«Il nostro ruolo richiede di mettere in campo le nostre competenze e tecnologie per rendere la transizione non solo possibile, ma anche semplice e accessibile per tutti. Mai come oggi il tema dell’affordability è diventato cruciale», sottolinea Daniela Leotta,Chief Strategy, Sustainability & Communication Director di E.ON Italia.

a cura di Carlo Rho

La volontà di E.ON – una delle principali aziende europee nel settore dell’energia, che ha sede in Germania e opera in vari Paesi del mondo, tra cui l’Italia – è quella di giocare un ruolo guida nella transizione energetica del Vecchio Continente e nella promozione di uno sviluppo sostenibile economico, sociale e ambientale.
Come viene attuato questo proposito? Parliamo di questo e di molto altro con Daniela Leotta, Chief Strategy, Sustainability & Communication Director di E.ON Italia.

«La nostra ambizione di agire da “playmaker” della transizione energetica nel Paese – sottolinea la dottoressa Leotta – nasce dal sentire la responsabilità di un cambiamento che reputiamo globale e urgente. Nella nostra visione, questo percorso, che presuppone anche la decarbonizzazione, deve coinvolgere tutti: città, comuni, imprese e cittadini. Un futuro sostenibile necessita di milioni di passi individuali, che partano dalle scelte dei cittadini in termini di consumi e di efficientamento delle proprie abitazioni. Il nostro ruolo richiede di mettere in campo le nostre competenze e tecnologie per rendere la transizione non solo possibile, ma anche semplice e accessibile per tutti. Mai come oggi il tema dell’affordability è diventato cruciale. Basti pensare che in Italia, come in altri Paesi, circa il 30% delle famiglie ha difficoltà a pagare le fatture dell’energia. È fondamentale che la transizione energetica non lasci indietro nessuno e consideri tutte le fasce di popolazione e tutti i contesti immobiliari per favorirne l’accesso. Per questo, come E.ON, interpretiamo la sfida di energy company come una tripla transizione: energetica, ma anche digitale e sociale».

Dal vostro osservatorio privilegiato di playmaker dell’energia, a che punto ritenete sia il percorso di transizione in Italia? E quali sono le sfide che la società dovrà affrontare?
«L’Italia, rispetto agli anni passati, sta avanzando nella giusta direzione, ma è fondamentale intensificare gli sforzi e destinare maggiori risorse per colmare il divario ancora esistente con gli altri Paesi europei. Noi affrontiamo questa sfida come energy company attraverso una tripla transizione: non solo energetica, ma anche digitale e sociale. Il digitale, a nostro avviso, può diventare uno strumento per rendere più sostenibile il mondo in cui viviamo, ma è necessario vederlo come un’opportunità per ripensare il futuro e non come una semplice sfida o complessità da imparare a gestire. Se impiegate in modo consapevole, innovazione e tecnologia possono diventare il motore di un modello di sviluppo più equo ed efficiente, nonché leve per abilitare la sostenibilità nelle dimensioni ambientale, sociale ed economica. Siamo dell’idea che il futuro debba abbracciare e guidare il cambiamento nella giusta direzione. La sostenibilità digitale è una strada da tracciare e il primo passo è comprenderne il potenziale».

Il dibattito sulle fonti di energia rinnovabile è sempre più al centro dell’attenzione, soprattutto in vista delle sfide globali legate alla transizione ecologica. Qual è la vostra visione delle FER, considerando gli sviluppi attuali e le opportunità future per un sistema energetico più sostenibile?
«L’autoproduzione di energia proveniente da fonti rinnovabili è centrale nel percorso per la transizione energetica. Noi crediamo fortemente nel fotovoltaico, in quanto particolarmente efficace per decentralizzare la produzione e autoprodurre localmente energia pulita, a km zero. Non solo offre un grande impulso alla decarbonizzazione del Paese, ma dal punto di vista economico garantisce un ritorno concreto anche sul medio e lungo termine. Questa tecnologia consente inoltre di sfruttare in modo virtuoso superfici già esistenti e a disposizione sia a livello di piccola media impresa che sui tetti residenziali. Il fotovoltaico è anche alla base delle Comunità Energetiche Rinnovabili, fondate sull’importante principio sociale della condivisione dell’energia prodotta in eccesso. Riteniamo che sviluppare FER in modo decentralizzato avvicini la tecnologia ai cittadini, rendendo più semplice l’accettazione del cambiamento ed evidenti i benefici per la comunità».

Biodiversity Lab Brugherio_2025

In un contesto in cui la digitalizzazione sta accelerando, come possiamo assicurare che il digitale diventi un motore di sostenibilità, anziché un fattore di ulteriore impatto ambientale e sociale?
«Il digitale, se usato con una visione sistemica, ha un potenziale enorme nel promuovere la sostenibilità, non solo nel ridurre gli impatti negativi, ma nel trasformare i modelli di sviluppo. La sfida non è semplicemente gestire il presente, ma valorizzare il digitale come un’opportunità per ripensare il futuro. L’innovazione tecnologica non è un fine in sé, ma uno strumento che, se utilizzato con consapevolezza, può abilitare soluzioni che affrontano simultaneamente le sfide ambientali, sociali ed economiche. La vera innovazione non sta solo nell’adozione di nuove tecnologie, ma nel modo in cui queste vengono applicate per risolvere problemi reali, contribuendo a un modello di sviluppo più equo e più efficiente».

Oggi, nonostante il contesto internazionale in cambiamento, l’impegno sul fronte della sostenibilità ambientale e della biodiversità è imprescindibile per accelerare la transizione energetica. Quale è il vostro approccio e come lo concretizzate?
«Salvaguardare la biodiversità è ormai un imperativo, poiché essa rappresenta un pilastro per le nostre vite, per la salute degli ecosistemi e per l’intero Pianeta. La varietà di tutte le forme di vita, animali e vegetali, infatti, è una misura dello stato di salute degli habitat in cui viviamo o da cui dipendiamo. La tutela della biodiversità è diventata una delle chiavi per affrontare la crisi climatica, oltre che, più in generale, per il nostro benessere. Non sempre però se ne comprende il ruolo per il nostro Pianeta e la nostra vita: le aziende dipendono dai servizi ecosistemici, ma il loro utilizzo e sovra-utilizzo può impattare significativamente la biodiversità, compromettendola. Per questo, crediamo sia necessario adottare un approccio che comprenda le dinamiche tra imprese e ambiente naturale, e ne potenzi il rapporto in ottica virtuosa. In E.ON, abbiamo sviluppato una “nature strategy” che integra azioni per il contrasto al cambiamento climatico con la protezione della biodiversità e la gestione delle risorse e dei rifiuti. Una strategia che parte, in prima battuta, dall’analisi dell’impatto del nostro modello di business sulla biodiversità e include misure per promuovere la biodiversità, come la gestione dei corridoi ecologici e la protezione della fauna selvatica. La nostra strategia Nature.ON propone un approccio olistico al climate change, agli ecosistemi, alla biodiversità, alle risorse e ai rifiuti, e integra gli obiettivi di protezione del clima con la generazione di un impatto netto positivo sulla natura. Attraverso di essa, non solo ci impegniamo a limitare le emissioni di carbonio, ma focalizziamo i nostri sforzi nell’adozione di misure specifiche volte a generare un impatto netto positivo sulla natura».

Quali sono le azioni concrete della Nature.ON?
«La nostra strategia, sistematizzata nel 2024 a livello di Gruppo, si declina su tre aree di impegno: climate change; ecosistemi e biodiversità; risorse e rifiuti. Sono quindi parte concreta di questo approccio le iniziative come Boschi E.ON e quindi il Biodiversity Lab e Energy4Blue. Proprio il progetto del Biodiversity Lab si è arricchito di recente di un nuovo tassello con l’inaugurazione di un vero e proprio “laboratorio” dedicato alla biodiversità nel Parco Increa di Brugherio (Monza-Brianza). Questo nuovo laboratorio fa seguito al Biodiversity Lab di Giussano (MB), inaugurato nel 2024, e ha lo scopo di ripristinare e alimentare la biodiversità della flora e fauna locali, grazie alla sinergia tra diverse tipologie di interventi, come la piantagione di una tiny forest e l’installazione di bug house e strisce fiorite. Anche Energy4Blue, nell’ultimo anno, si è arricchito grazie al lancio della piattaforma online dedicata a Save The Wave. L’obiettivo della piattaforma, realizzata con UNESCO-IOC è quello di diffondere conoscenza e sensibilizzare il pubblico sulla conservazione della Posidonia oceanica, promuovendo al contempo un coinvolgimento attivo nella tutela di questo ecosistema fondamentale per l’equilibrio della biodiversità. Vorrei sottolineare inoltre come il nostro approccio vada oltre il valore ambientale: riteniamo fondamentale considerare anche i benefici tangibili che le nostre iniziative portano a livello sociale ed economico. Per valutarne l’efficacia, utilizziamo la metodologia SROI (Social Return on Investment), che misura gli effetti a lungo termine sulla qualità della vita e sulla sostenibilità».

Biodiversity Lab Brugherio_2025

È parte di questa strategia anche il Progetto Scuole E.ON. Quanto è importante, per voi, la formazione delle generazioni future?
«Questo progetto ci è molto caro, in quanto crediamo sia fondamentale investire in programmi di sensibilizzazione ed educazione energetica e ambientale in grado di stimolare e conquistare le persone creando consapevolezza, partendo dalle giovani generazioni: il percorso verso la transizione ecologica deve coinvolgere tutti affinché ciascun individuo si senta protagonista del cambiamento. L’edizione in corso del Progetto Scuole E.ON ha visto la partecipazione di circa 22mila studenti provenienti da quasi 900 classi in tutta Italia. Il tema trainante è quello della sostenibilità e del legame tra energie rinnovabili e biodiversità, per favorire una conoscenza sempre più approfondita dell’ambiente e l’adozione di comportamenti virtuosi e sostenibili. Per la validità dei temi trattati e dei metodi di insegnamento, inoltre, lo scorso anno ha ottenuto il patrocinio morale da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE)».

(da CSRoggi Magazine – n.2 – Anno 10 – Aprile/Maggio 2025; pag.16)

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