Sul sito di Esi, azienda di prodotti fitoterapia e integratori, sono raccolti gli scatti social degli utenti più fedeli, che diventano i migliori ambasciatori di pappa reale o ginseng. Su quello di La Sportiva, azienda trentina che produce scarpette d’arrampicata e scarponi per l’alta montagna, la storia del marchio è narrata attraverso un video in inglese dal titolo (e dalle immagini) evocative: Sound of a brand. Lo stesso linguaggio è scelto da un’altra azienda calzaturiera, questa volta del lusso: così i sandali e le decolleté di René Caovilla vengono disegnate e prendono vita tra le mani di artigiani espertissimi in un «mini film» sofisticato.
Sono alcuni esempi di come comunicano, attraverso il web e non solo, alcune delle trenta finaliste del premio «L’impresa è comunicazione» 2019, nato dalla collaborazione tra L’Economia del «Corriere della Sera» e l’Università Iulm di Milano, e che verrà assegnato venerdì 15 marzo durante l’evento «L’Italia genera futuro», che festeggia il secondo compleanno del settimanale. Sono state scelte tra aziende virtuose: appartengono infatti alle 500 Pmi che l’anno scorso sono rientrate tra i Champions de L’Economia, con un fatturato compreso trai 20 e i 120 milioni di euro e la loro crescita, dal 2010 al 2016, è stata del 7% annuo.
«Per troppo tempo abbiamo considerato la comunicazione un optional se non addirittura un gadget — spiega Gianni Canova, rettore dell’ateneo milanese che sulle scienze della comunicazione da sempre focalizza la sua offerta formativa —. Ora finalmente stiamo capendo che non è cosi e che la comunicazione d’Impresa è un elemento strategico nello sviluppo economico e sociale del Paese». Perché non si tratta solo di farsi conoscere o attrarre clienti: per le aziende, parlare di sé è un’occasione imperdibile.
Nell’era che gli studiosi di brand e marketing chiamano «age of you», dove al centro non c’è più il prodotto ma l’essere umano, l’individuo prima che il consumatore, con i suoi valori, le sue idee e principi, la comunicazione non serve più solo a gestire e veicolari messaggi, ma aiuta le imprese a sviluppare una rete di relazioni nell’ecosistema in cui operano, per costruirsi una reputazione solida, posi tira e chiara, su temi che stanno diventando centrali come la responsabilità sociale dell’imprenditore e la sostenibilità ambientale del modello di produzione. Solo così sale la fiducia. E si diventa più competitivi.
La vincitrice è stata scelta dopo tre fasi di valutazione: la prima, un’analisi della presenza digitale delle aziende sui social media, la seconda, uno studio della corporate story aziendale, più una terza affidata al giudizio di una giuria dì esperti, presieduta dal direttore del «Corriere» Luciano Fontana e dal rettore Canova, e composta da giornalisti del quotidiano e professori dell’ateneo milanese.
di Francesca Gambarini
(da Corriere della Sera del 15 marzo 2019)