L’ epidemia, che sta colpendo fortemente gli abitanti nelle varie regioni dell’Italia, ha completamente bloccato le Organizzazione Non Governative (Ong) italiane nelle loro capacità di raccolta fondi. Fra queste forse la più importante e con un importante e immediato impatto è la difficoltà nel reperimento dei contributi finanziari ai progetti (i cosiddetti cofinanziamenti). Le ong sono infatti contrattualmente tenute a contribuire a gran parte dei progetti con percentuali che per la Ue in genere variano dal 15 al 25% del valore totale di progetto.
Nell’attuale situazione i donatori privati a cui normalmente le ong si rivolgono, stanno diversamente orientando la loro volontà di contribuzione. Una situazione, però, che mette a rischio progetti che coinvolgono nei Paesi più poveri del mondo migliaia di collaboratori locali e milioni di beneficiari e che spesso rappresentano l’unica speranza di sopravvivenza. In gioco c’è anche l’esistenza stessa delle ong e con loro rischia di soccombere il vasto bagaglio di know how e di visibilità dell’Italia all’estero e tutte le iniziative in cui i maggiori donatori come la Ue e Aics han creduto.
In attesa che si torni alla normalità, le ong non possono abbandonare il campo. In Zimbabwe, ad esempio, è appena partito un progetto finanziato dall’Unione Europea, per il quale al Cesvi è richiesto un cofinanziamento di 405.000 euro nei prossimi 3 anni e mezzo. L’eventuale interruzione del progetto coinvolgerebbe 1.558 famiglie (8.000 persone circa) che lavorano 725 ettari di terreni irrigati con tecnologie a basso consumo d’acqua e con le quali, oltre all’attuale produzione di arance, si coltiveranno in futuro anche paprika e zafferano, prodotti a maggior redditività. Mettendo, inoltre, a rischio anche le attuali coltivazioni di autosostentamento.
Per questo sarebbe opportuno che il Governo italiano e le Istituzioni europee preposte alla cooperazione internazionale si facessero urgentemente carico del problema, adottando misure che potrebbero riguardare: 1) l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) dovrebbe entrare come partner delle Ong nei progetti europei già cofinanziati o in corso di contrattualizzazione; 2) i progetti della stessa Aics vanno resi operativi senza cofinanziamento; 3) l’Unione Europea dovrebbe bloccare il contributo di autofinanziamento. Su questo, le associazioni delle ong italiane, Link e Aoi stanno cercando di sensibilizzare la politica.
Il valore strategico del mantenere attivi tutti i progetti di cooperazione intemazionale, quelli italiani e quelli europei, è evidente, così come lo è il fattore tempo della decisione politica.
di Gloria Zavatta
Presidente Cesvi