Dalle alghe la plastica bio amica di terra e acque
Plastiche realmente sostenibili: è quanto ritengono di aver creato gli scienziati dell’Università di Tel Aviv. La plastica rappresenta fino al 90 per cento degli inquinanti degli oceani. E anche le bioplastiche che non usano petrolio e degradano rapidamente, sostengono i ricercatori, hanno un impatto: derivano da piante, e quindi sfruttano terreno fertile e acqua dolce. La nuova tecnologia si basa su microorganismi unicellulari che si nutrono di comuni alghe marine, in un processo svolto interamente in mare, dalla coltivazione alla sintesi, e che non impatta né sull’ambiente marino né sulla vita dei suoi abitanti. Il risultato sono polimeri termoplastici chiamati pollidrossialcanoati (PHA), dai quali ottenere plastica biodegradabile, che non rilascia sostanze tossiche per l’ambiente, ma si ricicla nei rifiuti organici. La ricerca è ora orientata alla sperimentazione di diverse alghe e batteri, adatti alla produzione di bioplastiche con proprietà differenti.
La luce scioglie il cerotto
I ricercatori dell’Università di Harvard hanno creato un nuovo tipo di adesivo per applicazioni biomediche che si stacca in modo totalmente indolore grazie alla luce. Si tratta di una soluzione acquosa di catene polimeriche, che, posta tra due materiali non adesivi, li tiene uniti in maniera salda, agendo come una sorta di sutura molecolare. La luce ultravioletta si comporta come una specie di solvente, che disgrega i punti di saldatura e separa i materiali lasciandoli intatti. Le possibili applicazioni della tecnologia potrebbero riguardare dal più banale cerotto a medicazioni più complesse, a dispositivi transdermici per la somministrazione di farmaci, alla robotica indossabile.
di Cristina Pelacchia
(da L’Economia del Corriere della Sera del 31 dicembre 2018)
(foto: genitronsviluppo.com)
