Diamanti  (e gioielli) migliori amici delle ragazze, come cantava Marilyn. Ma anche, e sempre di più, amici del pianeta e di un modo di creare anelli e collier in modo consapevole: della filiera di provenienza delle gemme e del metalli preziosi. E delle dinamiche estrattive e di lavorazione secondo principi di sostenibilità sociale. Cibjo, la confederazione internazionale della gioielleria è infatti pronta a varare — in occasione di VicenzaOro January al via il 18 gennaio (fino al 23) — una guida che diventerà poi un Blue Book (come sono stati chiamati i manuali di orientamento del settore elaborati da Cibjo) «per dare delle regole, determinare la due diligence, le verifiche necessarie per poter parlare di creatività sostenibile», spiega il presidente di Cibjo, Gaetano Cavalieri.

All’inizio è stata la moda ad abbracciare la ricerca di una creatività sostenibile, anche con i Green Carpet Fashion Awards (assegnati alla Scala a Milano dalla Camera della Moda con Eco Age di Livia Firth). Adesso è il mondo della gioielleria — un settore che vale oltre 7,5 miliardi di fatturato, l’85% esportato—a percorrere la via «green». Non solo con maison come Chopard (la prima, forse) e poi Pomellato, fino a Tiffany che ha appena annunciato il progetto Diamond Source, ovvero che inizierà a fornire ai propri clienti informazioni sulla provenienza dei diamanti di cui si è approvvigionata di recente, tracciando tutti i suoi brillanti registrati singolarmente (con caratura pari o superiore a 0,18 carati) grazie a un numero di serie unico, T&Co, inciso al laser e non visibile a occhio nudo.

Un modo per assicurare che siano stati estratti in miniere gestite in modo responsabile in tutto il mondo e per garantire che non provengano da zone di conflitto.

«Ma non solo diamanti, dagli anni Duemila già monitorati dal Kimberley Process Certification Scheme (lo schema di tracciabilità varato per evitare la piaga dei diamanti merce di scambio in guerra). Anche le pietre dì colore, dai rubini agli smeraldi hanno bisogno di essere meglio monitorate— completa Cavalieri —. Come Cibjo ne stiamo già discutendo con i principali Paesi produttori di gemme di colore, per esempio la Colombia».

E a proposito della novità del mercato dei preziosi, dei diamanti sintetici, Cavalieri anticipa come il tema della tutela della filiera, della tracciabilità, imponga una chiara separazione delle pietre provenienti da estrazione mineraria, da quelle prodotte in laboratorio: non a caso l’associazione ha riunito un Laboratory grown diamond working group, sui diamanti di sintesi, che si è già riunito e avrà come obiettivo mettere a punto le linee guida per disciplinare il nuovo mondo delle gemme di sintesi. Due riflessioni parallele, quella sui diamanti sintetici e quella sulla tracciabilità delle pietre, ma anche dei materiali nobili.

«E sono tante ormai le aziende del settore ad aver fatto una scelta creativa green, le principali direi ormai tutte», conferma Ugo Ravanelli, amministratore delegato di Ieg (lltalian Exhibition Group che ha riunito Fiera di Vicenza e Rimini Fiera) che organizza VicenzaOro January con filo conduttore Visio Next : sustainable creativity. «Dunque il nuovo orientamento del settore che questa nuova edizione di VicenzaOro cercherà di mettere in luce sarà proprio quello proiettato verso una creatività sostenibile. Che poi vuol dire anche l’impiego delle ultime tecnologie a disposizione del mercato. Non a caso, abbiamo dedicato Il distretto T.GoId alle aziende spedalizzate nella progettazione, produzione e vendita di macchinari e strumenti per il settore orafo e del gioiello». Nell’ambito di T.Gold, domenica 20 gennaio si svolgerà il Congresso internazionale Jewelry Tecnology Forum,  alla 15esima edizione e frutto della collaborazione tra Ieg e Legor Group.

Quanti i brand ospitati a VicenzaOro? «Millecinquecento, e 400 buyer stranieri nel progetto di incoming in fiera sostenuto dall’Ice, con un piano di accoglienza speciale per i cosiddetti Golden buyer».

Strutturata con il format del boutique show diviso in sei poli di aziende omogenee, la fiera presenta nella sezione Icon i marchi punta di diamante: da Damiani a Roberto Coin, da Fope a Crivelli e Leo Pizzo. Con aziende più orientate al fashion come Giovanni Raspini, Rue de Milles, Victoria Cruz, Bronzallure, Crieri, riunite invece nella sezione Look.

Una fiera che arriva dopo una stagione di vendite natalizie sempre più «compressa», negli ultimi 10 giorni che precedono il Natale. Il consumo orafo-gioielliero nel nostro Paese è stabile, dai dati dell’Osservatorio Federpreziosi Confcommercio. Con il 12,7% degli italiani che ha acquistato preziosi, bijoux o orologi (era del 12,3» nel 2017).

«Se hanno brillato poco le vendite del cosiddetto gioiello d’arredamento (oggettistica perla casa in argento), sono state premiate le vendite di gioielli da indossare, specie di qualità che si vedranno in fiera — conclude Ravanelli . E poiché in tempi digitai per vedere una bella rassegna di novità potrebbe bastare una visita virtuale, a computer, VicenzaOro sempre più mette l’accento sull’idea di fiera come occasione di dibattito con i talks. E anche con l’offerta di un fuori-fiera, Vioff, che dopo 11 debutto a settembre, torna su 3 giorni. E oltreché occasione di networking raccoglierà, fondi per aiutare il ripristino boschivo sull’altipiano di Asiago devastato in autunno».

di Enrica Roddolo

(da Corriere della Sera del 17 gennaio 2019)

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