Sembra di fare un passo nel 2014 quando si è dovuti ricorrere a una normativa cogente per far sì che le imprese si impegnassero nella disclosure sulla sostenibilità.
Uno sguardo d’insieme
Era nata così la Direttiva europea n. 95 del 2014 che, qualche anno fa, ha rappresentato un enorme passo in avanti e che però sta per essere superata da obblighi ulteriori. Per dirla in maniera semplice: ci si trova in una fase in cui occorre superare l’ambito volontaristico e spingere le aziende con le regole.
È ciò che emerge nel background della proposta presentata il 25 febbraio dalla Commissione europea con riferimento alla “Corporate Sustainability Due Diligence” con l’obiettivo di promuovere comportamenti aziendali sostenibili e responsabili lungo le catene del valore globali, aumentare il grado di trasparenza verso consumatori e azionisti e di uniformare la situazione all’interno dell’Unione europea in quanto alcuni Stati sono già più avanzati sul tema della due diligence (“diligenza necessaria”) così come alcune aziende.
Il ruolo chiave delle aziende è ormai sdoganato per rendere la società più verde, inclusiva e forward-looking. E sono proprio queste a essere chiamate a identificare e, ove necessario, prevenire, porre fine o mitigare gli impatti negativi delle loro attività sui diritti umani, come il lavoro minorile e lo sfruttamento dei lavoratori, e sull’ambiente, ad esempio l’inquinamento e la perdita di biodiversità. Per le imprese queste nuove regole porteranno certezza del diritto e parità di condizioni. Inoltre, il settore pubblico è chiamato come garante.
La proposta in breve: applicazione e obblighi
La proposta stabilisce un dovere di due diligence in materia di sostenibilità aziendale per gestire i temi dei diritti umani e degli impatti ambientali. Le piccole e medie imprese (PMI) non rientrano direttamente nell’ambito di applicazione della presente proposta. La proposta si applica alle attività proprie della società, alle sue filiali e alle loro catene del valore. Le nuove regole si applicheranno alle seguenti società e settori:
- Imprese dell’UE
- Gruppo 1: tutte le società a responsabilità limitata dell’UE di notevoli dimensioni e potere economico (con oltre 500 dipendenti e oltre 150 milioni di EUR di fatturato netto in tutto il mondo). Inoltre, le società del gruppo 1 devono disporre di un piano per garantire che la loro strategia aziendale sia compatibile con la limitazione del riscaldamento globale a 1,5 °C in linea con l’accordo di Parigi.
- Gruppo 2: altre società a responsabilità limitata operanti in settori definiti ad alto impatto, che non soddisfano entrambe le soglie del Gruppo 1, ma hanno più di 250 dipendenti e un fatturato netto di 40 milioni di euro nel mondo e oltre. Per queste società, le regole inizieranno ad applicarsi 2 anni dopo rispetto al gruppo 1.
- Imprese extra UE attive nell’UE con soglia di fatturato allineata al Gruppo 1 e 2, generato nell’UE.
Il ruolo delle autorità amministrative
Le autorità amministrative nazionali nominate dagli Stati membri saranno responsabili della supervisione di queste nuove norme e potranno infliggere sanzioni in caso di inosservanza.
Inoltre, le vittime avranno la possibilità di intraprendere un’azione legale per danni che si sarebbero potuti evitare tramite adeguate misure di due diligence.
Nella proposta sono introdotti anche i compiti dei direttori delle aziende di impostare e vigilare sull’attuazione della due diligence e di integrarla nella strategia aziendale. Inoltre, per adempiere al loro dovere di agire nel migliore interesse dell’azienda, i direttori d’azienda devono tenere conto dei diritti umani, dei cambiamenti climatici e delle conseguenze ambientali delle loro decisioni. Laddove godano di una remunerazione variabile, saranno incentivati a contribuire alla lotta al cambiamento climatico in riferimento al piano aziendale.
Prossimi passi
La proposta sarà presentata al Parlamento Europeo e al Consiglio per l’approvazione. Una volta adottata, gli Stati membri avranno due anni per recepire la Direttiva nell’ordinamento giuridico nazionale e comunicare i testi alla Commissione.
di Ylenia Esther Yashar
(da CSRoggi Magazine – Anno 7 – n.2 – Marzo/Aprile 2022; pag. 54)