Bruno Calchera
È una domanda che ci facciamo sempre più spesso in redazione.
Vediamo che proprio la parola sostenibilità ha cessato di avere quel non so che cosa che era presente e trainava ogni spot, ogni pubblicità che veniva posta sui media cartacei e digitali.
Persino i Social erano un canale virtuoso per far presente che una impresa aveva recepito il “nuovo” dell’Agenda 2030 e stava intervenendo per “innovare” la propria concezione dell’operare fruttuosamente.
Persino le Borse premiavano lo sviluppo sostenibile attraendo finanziamenti.
Scrive Patrizia Puliafito (“Economia – Supplemento del Corriere della Sera, pag. 36): “Nonostante l’incertezza economica la green economy è tra i settori che sta crescendo di più. A livello globale l’economia verde oggi vale 5000 miliardi di dollari con stime di aumento del 6%” entro il 2030”. È una frase importante.
Anche lei riferisce che il contesto economico internazionale è complesso, con instabilità geopolitica – e non cita la guerra – e “nuove forme di negazionismo”. I settori trainanti– continua Puliafito – hanno l’ambizione di ridurre i gas serra, la gestione del carbonio e del metano, economia circolare e gestione rifiuti. Vi sono delle tendenze negative: “i veicoli elettrici presentano già costi competitivi a livello globale e le tecnologie come l’idrogeno a basse emissioni di carbonio (…) hanno bisogno ancora di supporto sostanziale per invertire la curva dei costi.” La conclusione è che le aziende che hanno ricavi green ottengono risultati finanziari migliori.
Un’ottima testimonianza ma che non sposta un certo sentire che ha emarginato la parola stessa: Sostenibilità. Molti convegni avevano uno appeal trainante nella testimonianza dei leader delle aziende più innovative e più impegnate che raccontavano quali cambiamento, quale innovazione era in atto in tema di Sostenibilità: ora accade di meno, molto di meno. Come editori, che per anni abbiamo raccontato la vita aziendale attraverso iniziative concrete sullo sviluppo sostenibile, siamo sensibili alle svolte culturali che vengono date dalla cronaca di tutti i giorni.
Vediamo e gustiamo spot, pubblicità, ed ogni forma di comunicazione.
Non vediamo più – così pare a noi – il desiderio di affacciarsi al mercato con una visione incentrata dall’apporto della sostenibilità e dai suoi diversi paradigmi esplicativi. Ad esempio abbiamo assistito in TV alle settimane della moda che un tempo era alla avanguardia per documentare lo sviluppo della economia circolare per molti capi di vestiario innovativi, così i prodotti di bellezza erano esplicativi sulla composizione di prodotti naturali e sui processi di fabbricazione.
Esiste un fatto paradossale: le imprese – direi le maggiori – spendono quattrini per un Reporting di Sostenibilità cui sono obbligati dalla legge. Fanno un ottimo lavoro. Alle fine lo postano sul sito. Abbandonato alla curiosità di chi ha intenzione di sorbirsi le 80-100 pagine che riassumono la sostenibilità di una azienda.
Noi abbiamo sempre ritenuto che un racconto, che le sintesi di una Reporting veicolate attraverso la Stampa, attraverso un media come il nostro o altro media, non fosse solo utile, ma indispensabile. Se l’investimento per una Bilancio di Sostenibilità raccoglie il meglio e l’operare di una realtà produttiva, questo deve avere la massima enfasi. È sempre utile per stakeholders e per persone incuriosite.
La testimonianza è sempre la forma di comunicazione più affidabile e certa: ebbene lo sviluppo sostenibile e la stessa Agenda ONU hanno la necessità di mostrare fatti nuovi, buone prassi, innovate capacità, cambiamenti, soluzioni e, perché no? anche problemi e difficoltà per raggiungere obiettivi.
I Social aiutano questo percorso: ad esempio Linkedin svolge un compito importantissimo, ma non può raccontare la vita aziendale completamente o riprendere un Reporting integralmente o con una sintesi propria.
Noi ci siamo dati, all’origine, questo compito: essere un media utile per la divulgazione della sostenibilità.
Per questo ci siamo attrezzati.
Ci piacerebbe trovare sul nostro cammino il maggior numero di imprese, anche PMI, desiderose di raccontare sempre più come cammina la loro Sostenibilità.
(2 marzo 2026)