Siamo diventati più digitali, ma anche attenti alla sostenibilità, e non solo di quello che mangiamo. Abbiamo ritrovato il supermercato vicino a casa, ma anche scoperto la spesa online e il digital banking. Cerchiamo di muoverci a piedi o in bici, evitando gli affollati trasporti pubblici. Il coronavirus e il lockdown hanno insomma profondamente cambiato il consumatore italiano, la sua sensibilità, i canali di spesa e le voci di acquisto. Ecco i cinque macrotrend di evoluzione dei consumi nel nostro Paese.
1. Spesa alimentare online, di prossimità e low cost
Durante la quarantena in casa gli italiani hanno scoperto la spesa online. Secondo l’Osservatorio Nomisma-Crif sul lockdown, per la prima volta il 12% dei consumatori ha utilizzato i canali digitali della grande distribuzione, oltre al 14% che già lo usava prima dell’emergenza. Non è mancato chi è ricorso alle piattaforme online dei produttori, dove gli user sono raddoppiati, attestandosi al 15% delle famiglie. In generale, i sondaggi effettuati da McKinsey riferiscono di un aumento delle spese alimentari online che oscilla tra il 19% e il 25%.
Mentre secondo una ricerca di PwC i consumatori che si sono convertiti al digitale sono quasi un terzo del totale, e quasi tutti stanno continuando a comprare generi alimentari su internet anche a lockdown terminato (85% in Italia, 88% in Spagna e 90% in Francia).
Altro trend emergente è quello della riscoperta dei piccoli supermercati di vicinato, con una quota di utilizzatori passata secondo Nomisma-Crif dal 40% al 54%, mentre sono scesi gli ipermercati (dal 67% al 48%). La ricerca PwC conferma come piccole botteghe e negozi di quartiere siano diventati i punti vendita prediletti dal consumatore, rivalutati dal 29% degli intervistati: si tratta di un trend destinato a restare anche dopo l’emergenza, grazie al riconsolidamento della relazione tra cliente e commerciante.
Terza tendenza importante è l’attenzione ai prezzi, legata alla crisi economica. Da qui il ritorno di fiamma dei discount, segnalato dal sondaggio McKinsey, con quasi un italiano su cinque che ha deciso di rivolgersi a supermercati “low cost” ma soprattutto con il 61% che in futuro pensa di non abbandonarlo.
2. Sostenibilità, chilometro zero e filiera corta
La sostenibilità ha assunto un ruolo ancora più centrale durante il coronavirus. Un recente report di Capgemini, condotto in nove grandi Paesi tra cui l’Italia, rivela come il 79% della popolazione stia modificando le proprie preferenze di acquisto in base a criteri come responsabilità sociale, inclusività o impatto ambientale. Dopo il Covid, il 67% dei consumatori ha infatti dichiarato che presterà maggiore attenzione alla scarsità delle risorse naturali, mentre il 65% ha affermato che nella “nuova normalità” sarà più attento all’impatto dei propri consumi. Più della metà degli intervistati (52%) afferma di avere un legame emotivo con prodotti o aziende ritenuti sostenibili, mentre il 64% dichiara che acquistare prodotti sostenibili li fa sentire meglio (percentuale che raggiunge il 72% nella fascia d’età 25-35 anni).
L’Osservatorio Nomisma-Crif conferma come i consumatori si siano concentrati su prodotti made in Italy e di provenienza locale: durante il lockdown il 28% dei responsabili acquisti ha iniziato ad acquistare prodotti provenienti da filiere corte. Sulla sostenibilità dei prodotti si basa il 20% delle scelte di acquisto, mentre il 12% mette in primo piano un packaging sostenibile. In un contesto in cui l’attenzione alla salute e all’ambiente la fanno da padroni, non stupisce il successo del biologico: durante la quarantena il 30% degli italiani ha sperimentato per la prima volta prodotti bio, con vendite che secondo i dati Nielsen sono cresciute dell’11% nella grande distribuzione nei primi tre mesi del 2020. Secondo Nomisma-Crif resterà forte anche il trend dei prodotti pronti, passati dal 47% pre-coronavirus al 62% attuale e futuro.
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(Continua la lettura su Tomorrow Augmented di AXA IM dell’ 8 settembre 2020)