Figli che giocano al di là della vetrata dell’ufficio. Adolescenti impegnati al di qua del cristallo, a sperimentare — dietro regolare contratto di assunzione pari rime, il primo nel suo genere in Italia — i tanti mestieri della multinazionale tedesca della finanza. Giovani e meno giovani, pendolari: chi non è in ufficio potrebbe essere in «smart working» e senza obbligo di cartellino.
Ce un laboratorio sul nuovo lavoro e le sue migliori pratiche dentro il grattacielo di Allianz a Milano CityLife, per numero di piani (5o) il più alto d’Italia. In cima c’è una Madonnina tutta d’oro come quella originale del Duomo. In questo edificio che porta la firma italo giapponese di Arata Isozaki e di Andrea Maffei, dalla scorsa primavera sono stati trasferiti da sei diverse sedi milanesi i 2800 dipendenti del gruppo che in Italia ne conta 5500 circa (l’altro grande polo è a Trieste, dove è in corso la ristrutturazione della sede).
Maurizio Devescovi è il direttore generale di Allianz Italia e il presidente della Fondazione Allianz Umana Mente. Carriera tutta interna alla Ras, dopo un esordio in banca al Credito italiano, Devescovi mostra il premio Isimbardi vinto dall’asilo nido aziendale nel 2003. «Siamo stati sempre precursori nel welfare. E oggi, con l’ad Giacomo Campora, siamo ancora più convinti che il benessere dei nostri colleghi sia creazione di valore» dice Devescovi,che ricorda la certificazione ottenuta l’anno scorso dalla Camera di Commercio italo-germanica per il progetto Dualità, basato sul modello tedesco che permette ad Allianz di assumere studenti del quarto e quinto anno delle superiori a tempo determinato, con un part rime retribuito con 7 mila euro e tutti i benefit e le facilitazioni riconosciute agli altri dipendenti. «Cosa diversa dall’alternanza scuola-lavoro: qui si fa formazione e vera assunzione di impegno per avere sempre 60 ragazzi in azienda ogni anno. Se responsabilizzati,i giovanissimi sono straordinari. Loro mettono a curriculum prima della maturità un vero lavoro ed è una certificazione valida a livello internazionale». «Dispiace — aggiunge — che nessuna azienda abbia finora seguito il nostro esempio. Il duale è realizzabile da tutti con la normativa esistente». Quanto alla nuova vita nel grattacielo, la tecnologia pervasiva e gli spazi ripensati «rendono innovativo il modo di lavorare in una torre in cui gli investimenti in insonorizzazione e sicurezza sono stati ben oltre i requisiti di legge».
L’equilibrio tempo di vita e tempo di lavoro resta il tema centrale. Oltre alla scelta dello smart working a coppie (ci si accorda con un collega e ci si gestisce in autonomia) è nato un progetto, anch’esso unico nel suo genere, come «Time with Kids» che ha coinvolto circa 340 bambini tra i 6 e gli n anni nei mesi estivi, che hanno trascorso giornate 0 settimane in un piano della torre, o della sede di Trieste, giocando e facendo i compiti a fianco degli uffici allestiti per i genitori. E poi, i corsi online di inglese per tutta la famiglia e il servizio di orientamento per i figli ormai grandi che cercano di entrare nel mondo del lavoro, e quello di supporto ai dipendenti con i genitori anziani. Devescovi è anche l’artefice di numerose iniziative di sponsorizzazioni culturali e sportive a Milano e Trieste negli ultimi mesi, a partire dall’ingresso nel Teatro alla Scala come socio fondatore. L’orizzonte grigio dell’assicuratore è uno stereotipo a quanto pare superato, ma nell’organizzazione «in verticale» ci sono spazi creativi che pochi immaginavano. Lungo le scale del grattacielo, dove si arrampicano i corridori della «Allianz Vertical Run» o della «Salomon Running Milano», sta per essere realizzato il murales più alto del mondo: sono al lavoro, armati di tempere smalti e pennelli, squadre miste di writers, dipendenti e, artisti con disabilità per realizzare l’opera intitolata «Il giro del mondo in 50 piani», ciascuno dei quali è dedicato a una città o una località del mondo.
di Paola Pica
(da Corriere della Sera del 30 settembre 2018)
(foto: zero.ue)
