L’uomo della strada

Uno degli errori più diffusi, quando si parla di comunicazione, è ritenere di “aver comunicato” solo per il fatto di aver parlato, o aver scritto o comunque aver utilizzato un qualsiasi strumento rivolto “all’altro”.

Forse perché non ci si ferma a riflettere sull’etimologia del verbo “comunicare”, cioè “mettere in comune”. Il che significa, per farla breve, aver “condiviso” e cioè aver verificato che “l’altro” abbia compreso quanto tu volevi dirgli. Attenzione “abbia compreso” il che non deve voler dire “abbia condiviso”.

Perché questo semplice richiamo a quanto viene insegnato nella prima lezione di un banale mini-corso sulla comunicazione? Perché in questo periodo si ricevono tanti messaggi, da parte di aziende che ci tengono a far sapere, al proprio pubblico di riferimento, di aver intrapreso la strada della Sostenibilità, cosa testimoniata dal loro “bilancio sociale”.

Bene, direte voi. Vuol dire che la macchina comincia a muoversi. Le aziende cominciano a convincersi dell’importanza di essere sostenibili e ci tengono a farlo sapere. Cioè realizzano un messaggio.
Ma quanti si preoccupano di verificare che il messaggio è stato compreso e apprezzato?

Chi si è diligentemente accostato a questi bilanci sociali, che in genere giacciono nei siti delle aziende stesse, molto spesso sono rimasti delusi. Il bilancio sociale fa fatica a discostarsi dal bilancio aziendale che, lo sappiamo, al di là degli addetti ai lavori non entra nel quotidiano dei più. Tutta questa introduzione per riferirvi di una notizia che mi ha colpito, e che vi riferisco.

Silvano Pupella, fotografo torinese, ha pensato ad un processo di trasformazione del classico Bilancio Sociale in una sorta di carta d’identità dell’impresa e del suo “stato di salute”, non solo dal punto di vista finanziario, ma della qualità del clima e delle relazioni interne che ne rappresentano il vero tessuto connettivo. Il tutto avvalendosi, e qui sta la novità, di strumenti di immediata comprensione come sono le immagini fotografiche.

Dalla formalità un po’ scontata dei “soliti” bilanci sociali alla potenza emozionale di un Report che racconta l’anima, i valori e le persone che rappresentano l’azienda. Una comunicazione sempre più improntata alla responsabilità sociale d’impresa .

“L’identità di un Brand è fatta di valori, di persone, di storia: riconoscersi attraverso le immagini può essere molto più potente di un racconto, perché fa emergere l’orgoglio, il senso di appartenenza, le competenze insite in chi lavora e rende grande un marchio nel tempo”, spiega Pupella.
Insomma l’invito è quello di non limitarsi a “fare il compitino”, ma di perseguire l’obiettivo di essere stati chiari e coinvolgenti.

Non i “soliti” bilanci sociali, quindi, ma una comunicazione che lasci il segno, dando anche delle emozioni. E, per non sprecare questa importante opportunità di contatto col proprio pubblico di riferimento, può valer la pena di farsi aiutare da chi la comunicazione la fa di mestiere. O no?

Ugo Canonici


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