Si chiamano Reithera, Takis, Irbm, sono le tre imprese biotec­nologiche che nel Lazio stanno lavorando a un vaccino contro il Coro­navirus. Le prime due nel distretto tec­nologico di Castel Romano, la terza a Pomezia nell’ex stabilimento della Merck. I loro manager spesso hanno lavorato insieme nelle bigpharma. Sono il segno di come il Lazio si sta riposizionando sull’innovazione biotech.

Lavori in corso

Irbm, che fa capo alla famiglia di Pietro Di Lorenzo, lavora al vaccino con lo Jenner Institute di Oxford. Ha 22mila metri quadrati di laboratori, è operativa dal 2010 e ha già sviluppato il vaccino per l’Ebola nel 2015, poi venduto a Gsk. Ha costruito un consorzio pubblico-privato con il Cnr e l’Istituto superiore di sanità, collabora con l’università del Texas. «Sul Covid 19 siamo in fase di pre-test—dice Matteo Liguori, ammi­nistratore delegato — . Siamo partiti in 20, ora siamo 250. Abbiamo un valo­re della produzione di 48 milioni, 5 milioni di utile dopo le tasse».

Anche Reithera è in pre-test. Fa capo a una holding svizzera, è parte dell’ex Okairos acquisita a caro prezzo da Gla­xoSmithKline nel 2013. «Abbiamo fondato questa nuova società dove so­no entrati tutti i manager e i ricercatori di Okairos—dice la ceo Antonella Fol­gori —. Per il vaccino contro il Covid 19 abbiamo costruito un vettore adenovirale proprietario, lo stiamo usando co­me uno shuttle che porta la proteina Spike del coronavirus, contro la quale si vogliono generare anticorpi. Abbia­mo un’officina d’avanguardia per la produzione, il piano è avere 10 mila do­si di vaccino a maggio. Se c’è il via di Iss e Aifa, potremo sperimentare in Fase 1 su volontari sani la sicurezza e la immunogenicità del vaccino». Costo del progetto, sui 4 milioni. L’azienda è in utile (2,2 milioni 2019 attesi).

Takis ha lanciato una raccolta sul web per avere due milioni. Il suo vaccino è un frammento di Dna sintetico codifi­cato per una versione immunogenica della proteina Spike del Covid 19. Ha avviato la sperimentazione animale, attende per fine aprile i risultato con l’ospedale Spallanzani. Spera che lo studio clinico parta entro l’anno.

Non sono le sole imprese che lavorano sull’innovazione in questa regione, che da circa un anno sta cercando di razionalizzare gli investimenti.

I big

«C’è una ricerca spasmodica per tro­vare soluzione a malattie emergenti come il Covid 19, su cui ci sono una cinquantina di progetti di vaccini nel mondo che danno lavoro anche all’Ita­lia —dice Massimo Saccabarozzi, presidente di Farmindustria e ceo del­l’americana Janssen (J&J) che ha sede anche a Latina e sta studiando due vaccini contro il Covid 19 —. La Regione Lazio ha costituito un gruppo di lavoro con le multinazionali sull’innovazione farmaceutica. L’idea è fare del Lazio un polo d’innovazione europeo».

È il Consiglio delle imprese internazionali costituito a metà 2018 dal go­vernatore Nicola Zingaretti e affidato a Gian Paolo Manzella, Pd, sottosegreta­rio allo Sviluppo. Dice Scaccabarozzi: «Ora è tutto fermo, ma il lavoro è parti­to bene e riprenderà. Va potenziato il rapporto pubblico privato per investimenti in fabbriche e nuove startup».

di Alessandra Puato

(da L’Economia del Corriere della Sera del 30 marzo 2020)

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