Si è detto più volte, e naturalmente è vero, di quante migliaia di vite sono state salvate in questi mesi da medici, infermieri, ospedali: insomma da quella che potremmo chiamare filiera sanitaria. Certamente però non si è detto abbastanza di quell’altra filiera che la vita, nello stesso periodo, soltanto in Italia l’ha salvata a circa sessanta milioni di uomini, donne, anziani, bambini, cioè a tutti noi: se mentre l’Italia chiudeva per Covid abbiamo sempre avuto da mangiare il merito va agli uomini e alle donne della filiera agroalimentare. Con le code per la spesa e il problema degli anziani chiusi in casa, certo. Ma problemi legati alla logistica, non alla mancanza di questo o quello: anzi perfino le farine, tolto qualche giorno di penuria dovuto al fatto che la clausura aveva improvvisamente trasformato tutti gli italiani in panettieri, adesso riempiono gli scaffali dei supermarket addirittura in formati e marchi mai visti prima se non presso distribuzioni specializzate.
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è a questa catena, a tutta la filiera che va dagli orti agli allevamenti, dai campi alle lavorazioni in scatola, e in particolare al settore della «trasformazione» per il carico di sfida e innovazione cui è chiamata, che per la prima volta hanno ora deciso di pensare quattordici Fondazioni bancarie insieme: non singolarmente, ma mettendosi «in rete». Lo hanno fatto costituendo una associazione e battezzandola Filiera Futura, a cui hanno aderito anche Coldiretti e Università di scienze gastronomiche di Pollenzo, in provincia di Cuneo. A lanciare l’iniziativa è stata proprio Fondazione Crc, e le tredici che l’hanno seguita (finora, perche la chiamata è sempre aperta) coprono tutto il territorio nazionale: da Viterbo a Genova, da Biella a Bolzano, da Gorizia a Fabriano e Cupramontana, e poi Jesi, Lucca, Padova e Rovigo, e poi Torino con Crt, e Fondazione Friuli, e Fondazione Con il Sud.
Gli scopi dell’associazione partono dalla volontà di «incentivare, raccogliere, stimolare e portare a compimento progetti condivisi nel settore della trasformazione agroalimentare italiana per generare innovazione», con un «approccio etico alla produzione e distribuzione in tutti gli ambiti, dagli investimenti alla qualità dei prodotti». In concreto questo significherà sostenere «le sfide dell’Agroalimentare 4.0, il marketing globale di prodotti locali e la trasformazione digitale delle imprese agroalimentari, lo sviluppo locale delle aree interne basato sulle filiere agroalimentari, la sostenibilità delle produzioni, l’attrazione di risorse dell’Unione Europea come asset centrale per il sostegno all’agroalimentare italiano».
Carlo Petrini, presidente dell’Università di scienze gastronomiche nonché del Comitato scientifico di Filiera Futura, sottolinea i risvolti sociali del progetto: «La produzione agroalimentare diventerà nei prossimi anni il paradigma di una nuova economia strategica per il recupero della socialità e delle tradizioni, per garantire il presidio dei territori, anche di quelli marginali, e per la promozione della sostenibilità ambientale». Ma questo significa l’esatto contrario del guardare indietro: «Condizione essenziale perché questa economia possa svilupparsi – chiarisce – sarà la capacità di cogliere le sfide e le opportunità dell’innovazione tecnologica».
Esperienza
Del resto – come ha ricordato Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti Piemonte e numero due dei Comitato delle organizzazioni agricole europee (Copa) – l’agroalimentare «rappresenta oggi, dai campi coltivati alla ristorazione, oltre un quarto del Pil italiano: e investire in questo settore significa anche dare una risposta concreta, con la creazione di posti di lavoro, alla crisi occupazionale senza precedenti generala dall’emergenza coronavirus». Naturalmente, ha aggiunto, il contributo di Coldiretti potrà basarsi anche sulla «esperienza maturata con la rete Campagna Amica e i progetti di filiera corta per le 20mila aziende agricole che vi hanno aderito». E il presidente di Fondazione Crc, Giandomenico Genta, ha aggiunto che «proprio la firma dell’atto costituivo di Filiera Futura testimonia quanto la produzione agroalimentare di qualità sia un settore centrale e strategico per il futuro di tutto il nostro Paese, tanto più mentre i territori stanno costruendo e sperimentando soluzioni nuove e innovative».
«Un ottimo esempio di progetto di rete – conclude Gilberto Muraro, presidente di Fondazione Cariparo – che mai come in questo periodo storico diventa fondamentale». «Con il merito fondamentale – gli fa eco tra gli altri Marcello Bertocchini di Fondazione Carilucca – di mettere a sistema conoscenze, energie e risorse».
di Paolo Foschini