Davide Bulgarelli, Amministratore Delegato di Bulgarelli Production racconta come tutta la produzione dell’azienda sia incentrata sui valori dell’Agenda 2030, generando anche condivisioni operative attraverso la creazione del Gruppo Mosaiq.
Leggi l’articolo a cura di Bruno Calchera qui sotto, oppure da CSRoggi Magazine – n.2 – Anno 11 – Aprile/Maggio 2026; pag. 24
a cura di Bruno Calchera
La visione del sito web della Bulgarelli Production è sorprendente: troviamo infatti oltre al Reporting di Sostenibilità anche precisi riferimenti agli indicatori ESG per lo sviluppo sostenibile. Da sempre Davide Bulgarelli ha impostato la sua impresa legando i passi della crescita alle indicazioni suggerite dall’Agenda 2030: dagli incontri professionali alla partecipazione al “Salone della CSR e della Innovazione Sostenibile” in Università Bocconi. Infine, sono da sottolineare gli incontri con specialisti per avviare un’auto-formazione utile all’organizzazione aziendale e alla verifica dei processi.
Dottor Bulgarelli, la prima domanda è relativa alla Carbon Positive su cui è incentrato un importante item della sua Azienda.
«Sì, faccio un passo indietro. Ho sempre avuto un certo tipo di sensibilità verso queste tematiche fin da giovane, lo faccio l’imprenditore da quando ho 21 anni, quindi da 32 anni. Ho sempre cercato di applicare buone pratiche alla mia attività, pratiche di buon senso e di responsabilità. Nel 2013-2014, quando finalmente sono riuscito a riunire tutte le attività oggetto del mio lavoro, le ho racchiuse in uno stesso immobile, a Carpi, e da quel momento ho iniziato un percorso di alfabetizzazione della sostenibilità. Sono stati utili consulenti e collaboratori. Ho fatto un Master con la SdA Bocconi e con il MIT di Boston, che mi hanno aiutato a creare quella base culturale sulla sostenibilità, che mi ha permesso di fare scelte imprenditoriali più serie».

Ci può raccontare più precisamente alcuni degli obiettivi che avete raggiunto e che sono il vostro fiore all’occhiello?
«Il mio primo obiettivo è stato quello di raggiungere la Carbon Neutrality. Naturalmente lo volevo raggiungere attraverso un percorso fatto da mitigazione delle emissioni, misurazione e compensazione attraverso servizi ecosistemici e riforestazioni. Mi sono chiesto: perché fermarsi alla Carbon Neutrality? Abbiamo dunque cercato di diventare Climate Positive. Ho voluto un approccio olistico, mi sono preoccupato di rendere più sostenibile la mia organizzazione. Per giungere alla Carbon Neutrality prima e alla Carbon Positivi- ty dopo, siamo passati da un percorso di misurazione attraverso la certificazione ISO 14064 dove abbiamo conteggiato tutte le emissioni della nostra organizzazione da monte fino a valle. Successivamente abbiamo badato alla riduzione dell’energia che consumavamo, ai materiali che utilizzavamo, alle tecnologie aziendali fino alla mobilità dei dipendenti. Ci ha aiutato la collaborazione con ETIFOR, una società spin-off dell’Università di Padova, che aiuta le aziende per migliorare i benefici economici, ambientali e sociali. Con ETIFOR abbiamo messo in piedi tutta una serie di iniziative, di attività, di servizi ecosistemici e di riforestazioni. Tutte in Italia e tutte in boschi FSC (Forest Stewardship Council – Italia). Per me era molto importante contribuire alla riforestazione o ai servizi ecosistemici in boschi FSC, perché volevo che tutto fosse rendicontato in modo inattaccabile e scientifico. Abbiamo raggiunto la Carbon Positivity nel 2020 e non l’abbiamo mai abbandonata».
Passiamo al tema del reporting aziendale. Sappiamo che avete vinto il “Premio Bilancio di Sostenibilità” del Corriere della Sera (Buone Notizie), e lo vincete da tre anni. E il Reporting Aziendale, aspetto non secondario, è un vostro prodotto…
«Realizziamo il Bilancio di Sostenibilità ormai da cinque anni. Prima facevamo una rendicontazione.siamo partiti gradualmente. Abbiamo iniziato a fare più sul serio con un Bilancio di Sostenibilità che evidentemente si è dimostrato anche fatto bene. Nel bilancio di sostenibilità c’è scritto tutto in modo ineccepibile. Quando si pubblica il Bilancio nel sito, si tende a renderlo un po’ più commerciale, un po’ meno tecnico per non confondere o non annoiare chi lo legge. Per quello redatto anche in formato cartaceo, abbiamo scelto una stesura più scientificamente corretta possibile. Una cosa che mi piace sempre sottolineare del nostro Bilancio di Sostenibilità che al contrario di tanti altri Bilanci che mi è capitato di vedere dove raccontano tutto quello che le Aziende faranno nei prossimi anni, a noi piace raccontare quello che abbiamo fatto e che facciamo, perché risulta molto più reale. Cioè, si può toccare veramente con mano tutto il nostro sforzo in questa direzione».
Sul tema valoriale ci può fare qualche esempio del vostro impegno? Di uno, la Carbon Positive, abbiamo già parlato, quali sono state le altre vostre tappe più importanti?
«Secondo me le più importanti sono quelle culturali, nel senso che come raccontavo prima è sempre stata una mia sensibilità personale, e quando una dozzina di anni fa ho iniziato a parlare di quanto volessi investire tempo, denaro, energie sul tema della sostenibilità in senso scientifico, all’interno del mio staff ho visto, all’inizio, facce abbastanza perplesse. Una cosa che mi rende veramente molto orgoglioso è il fatto che adesso sono tutti a bordo, completamente, sono quasi più convinti di me. Vorrei citare anche Tesserci trasformati in una B Corp, aver creduto alla bontà delle certificazioni aziendali di risultato e infine aver contribuito alla creazione del gruppo Mosaiq Group Spa».

È importante riprendere il tema dell’organizzazione della Bulgarelli Production in modo più specifico e conoscere come si è formato proprio il Gruppo Mosaiq. Ci aiuta a farlo?
«Bulgarelli Production è la mia azienda da oltre trent’anni e oggi conta circa 30 collaboratori. Due anni fa, insieme ad altri imprenditori, abbiamo dato vita a Mosaiq Group: un progetto nato prima di tutto da una visione industriale condivisa, non da una logica prettamente finanziaria. L’obiettivo era creare un gruppo specializzato nel packaging e ne labelling di eccellenza, mettendo insieme aziende complementari per competenze, mercati e know- how, ma accomunate da valori simili e da una forte attenzione alla qualità, all’innovazione e alla sostenibilità. La particolarità dell’operazione è che ciascun imprenditore ha ceduto il 100% della propria azienda alla holding Mosaiq Group, reinvestendo però nel gruppo e diventandone azionista. Questo significa che oggi non siamo più proprietari diretti delle singole aziende, ma soci di un progetto comune più ampio. Allo stesso tempo, ogni imprenditore è rimasto alla guida operativa della propria realtà come CEO, garantendo continuità gestionale, presidio del know-how e mantenimento dell’identità aziendale. È un aspetto fondamentale, perché Mosaiq non nasce persostituire le storie imprenditoriali delle singole aziende, ma per valorizzarle all’interno di una strategia industriale condivisa. Nel mio caso, continuo quindi a guidare Bulgarelli Production e, all’interno del Gruppo, ricopro anche il ruolo di Chief Sustainability Officer. È un incarico che nasce dal percorso costruito negli anni da Bulgarelli Production sui temi della sostenibilità, un percorso che il Gruppo ha riconosciuto come elemento distintivo e strategico da estendere progressivamente a tutte le aziende».
Quali altre aziende partecipano?
«Oggi Mosaiq Group riunisce realtà altamente specializzate e complementari tra loro, con l’obiettivo di offrire una proposta integrata nel mondo del packaging e del labelling di alta gamma. Fanno parte del Gruppo lo Scatolificio Valtenna, nelle Marche, specializzato nella produzione di scatole rigide di eccellenza; D’Auria Packaging, focalizzata sulle shopping bag in carta premium; Co.Ri, realtà toscana specializzata nel packaging tessile, come dust bag e copriabiti; Brand Label, azienda attiva nel settore delle etichette tessute con sede principale in Puglia; Bulgarelli Production, che opera nel mondo del labelling e del micropackaging; e infine Redmark, ultima acquisizione de Gruppo, anch’essa specializzata in cartellini ed etichette con filiali in Turchia e Cina. La forza di Mosaiq sta proprio nella complementarità delle competenze e nella capacità di coprire in modo integrato diverse esigenze del packaging per i brand del lusso e della moda, mantenendo però all’interno di ogni azienda un elevato livello di specializzazione. Oltre a continuare a guidare Bulgarelli Production, ricopro anche il ruolo di CEO di Redmark, con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente le sinergie tra le realtà del Gruppo nell’ambito del labelling e dei servizi ad alto valore aggiunto».
L’Economia Circolare sembra essere di casa sia nella Bulgarelli Production, sia in Mosaiq: quali sono le esperienze più significative che avete intrapreso, e quali intendete sviluppare ulteriormente?
«Qui in Bulgarelli abbiamo già da diversi anni messo insieme un sistema di raccolta di tutti i materiali di scarto, quindi il 100% dei nostri sfridi di produzione – che sono tutti in carta e cartoncino – vengono poi raccolti da un partner che periodicamente, ogni 10 giorni o due settimane, viene a raccogliere le ceste di scarti per poi portarle a riciclare. Una cosa molto interessante è il fattore di conversione FSC, cioè se noi prima – fino a 5, 6, 7 anni fa – avevamo un fattore di conversione del 65% (fatta 100 la carta che noi compravamo, il 65% diventava prodotto e il 35% diventava scarto) oggi abbiamo migliorato drasticamente anche questo aspetto e attraverso tecnologie, la qualità e l’impiego dell’eco design, siamo arrivati adesso a11’80%, risultato che ritengo rappresentare un grandissimo miglioramento».

Parliamo di investimenti e tecnologia: quali sono stati gli investimenti che hanno dato il miglior profitto? E lo sviluppo tecnologico a che punto si è attestato?
«Ci sono state iniziative che sentivo sempre più l’esigenza di dover perseguire. Il percorso della sostenibilità ha guidato sia gli investimenti, sia lo sviluppo tecnologico: man mano che lo facevo, il mercato mi dava sempre più ragione, e mi obbligava a compiere passi ulteriori che hanno portato evidenti vantaggi, non ultimi i progressi in tema di conoscenza, di pubbliche relazioni e di collegamenti che hanno arricchito il mio bagaglio culturale e tecnico. Il discorso tecnologico è stato fondamentale: ho approfittato degli incentivi previsti dal Piano di Transizione 4.0, che erano attuali fino a qualche anno fa e che mi hanno permesso di fare investimenti veramente significativi e di far fare uno scalino in più alla mia società. Infatti, rispetto a una dozzina d’anni fa, siamo quadruplicati a livello di numero di dipendenti e a livello di fatturato: oggi l’impresa Bulgarelli Productions fattura circa 8 milioni, mentre allora eravamo una realtà da 2 milioni e mezzo di euro».
Un’altra domanda, relativa all’attuale crisi energetica. Lei ha detto che siete autosufficienti in questo settore, sia come Bulgarelli Productions, sia come Mosaiq. Ce ne vuole parlare più nel dettaglio?
«Esatto, come Bulgarelli Productions oggi lavoriamo con l’80% di autoconsumo e il restante 20% lo acquistiamo da fonti rinnovabili, con garanzia d’origine. Per il 20% che dobbiamo comunque acquistare sul mercato abbiamo concluso contratti con il prezzo già fissato per il 2026-2027 e quindi in questo momento non rischiamo di subire nessun tipo di aumento. Stessa cosa abbiamo fatto anche con Mosaiq, con percentuali di autoconsumo più basse, nel senso che in alcuni stabilimenti abbiamo il 60%, in alcuni abbiamo il 50%, ma comunque tutti gli stabilimenti sono fortemente indirizzati verso la produzione fotovoltaica della propria energia. Faccio volentieri l’esempio di Valtenna che ha 1 megawatt di fotovoltaico, quindi in più c’è riscaldamento in geotermico, riscaldamento e raffresca- mento geotermico per uno stabilimento di molte migliaia di metri quadrati. Si tratta di un’azienda di 170 dipendenti con circa 10mi- la metri di capannoni. Comunque tutte le aziende del gruppo si sono, già da un anno, convertite al 100% di energia rinnovabile e con prezzo fissato».
Significativi sono i passaggi che avete attuato per ottenere certificazioni importanti, che qualificano il vostro operare…
«Le certificazioni della Bulgarelli Production rappresentano un passaggio fondamentale, non certamente unico. Per noi che ci occupiamo di carta, non potevamo non avere la certificazione FSC, cioè Forest Stewardship Council, che è un marchio internazionale che garantisce che prodotti in legno o carta provengano da foreste gestite in modo responsabile, sostenibile e rispettoso dell’ambiente e dei diritti sociali. L’abbiamo da una decina d’anni e siamo diventati anche soci di FSC Italia. La certificazione SA8000 (Social Accountability 8000, standard internazionale volontario che attesta il rispetto di requisiti etici e di responsabilità sociale nelle condizioni di lavoro) chiede attenzione alla contrattualistica dei dipendenti e alla filiera di supply chain. Noi tendiamo a internalizzare la maggior parte delle lavorazioni, dei processi, ci sono però alcune lavorazioni che dobbiamo affidare esternamente: la scelta dei fornitori e l’attenzione che poniamo nella nostra filiera è importantissima.
Con questa certificazione ci garantiamo un metodo di controllo sicuro. Poi c’è la ISO 9001, che conoscono tutti, standard internazionale riconosciuto per la gestione della qualità (SGQ) in aziende pubbliche e private di qualsiasi settore. Abbiamo anche la ISO 14064, lo standard internazionale che definisce i requisiti per quantificare, monitorare, rendicontare e ridurre le emissioni di gas a effetto serra (GHG) delle organizzazioni, noto anche come Carbon Footprint, che è importantissima, tanto che ho ritenuto che l’avallo di questa certificazione fosse il primo obiettivo di gruppo. Come ho detto, un anno e otto mesi fa siamo diventati Gruppo Mosaiq: il primo obiettivo che mi sono posto come CSO del Gruppo, è stato quello di misurare l’impatto in termini di emissioni dannose. E stata un’impresa molto difficile, perché abbiamo dovuto considerare tante attività diverse, con molte persone e tante complessità. L’abbiamo realizzata l’anno scorso, ottenendo la certificazione di Gruppo e singolarmente, di tutte le nostre aziende».

Un’operazione così complicata ha certamente avuto la necessità di godere di supporti tecnici qualificati. A chi vi siete rivolti per un aiuto in questo processo?
«Ci siamo rivolti a ETIFOR, una società spin-off dell’Università di Padova con cui operiamo da anni, e ad AUDIREVI con cui operiamo da anni.. Abbiamo altre certificazioni di Gruppo: ad esempio la 14001 che otterremo quest’anno, e per la nostra azienda la certificazione Ecotex, dato che trattiamo etichette tessute. Infine siamo diventati B Corp».
Ecco, avete fatto un percorso nella Sostenibilità di grande coerenza: siete passati dalla B Corp all’Azienda Benefit, evidenziando sempre forti sviluppi della sostenibilità a tutti i livelli. È questo il percorso che intende seguire anche nel futuro?
«Tutto è migliorabile. Le emissioni non bisogna mai smettere di provare a ridurle. Di una cosa non mi si può accusare: di non crederci, tutta la mia storia lo documenta. Penso che il metodo di questa avventura sia stato quello di crederci e alla fine i dati mi stanno dando ragione. Quando ci sono imprenditori che fanno innovazione perché sono obbligati o ancora peggio vivono tutte le normative e tutte le novità in termini di sostenibilità come un obbligo costoso e non riescono a capirne il potenziale di opportunità, è chiaro che trasmettono questa sensazione di disagio anche a quelli che li ascoltano. Per me non è così, credo sinceramente in tutto quello che faccio e per me è importante riuscire a coinvolgere sempre più persone, convincendole di quanto sia importante perseguire gli obiettivi propri della sostenibilità».
(26 maggio 2026)