Gentile Consumatore

l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, nell’ambito del progetto “Consuma Consapevole e Responsabile”, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico (DM 7 febbraio 2018), intende orientare la conoscenza e l’educazione dei cittadini verso un consumo consapevole e responsabile di risorse alimentari, ambientali ed energetiche. Dire NO! allo spreco è ormai necessario.  Alla luce del crescente consumo di risorse energetiche, nonché della minaccia concreta del riscaldamento globale, verranno affrontati i grandi temi della sostenibilità e della responsabilità dei consumatori, aprendo inattese possibilità di intervento attivo, tramite comportamenti corretti e buone abitudini.

Lo sapevi che un consumo consapevole è un consumo senza sprechi?

Dagli ultimi dati diffusi durante la giornata nazionale contro lo spreco alimentare, la maggior parte degli sprechi avviene tra le mura domestiche, perché il cibo che conserviamo in frigorifero o nella dispensa per troppo tempo senza consumarlo finisce inevitabilmente nella spazzatura. Lo spreco di cibo domestico raggiunge i 12 miliardi, ai quali vanno aggiunti anche gli sprechi che si realizzano lungo la filiera, dalla produzione fino alla distribuzione, per un totale di 15 miliardi di cibo buttato via ogni anno (http://www.repubblica.it/solidarieta/cibo-e-ambiente/2020/02/05/news/spreco_alimentare-247703654/).
E quando finisce nella spazzatura, il cibo diventa rifiuto e genera notevoli costi ambientali, sociali ed economici. Secondo un’analisi condotta a livello europeo, in un anno si sprecano 88 milioni di tonnellate di alimenti, pari a 173 Kg a persona. La produzione ed il successivo smaltimento dei rifiuti alimentari, compresi gli imballaggi nei quali sono conservati, causano l’emissione di ben 170 milioni di tonnellate di CO2 e si sprecano 26 milioni di tonnellate di risorse, dall’acqua al suolo. I costi generati da questa enorme quantità di rifiuti sono stimati in circa 143 miliardi di euro.
Ma oltre ai costi economici ed ambientali, gravissime sono anche le conseguenze sul piano sociale: la questione dello spreco, che coinvolge soprattutto i Paesi occidentali, deve far riflettere su quanto accade, invece, nei Paesi poveri del mondo, dove sono ancora 820 milioni le persone che soffrono la fame, secondo i dati FAO.
Considerata la relazione che esiste tra il benessere – di cui ogni persona deve poter godere secondo il principio della sicurezza alimentare – e lo spreco, che evidenzia lo squilibrio tra quanti consumano troppo e quanti consumano troppo poco, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha espressamente previsto, tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile che compongono l’Agenda 2030, l’impegno, a livello internazionale, di garantire modelli sostenibili di produzione e consumo. In particolare, la sostenibilità dei modelli di produzione e consumo è assicurata attraverso la riduzione del 50% dell’ammontare pro-capite dei rifiuti entro il 2030 e la riduzione, entro lo stesso termine, delle perdite di cibo lungo le filiere di produzione e distribuzione, comprese le perdite post-raccolto.
Anche l’Europa si è impegnata a rispettare gli obiettivi dello sviluppo sostenibile ma ha anche avviato un profondo sistema di riforme in materia di prevenzione dei rifiuti al fine di assicurare un impiego efficiente delle risorse nell’ambito dell’economia circolare. Si propone, infatti, un modello di produzione e consumo basato su una maggiore efficienza nell’impiego delle risorse al fine di ridurre la generazione dei rifiuti non riciclabili e limitare lo spreco delle risorse.

Evitare gli sprechi alimentari fa bene alla salute.

Acquistare cibo responsabilmente, infatti, fa bene non soltanto all’ambiente ma anche alla salute. Adottare un regime alimentare sano riducendo il consumo di prodotti processati ricchi di sale, zuccheri o grassi e privilegiare frutta e verdura fresca e di stagione, cereali e legumi secondo il modello della Dieta mediterranea, consente non soltanto di ridurre l’apporto giornaliero di calorie in eccesso, ma favorisce la diffusione di un modello di produzione rispettoso dell’ambiente.
Infatti, produrre alimenti seguendo il ciclo naturale delle stagioni e adottando pratiche agricole che valorizzano la fertilità dei suoli, significa produrre cibo che si conserva più a lungo e che offre maggiori garanzie di benessere perché mantiene intatte proprietà nutrizionali in termini di vitamine e minerali.
L’Italia è il primo Stato europeo, insieme alla Francia, ad essersi dotata di una legge antispreco.
La legge 19 agosto 2016, n. 166, anche conosciuta come Legge Gadda, dal nome della sua prima firmataria, l’On. Maria Chiara Gadda, si pone come obiettivo quello di ridurre gli sprechi dal campo alla tavola, limitando gli effetti negativi sull’ambiente e favorendo il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari.
La legge dà particolare valore al concetto di eccedenza alimentare, riferito alla possibilità di donare alimenti che siano rimasti invenduti o che non siano più idonei ad essere commercializzati per alterazioni dell’imballaggio, ma che siano ancora conformi alle regole di igiene e sicurezza alimentare.
Lo spreco alimentare, invece, è riferito all’insieme dei prodotti alimentari scartati dalla catena agroalimentare per ragioni commerciali o estetiche ovvero per prossimità della data di scadenza e che in assenza di un possibile uso alternativo, sono destinati ad essere smaltiti.

COSA POSSIAMO FARE PER NON SPRECARE IL CIBO?

Tanti sono gli accorgimenti che possiamo adottare nella vita quotidiana per evitare di gettare nella spazzatura alimenti ancora adatti al consumo. Ad esempio, è importante, prima di dedicarsi agli acquisti, organizzare una lista della spesa che includa soltanto il necessario; verificare sempre l’etichetta, specialmente la data di scadenza; controllare la temperatura del frigorifero per conservare i prodotti sempre freschi; consumare gli avanzi del giorno prima o trasformarli in compost per concimare piante e giardino di casa; privilegiare le produzioni locali acquistando nei mercati di vendita diretta riservati agli agricoltori dove possiamo scegliere prodotti freschi e di stagione, rispettando l’ambiente, perché le filiere di commercializzazione sono corte e i prodotti acquistati sono locali e poco trasformati.

(da Newsletter URT – Progetto CONSUMA del 1 aprile 2020)

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