i centesimi a saldo del proprio conto corrente. Un meccanismo micro-donativo che, grazie all’effetto moltiplicato­re della partecipazione diffusa, ha contribuito in modo significativo alle raccolte della fondazione.

Il 2026 rappresenta un anno sim­bolico per Fondazione Mediola­num: il venticinquesimo anniversa­rio dalla nascita. Un traguardo che non deve essere letto solo come una ricorrenza istituzionale: «Non sono solo numeri, questi anni. Rappresentano persone, volti, vite che noi abbiamo aiutato. Persone per le quali è successo qualcosa di positivo, che non sarebbe accadu­to se non ci fossimo stati noi, tutti insieme».

I numeri illustrati durante la con­vention raccontano effettivamen­te una struttura consolidata. Nel solo 2025 la raccolta complessiva ha superato gli 11 milioni di euro, con una crescita del 13% rispetto all’anno precedente.
La trasparenza economica vie­ne presentata come uno degli elementi centrali della credibilità della fondazione: «Quando ci at­tiviamo per le raccolte fondi, tut­to quello che viene donato viene devoluto interamente ai progetti – ha spiegato Doris- Le spese sono sostenute dalla banca. Questo si­gnifica poter dire con grande chia­rezza alle persone che ci sosten­gono che ogni euro donato arriva davvero ai destinatari».

Dal 2005 a oggi, Fondazione Mediolanum ha sostenuto 1.868 progetti in 56 Paesi, erogando complessivamente 57,5 milioni di euro e raggiungendo oltre 320mila bambini. Un obiettivo che ha portato la fondazione a rivedere al rialzo i propri target.

Obiettivo: aiutare 500mila bambini entro il 2030
«Avevamo come obiettivo aiuta­re entro il 2030 trecentomila bam­bini. L’abbiamo già raggiunto – ha ricordato Doris- E quindi rilancia­mo: entro il 2030 vogliamo arrivare a cinquecentomila bambini».

Particolarmente significativo, in chiave di sostenibilità sociale, è il focus sulle fragilità infantili. La campagna annuale 2025, intitolata “Fragili ma Potenti”, ha sostenuto Fondazione TOG, FightTheStroke e Fondazione Don Gnocchi, orga­nizzazioni impegnate nell’assistenza ai bambini con patologie neu­rologiche complesse. «L’obiettivo era aiutare 1.064 mi­nori – ha raccontato Doris -. Gra­zie al lavoro di squadra ne abbia­mo aiutati 2.193, più del doppio». Un risultato che, secondo la pre­sidente della fondazione, dimo­stra come l’impatto sociale diven­ti concreto quando una comunità aziendale si mobilita in modo co­ordinato.

Il tema dell’autismo è invece al centro della campagna attiva per tutto il 2026, “Verso l’autono­mia”, insieme ad Anffas Nazionale ETS APS, Fondazione Renato Piat­ti e Angsa APS ETS, per garantire a bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico un percor­so di crescita completo, coerente e continuativo verso l’autonomia. Nel suo intervento Doris ha ricor­dato anche l’esperienza di inclusio­ne lavorativa promossa da PizzAut: «Quando ti confronti con persone che hanno un certo tipo di umani­tà, come questi ragazzi, tu di fronte a loro non puoi che essere vero – ha detto -. Non ci sono sovrastrut­ture, non ci sono barriere. È uno scambio umano incredibile».

Accanto alle grandi campagne nazionali, Fondazione Mediola­num punta molto sulle iniziative locali. Gli “eventi solidarietà”, or­ganizzati direttamente dai Family Banker nei territori, rappresenta­no uno strumento di raccolta fon­di, ma anche di costruzione di reti sociali. «Diventate veramente i padrini e le madrine di questi progetti -, ha detto Sara Doris rivolgendosi ai consulenti finanziari coinvolti e presenti in sala – Per noi questa è una garanzia dell’efficacia delle re­altà del territorio». Il modello prevede che la fonda­zione raddoppi fino ai primi 5mila euro raccolti per ciascun progetto locale, con uno stanziamento an­nuale di circa 500mila euro dedi­cato a queste iniziative. Nel 2025 sono stati sostenuti oltre cento progetti territoriali.

Attività non imposte ma sorte dal basso
La dimensione internazionale rappresenta un altro elemento di­stintivo della strategia della fon­dazione. In Irlanda, attraverso il “Mediolanum Philanthropie Collective”, sono stati raccolti 700mila euro, diventati molto di più grazie al meccanismo del raddoppio. In Spagna, invece, la raccolta ha su­perato 1,3 milioni di euro, con ol­tre 2 milioni erogati a favore di 131 progetti. «La cosa bella – ha osservato Do­ris – è che queste attività non sono nate perché imposte dall’alto, ma sono sorte localmente, dal basso». Un’impostazione che richiama uno dei principi chiave della sostenibi­lità contemporanea: la partecipa­zione attiva delle comunità nella definizione dell’impatto sociale.

Fondazione Mediolanum è in­tervenuta anche nelle emergen­ze umanitarie internazionali, co­me quella in Libano, attraver­so il sostegno ai progetti di AVSI e Pro Terra Sancta a favore delle famiglie sfollate dal conflitto con l’obiettivo di aiutare oltre 2mila bambini con beni di prima ne­cessità, assistenza medica e sup­porto psicologico. La raccolta è tutt’ora in corso.

Il significato umano del prendersi cura degli altri
Ma il cuore del suo intervento è andato oltre i numeri. La pre­sidente di Fondazione Mediola­num ha scelto infatti di chiudere con una riflessione sul significa­to umano del prendersi cura de­gli altri: «Noi possiamo essere feli­ci solo nell’incontro con l’altro. Se ognuno si occupa della felicità de­gli altri, trova in fretta quella felici­tà che gli appartiene». Da qui il richiamo al tema dei le­gami, evocato attraverso il dialo­go tra il Piccolo Principe e la Volpe nel celebre romanzo di Antoine de Saint-Exupéry: «Addomestica­re vuol dire creare un legame. E solo nel creare legami che possia­mo far emergere la nostra unicità e fare davvero la differenza duran­te la nostra vita».

In un passaggio particolarmen­te personale, la presidente del­la fondazione ha infine collegato questa idea di responsabilità al ri­cordo della nonna Agnese. «È lei che mi ha lasciato questo seme dentro: alzare lo sguardo e guar­dare gli altri – ha raccontato -. Quel segno oggi è vivo in me, e io lo sto trasferendo a qualcun altro. È così che si costruisce qualcosa che resta».

In tempi in cui la sostenibilità ri­schia spesso di ridursi a linguag­gio aziendale o strategia reputazionale, l’impegno di Fondazione Mediolanum mostra invece co­me l’impatto sociale possa diven­tare cultura organizzativa, pra­tica quotidiana e responsabilità condivisa. Non solo beneficenza, dunque, ma una forma di infra­struttura relazionale costruita nel tempo attraverso persone, terri­tori e comunità. Ed è forse pro­prio questo l’aspetto più interes­sante tra tutti quelli emersi dalla convention: l’idea che la sosteni­bilità, prima ancora che un obiet­tivo, sia una modalità concreta di stare nel mondo.

(26 maggio 2026)

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