«Il trilemma energetico – spiega Stefano Besseghini, Presidente di Arera, l’Autorità di Regolamentazione per Energia Reti e Ambiente – è una rappresentazione utile per capire le sfide che dobbiamo affrontare. In sostanza, dobbiamo garantire che il nostro sistema energetico sia sicuro, che sia economicamente accessibile per tutti i cittadini e le imprese, e che sia sostenibile, riducendo al minimo l’impatto ambientale. Bilanciare questi tre pilastri è fondamentale, ma anche piuttosto complicato. Se uno dei tre viene a mancare, si compromette l’intero sistema».
(leggi l’articolo di Luca Palestra qui sotto, oppure da CSRoggi Magazine – n.2 – Anno 10 – Aprile/Maggio 2025; pag. 10)
Luca Palestra
Con l’evoluzione dei consumi e l’urgenza di affrontare le problematiche di natura geopolitica internazionale e quelle derivanti dalla crisi climatica, il concetto di sostenibilità sta prendendo sempre più piede anche nel settore dell’energia, che è uno dei pilastri fondamentali della nostra società moderna. In questo scenario, le autorità di regolazione del settore energetico, come ARERA – l’Autorità di Regolamentazione per Energia Reti e Ambiente – svolgono un ruolo cruciale nel garantire che le risorse energetiche siano gestite in modo responsabile, sicuro ed equo.
Ci facciamo guidare da Stefano Besseghini, Presidente di ARERA, attraverso i temi principali relativi a energia, sostenibilità e sfide geopolitiche ed economiche che stiamo affrontando oggi e che dovranno essere gestiti in futuro.
Presidente Besseghini, ARERA è un’autorità indipendente che regola diversi settori, inclusi quelli energetici, ambientali e delle reti. Può spiegarci il ruolo che svolgete e come siete intervenuti per promuovere la sostenibilità in questi settori?
«Pur non essendo eletta direttamente, ARERA ha il compito di regolare alcuni settori economici cruciali per il benessere sociale e per la stabilità del nostro Paese. Si occupa, nello specifico, della regolazione e del controllo nei settori dell’energia elettrica, del gas naturale, dei servizi idrici, del ciclo dei rifiuti e del telecalore. Il nostro compito principale è garantire che questi servizi siano efficienti, sicuri, e accessibili, ma anche che rispettino i principi di sostenibilità.
L’aspetto della sostenibilità è ormai sempre più centrale nelle nostre azioni e va di pari passo con la crescente attenzione che viene riservata agli aspetti legati alla transizione energetica, all’efficienza delle risorse e alla riduzione dell’impatto ambientale. Abbiamo anche dovuto affrontare l’evoluzione dei mercati energetici, nei quali la domanda di energia deve essere soddisfatta nel rispetto di parametri economici, sociali e ambientali. La nostra funzione, quindi, è quella di regolare l’accesso a questi mercati, promuovere la concorrenza, e stabilire delle regole che incoraggino l’uso di fonti di energia rinnovabile».
In ambito di transizione energetica, ARERA ha assunto un ruolo attivo nella definizione di politiche per l’energia rinnova bile. Quali sono le maggiori difficoltà incontrate e quali sono i risultati fin qui ottenuti?
«Le sfide della transizione energetica sono enormi, ma anche ricche di opportunità. Da un lato l’Italia, così come il resto d’Europa, si trova di fronte alla necessità di ridurre le emissioni di gas serra, un obiettivo che richiede una drastica riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Dall’altro, è necessario garantire che questa transizione non comprometta la sicurezza energetica e l’accessibilità per tutti i consumatori, specialmente quelli che sono da considerarsi più vulnerabili. Ecco, la principale difficoltà sta proprio nel bilanciare questi tre aspetti: la sicurezza energetica, l’economicità dell’energia e la sostenibilità ambientale.
Ad esempio, la crescente diffusione delle energie rinnovabili – come il solare e l’eolico – è fondamentale per ridurre le emissioni, ma non è sufficiente a risolvere da sé la situazione, dal momento che queste fonti sono “intermittenti”, cioè dipendono dalle condizioni climatiche. Quindi, per garantire che non manchi mai l’energia quando ce n’è richiesta, è essenziale che le rinnovabili siano integrate con sistemi di accumulo e con una rete elettrica che possa gestire questa variabilità. Un altro aspetto critico riguarda l’incentivazione degli investimenti in infrastrutture, sia in quelle che riguardano la produzione di energia rinnovabile, sia per quelle relative alla sua distribuzione. Ad esempio, lo sviluppo di reti intelligenti, le cosiddette “smart grids”, è fondamentale per una gestione più efficiente dell’energia, poiché consente di monitorare e ottimizzare in tempo reale la distribuzione di energia proveniente da fonti diverse.
Detto questo, bisogna però aggiungere che la transizione energetica oltre a essere una sfida ambientale è anche, e forse soprattutto, un’opportunità economica. Il settore delle rinnovabili sta creando nuovi posti di lavoro e sta stimolando innovazione tecnologica. Inoltre, c’è un crescente mercato europeo per la sostenibilità, con l’Italia che ha tutte le potenzialità per essere un attore di primo piano».
Come abbiamo già accennato, l’Italia, come altri Paesi, si trova a dover affrontare sfide geopolitiche, in particolare legate alla guerra in Ucraina e alla crisi energetica. In quale modo queste dinamiche stanno influenzando il nostro settore energetico?
«La guerra in Ucraina ha avuto un impatto devastante sulle forniture energetiche in Europa. L’Italia, come molti altri Paesi, era fortemente dipendente dal gas naturale russo, che costituiva una parte significativa delle nostre forniture. Come tutti sappiamo, perché ce ne siamo accorti direttamente, la chiusura dei gasdotti e le interruzioni delle forniture hanno creato un’incredibile pressione sui prezzi dell’energia, che sono stati particolarmente alti nel 2022. Ma questa crisi ha anche accelerato una serie di cambiamenti necessari. Prima di tutto, ha evidenziato quanto sia fondamentale ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni di energia, specialmente quella da fonti fossili. Per questo l’Italia ha intrapreso un processo di diversificazione delle fonti di approvvigionamento, puntando a risorse più locali e rinnovabili. Inoltre, questa crisi ha spinto a un’accelerazione della transizione energetica: non possiamo più permetterci di essere vulnerabili ai flussi energetici esterni, quindi dobbiamo investire in una produzione nazionale di energia pulita, in una rete elettrica più resiliente, e in tecnologie di stoccaggio dell’energia che possano mitigare la variabilità delle fonti rinnovabili».
Quando si parla di energia si cita spesso il cosiddetto “tri- lemma energetico” che prevede il bilanciamento dei tre aspetti chiave della sicurezza, dell’accessibilità e della sostenibilità dell’energia? Ce ne vuole parlare?
«Il trilemma energetico è una rappresentazione utile per capire le sfide che dobbiamo affrontare. In sostanza, dobbiamo garantire che il nostro sistema energetico sia sicuro, cioè che non manchi mai energia, che sia economicamente accessibile per tutti i cittadini e le imprese, e che sia sostenibile, riducendo al minimo l’impatto ambientale. Bilanciare questi tre pilastri è fondamentale, ma anche piuttosto complicato. Se uno dei tre viene a mancare, si compromette l’intero sistema. La sicurezza energetica, ad esempio, è cruciale: non possiamo permetterci blackout o mancanza di energia, soprattutto nei periodi critici, quando appunto c’è una richiesta maggiore di energia. Pensiamo ad esempio all’estate, quando c’è una grande richiesta di energia “casalinga” per il funzionamento dei condizionatori. Tuttavia, la produzione di energia attraverso fonti fossili per garantire questa sicurezza è incompatibile con gli obiettivi di sostenibilità ambientale.
Ecco perché è necessario investire in nuove tecnologie, come le reti intelligenti, che consentano di gestire in modo ottimale la variabilità delle rinnovabili. L’accessibilità è un altro pilastro fondamentale. Non possiamo permettere che l’energia diventi un lusso per pochi. L’aumento dei prezzi dell’energia a causa della crisi ha mostrato quanto sia vulnerabile la fascia di popolazione meno abbiente. Quindi, dobbiamo assicurarci che le politiche di transizione energetica non solo siano ecologicamente sostenibili, ma anche socialmente giuste, prevedendo meccanismi di compensazione che siano d’aiuto per chi gode di minori capacità economiche. La sostenibilità, infine, è l’aspetto che dà il senso a tutto il processo. Se non rispettiamo l’ambiente compromettiamo la possibilità di garantire energia in futuro, utilizzabile in modo equivalente anche dalle generazioni successive alla nostra. La transizione energetica deve essere vista come una marcia verso un sistema che rispetti il nostro ambiente, riduca le emissioni e aiuti a contrastare il cambiamento climatico».
Come sta affrontando, ARERA, la transizione verso un mercato energetico più sostenibile? Quali sono le azioni più urgenti in Italia?
«ARERA sta lavorando su diversi fronti. Anzitutto, siamo impegnati a promuovere l’adozione di tecnologie innovative per ottimizzare il consumo di energia e renderlo più efficiente. Le smart grids, come detto, ci permettono di gestire meglio la distribuzione di energia, integrando fonti rinnovabili in modo più efficiente. Inoltre, stiamo lavorando per incentivare l’uso di energie rinnovabili, non solo nella produzione di energia elettrica, ma anche in altri settori come il riscaldamento e il trasporto. Il teleriscaldamento e l’elettrificazione dei trasporti sono solo alcuni esempi di come possiamo ridurre la nostra dipendenza da combustibili fossili. Infine, una delle nostre azioni principali riguarda la regolazione dei mercati, con un occhio di riguardo verso la protezione dei consumatori e il contenimento dei costi. Dobbiamo evitare che i consumatori più vulnerabili siano colpiti da aumenti eccessivi dei prezzi dell’energia, e allo stesso tempo dobbiamo stimolare la concorrenza e l’innovazione nel settore».

(19 maggio 2025)