Eric Ezechieli è Evolution officer e co-fondatore di Nativa, la prima Società Benefit in Europa e la prima Certified B Corporation in Italia.
Con lui, e con Anna Cogo, che di Nativa è Benefit Unit Officer, cerchiamo di capire quale sia l’attività principale di Nativa e che cosa significhi, oggi, per una azienda, essere B Corp e Società Benefit.
Che cos’è e di che cosa si occupa Nativa?
«La nostra mission è aiutare intere aziende a innovare, a trasformare i loro processi, prodotti e servizi in modo che siano massimizzati gli impatti positivi sulla società e l’ambiente. In altri termini, Nativa aiuta le medio e grandi imprese a integrare a 360° nella propria strategia di business la sostenibilità sociale e ambientale. Nei casi più avanzati, i nostri clienti diventano rigeneratori della società e dell’ambiente. Nativa è stata nel 2013 la prima Certified B Corp in Europa, ed è Partner di B Lab».
In quale modo aiutate le aziende?
«Facciamo in modo che le aziende che già negli anni si sono strutturate in maniera solida sui temi di innovazione sostenibile possano svolgere un percorso che le porti a divenire B Corp, cioè misurare esattamente il valore sociale e ambientale che creano e certificare il risultato raggiunto. A questo fine B Lab, il nostro partner internazionale, ha sviluppato negli anni un protocollo di misura degli impatti che ogni azienda può utilizzare gratuitamente online per svolgere in autonomia un’autovalutazione del proprio profilo ‘benefit’. Si crea il proprio account, si descrive il tipo di azienda, il settore, il numero di dipendenti, dove opera l’azienda, dove ha la sede principale e tutta la sua catena di fornitura, che spesso è in Paesi diversi, si genera un account e si procede all’autovalutazione. I quattro ambiti che vengono valutati corrispondono agli impatti sociali generati sulle comunità in cui si opera, agli impatti ambientali, al valore creato dal modello di governance e alla trasparenza. Il concetto di “impatto” è centrale, non a caso il protocollo si chiama B Impact Assessment, cioè protocollo benefit di misurazione degli impatti. È un po’ come se l’azienda facesse un check-up completo dal medico. C’è la possibilità di verificare come si è posizionati dal punto di vista della sostenibilità in tutte le varie aree che la compongono: su una scala di 200 punti massimi bisogna raggiungere almeno la quota di 80. È un’opportunità per scoprire dove sia il caso di investire per i prossimi anni per migliorare le proprie prestazioni in questo senso».
Che cosa succede dopo che l’azienda si è autovalutata?
«L’autovalutazione permette all’azienda di verificare dove performa bene e in quali aree o sottocategorie può considerarsi “al passo”. Se il risultato è positivo, può decidere di sottomettersi alla verifica da parte di B Lab, che farà tutti gli approfondimenti sulla solidità di quanto dichiarato. Quindi l’autovalutazione passa sotto la verifica dei certificatori e arriva alla fine del processo. In altri casi le aziende, soprattutto quelle strutturate e più grandi, richiedono un nostro supporto. Nativa aiuta a fotografare quello che c’è: verifichiamo lo status attuale e poi aiutiamo a raggiungere i risultati che consentano di avere un alto impatto sociale e ambientale e quindi alti punteggi. Insieme all’azienda predisponiamo un piano di miglioramento – che può essere biennale o triennale – in cui, step by step e sempre con l’azienda – decidiamo dove sia necessario intervenire».
Quale rapporto create con le aziende? Vi occupate anche della formazione dei manager?
«Partiamo sempre dai livelli di vertice, dalla proprietà e dal top management. Di solito la nostra attività ha inizio perché lo vuole un fondatore, o il presidente o AD, o comunque chi ha pieno potere decisionale, dal momento che si tratta di un processo che ha a che fare con la strategia aziendale. Costruiamo un dialogo con i massimi decisori, con un kick-off che prevede la partecipazione di tutte le prime linee, durante il quale spieghiamo come e cosa vogliamo fare. Dobbiamo fare evolvere prima la cultura, sviluppare le competenze, il modo di pensare, entrare anche nella sfera emozionale di ognuno in azienda: presi singolarmente noi tutti sappiamo che cosa è giusto e che cosa non è giusto fare e quindi creare questo coinvolgimento iniziale è davvero fondamentale».
Una volta ottenuta la certificazione, ogni quanto deve essere aggiornata?
«La certificazione è biennale, ogni due anni l’azienda si risottopone all’audit di B Lab per confermare il mantenimento della certificazione. In fase di ricertificazione può essere che il responsabile che ha già avuto rapporti con noi ci contatti. Ma in genere l’azienda si muove in autonomia, dopo avere capito come funziona con la prima certificazione. Del resto la filosofia di Nativa è quella di lasciare il prima possibile che l’azienda porti avanti in modo autonomo i propri progetti».
Quale differenza c’è tra l’avere una certificazione B Corp e l’impegno delle aziende che decidono di fare un proprio bilancio sociale?
«Il bilancio sociale non da una misura chiara del valore creato o distrutto per la società e, non avendo un benchmark di riferimento, non permette di confrontare la propria azienda ad altre. Confrontando i bilanci sociali di due diverse aziende non è possibile capire se una opera meglio o peggio dell’altra dal punto di vista della sostenibilità e dell’impatto sociale. Per poterlo fare bisogna partire da parametri comparabili, che siano uguali per tutte le aziende di uno stesso settore. L’azienda che rendiconta non è spinta al miglioramento proprio perché non ha parametri di confronto con le altre aziende. In fondo si tratta di un discorso di trasparenza e di comunicazione al pubblico. Se devo scegliere un prodotto da acquistare e lo voglio fare anche in base alle caratteristiche dell’azienda che lo produce, l’avere un parametro molto semplice, di facile e immediata lettura – per esempio un semaforo rosso, giallo o verde – può aiutarmi a preferire una piuttosto che l’altra azienda. Una possibilità che non è data né dal bilancio sociale nè dai classici bilanci di sostenibilità, che sono molto importanti dal punto di vista della rendicontazione aziendale ma che nessun cliente leggerà mai prima di fare un acquisto…».
Questo processo è adattabile alle sole società profit o può essere applicato anche alla pubblica amministrazione?
«La certificazione B Corp e il concetto di Società benefit sono nati per il mondo profit, perché il non profit e la PA già dovrebbero avere lo scopo ultimo di portare beneficio alla società. La società benefit e la misurazione di impatto delle B Corp dovrebbe essere uno strumento ‘naturale’ per le municipalizzate: contiamo che entro fine anno emergano dei casi importanti di riferimento su questo fronte. Ai nostri convegni la pubblica amministrazione è sempre presente e cominciano a esserci delle prime avvisaglie di un’evoluzione che prima o poi si imporrà. Cito ad esempio Regione Veneto che il 2 ottobre scorso ha fatto un bando dove parla proprio di B Corp e Società benefit: risarcisce fondi alle aziende che raggiungono queste performance, che fanno questi progetti. Anche regione Toscana ha promosso dei bandi che citano specificamente le Benefit. Insomma, comincia a esserci sensibilità sull’argomento».
In conclusione, che cos’è per voi di Nativa, la sostenibilità?
«La sostenibilità è un imperativo: non esiste la possibilità di prosperare al di fuori dei limiti di capacità della nostra unica ‘Astronave Terra’. Non possiamo avere una società coesa e piena di fiducia se alcune persone sono in grado di causare danni ad altre. Se non facciamo evolvere i nostri paradigmi di business e i nostri modelli di produzione e consumo abbiamo di fronte un futuro triste. Se al contrario siamo capaci di farli evolvere e di adeguarli rapidamente, possiamo creare quello che è il nostro motto e anche quello del movimento delle B Corp: “Una prosperità durevole e condivisa”. Perché alla fine in queste condizioni si vive bene. Se invece depauperiamo la società, le persone e l’ambiente, perché applichiamo dei modelli primitivi, alla fine creeremo un futuro spiacevole da vivere».
CHE COSA VUOL DIRE ESSERE UNA BENEFIT CORPORATION
Le B Corp sono aziende che soddisfano i più alti standard al mondo di performance ambientale, sociale e economica. Le B Corp hanno insieme sviluppato e portato all’introduzione di una nuova forma giuridica di impresa nota come Società Benefit (Benefit Corporation in USA), introdotta in Italia il 1° gennaio 2016. Questa garantisce la base per allineare la missione dell’azienda e creare valore condiviso nel lungo termine. Gli amministratori di una Società Benefit devono perseguire il bilanciamento tra gli interessi degli azionisti e gli interessi della collettività.
In pratica, le B Corp sono aziende che decidono di diffondere un paradigma più evoluto di business attraverso le proprie pratiche e attraverso nuove forme giuridiche di impresa. Possono essere viste come l’equivalente delle aziende che secoli fa scelsero di competere sul mercato senza utilizzare schiavi, fino a rendere normali le loro pratiche e rendendo inconcepibile un comportamento diverso. Le 2.300 B Corp presenti oggi nel mondo (in 140 settori e 50 Paesi, mentre in Europa sono circa 400, 70 in Italia) vanno oltre l’obiettivo del profitto e massimizzano il loro impatto positivo verso i dipendenti, le comunità in cui operano e l’ambiente. Una scelta che si traduce in una forza rigeneratrice per la società e per il pianeta. Ogni Società Benefit ha un responsabile dell’impatto che predispone il piano di miglioramento e ne assicura l’applicazione.
In Italia possono diventare Società Benefit le aziende elencate nel libro V, titoli V e VI del Codice Civile.
I 3 PASSAGGI PER DIVENTARE UNA B CORP
- Completare il questionario di Analisi di impatto (BIA, Benefit Impact Assessment). Su una scala da 0 a 200 è necessario raggiungere un punteggio di almeno 80. Se il punteggio è inferiore a 80, è opportuno avviare un piano finalizzato al miglioramento della propria performance
- Validare il punteggio con B Lab, l’ente certificatore
- Ufficializzare il risultato firmando la dichiarazione di interdipendenza che specifica i diritti e i doveri delle B Corp.
I 10 BUONI MOTIVI PER DIVENTARE UNA B CORP
- Differenziarsi sul mercato e costruire fiducia
- Creare presenza mediatica
- Attrarre e trattenere talenti
- Avere accesso a know-how per migliorare performance e impatto
- Misurare le propria performance rispetto alle altre aziende
- Far parte di una comunità di leader con valori condivisi
- Risparmiare e migliorare i risultati economici
- Attrarre investimenti
- Proteggere la missione aziendale
- Guidare il cambiamento verso un paradigma di business più evoluto