Secondo me

 

 

 

Ci sono certi argomenti che, pur essendo di indiscutibile rilevanza e interesse comune, rimangono per parecchio tempo sotto la cenere. Poi, grazie ai motivi più disparati, alcuni pertinenti e fondamentali altri meno, emergono all’attenzione generale.
Bene se emergono, direte voi. Visto che si trattava di cose importanti ed era utile che tutti ne partecipassero prima con la conoscenza, poi con l’apprendimento e poi con la concreta attuazione.
Sì, bene. Purché fra i tre passaggi appena detti non si frapponga la fase del “bla bla bla”.

Per uscire dal generico diciamo subito che sto pensando alla Sostenibilità.
Da noi all’inizio si parlava di Corporate Social Responsibility. Termini inglesi che venivano condensati nella sigla CSR e che non avevano neanche un corrispettivo nella nostra lingua. E, dei contenuti, se ne sapeva poco. Gli studiosi, chi aveva a cura il nostro Pianeta, chi sapeva guardare avanti, discuteva dei vari argomenti legati al tema e si dispiaceva di non trovare quasi mai chi fosse attento ad ascoltarli, ma soprattutto chi fosse disposto a cambiare i propri comportamenti nelle direzioni suggerite.

Poi, forse perché le cose sono peggiorate, forse perché i vari disastri preconizzati iniziavano a essere evidenti, forse perché i tempi, come può succedere, erano diventati maturi, anche da noi è nato un termine che raccoglieva i concetti e permetteva di parlarsi, in modo da condividere la comprensione: Sostenibilità. Secondo me la traduzione dei vocaboli inglesi sarebbe stata più adeguata a far comprendere il significato. Le parole “responsabilità sociale” sono più ampie e coinvolgenti della sola e più generica “sostenibilità”, ma non facciamo gli schizzinosi. Si cominciavano a drizzare le orecchie verso problemi che correvano molto più veloci dell’“accensione” dei singoli cervelli.

E così la Sostenibilità è cominciata a entrare nei discorsi comuni. Ha iniziato a coinvolgere persone e gruppi di persone. Ha propiziato la nascita di manifestazioni. E, udite udite, persino i Governi (non tutti) se ne sono accorti.
E poi c’è stata Greta. A coloro che, ammiccando, sostenevano “chissà chi c’è dietro”, a molti è venuto da rispondere “benvenuto chi c’è dietro”.
E adesso che, bene o male, forse ci sentiamo tutti coinvolti, è emerso anche il tempo del bla bla bla.

Ma spieghiamoci.

Lo sappiamo, c’è nel nostro DNA, quando una cosa entra nell’interesse comune, tutti diventiamo esperti e ci impossessiamo dell’argomento. Esempio supremo è il calcio, dove siamo tutti direttori tecnici. Anche un’altra realtà (ahimè meno piacevole) la pandemia del Coronavirus, può essere citata: siamo tutti virologi, epidemiologi, scienziati in genere.

Anche per la Sostenibilità è successo lo stesso. E, per forza di cose, è partito il “bla bla bla”.
Sembra che tutti siano esperti di quanto è necessario fare per diventare sostenibili. Ma soprattutto ne parlano. E sostengono di esserne alfieri. E la parola “sostenibilità” la infilano da tutte le parti.
È vero che c’è chi la cosa la gestisce seriamente. Magari parla poco, ma fa. Abbiamo tante grandi realtà, importanti aziende, complesse strutture che da anni, e soprattutto in questi ultimi tempi, si stanno impegnando in cose importanti. Importantissime.
Persino il denaro ci si è messo di mezzo. Grandi investitori, fondi internazionali, istituti di credito, quasi all’unisono dicono “i soldi te li diamo solo se ci dimostri che li utilizzi nel rispetto della Sostenibilità”.

E non è poco.
Anche i Governi (non tutti) appaiono interessati alla soluzione di questo tipo di problemi.
E allora, direte voi, chi è che fa “bla bla bla”?
Purtroppo molte medie/piccole aziende hanno capito, ad esempio, che nelle persone si sta sviluppando l’attenzione a rivolgersi a prodotti che stanno battendo la strada giusta. E allora tendono a millantare impostazioni e comportamenti adeguati. Ma senza dimostrare niente. Pensano forse che basti dirlo?
Un’altra categoria che non sfugge a questi comportamenti… siamo noi. Noi singoli. Almeno, sembra che molti pensino che la Sostenibilità sia un problema che devono risolvere gli altri. Cosa posso fare io?

Tu, io, noi singolarmente possiamo fare piccole cose. Ed è addirittura banale ripetere che la somma di tante piccole cose porta a realizzare grandi cose.
Insomma è giunto il momento che nessuno si tiri fuori. Che ci si renda conto che non basta solo parlare di un problema ma bisogna mettersi nell’atteggiamento del fare.
Ecco. Tutto può essere sintetizzato nell’affermazione “ognuno deve divenire protagonista”.
Era ciò che con questo articolo desideravo sostenere e supportare.

E allora, direte voi, era necessario tutto questo “bla bla bla”?

di Ugo Canonici

(da CSRoggi Magazine, anno 6, n.3, Maggio/Giugno 2021, pag. 70)

 

 


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