«Siamo un settore tradizionalmente maschile e restiamo tale ai livelli più operativi. Nell’area amministrativa e tecnica, con un buon numero di ingegnere e laureate in materie scientifiche, stiamo cambiando pelle» sottolinea Patrizia Belli, presidente della società benefit che gestisce il servizio integrato in provincia di Brescia.

 

Diversità, inclusione e parità di genere: un percorso a tappe per Acque Bresciane, società benefit che gestisce il servizio integrato in provincia di Brescia.

«Ottenere la certificazione per la PdR 125:2022 a ottobre 2023 non è un punto d’arrivo, ma di partenza – spiega la presidente Patrizia Belli, prima donna alla guida dell’utility -. Non solo perché gli standard che vengono verificati da enti accreditati devono sempre migliorare a ogni audit, ma anche perché questo è un campo in cui temo nessuna organizzazione potrà mai considerarsi arrivata una volta per tutte. Molti requisiti, infatti, sono sì strutturali e inseriti nei valori di riferimento, ma quello che fa la differenza sono le persone, i loro comportamenti quotidiani. Per questo il nostro primo investimento è stato nella formazione, perché si creassero le basi di una cultura diffusa sull’inclusione»”.

Il Comitato per la Diversity & Inclusion
«Il primo atto formale risale al 2021, con l’adesione a due Carte fondamentali: il Patto di Utilitalia, la nostra associazione di categoria, e la Carta di Fondazione Sodalitas, dei precursori sui temi della sostenibilità anche sociale e degli asset intangibili – prosegue la presidente -. Ne è nato un Comitato interno per la Diversity & Inclusion, che ha definito un manifesto approvato dalla Direzione e Presidenza; poi abbiamo dato il via a una serie di interventi nelle aree della formazione, cultura, strumenti contrattuali e indici da monitorare. Rientrano fra questi anche alcune iniziative di formazione sull’inserimento e il coinvolgimento delle persone disabili in azienda e sul genere. Siamo un settore tradizionalmente maschile e restiamo tale ai livelli più operativi. Nell’area amministrativa e tecnica, con un buon numero di ingegnere e laureate in materie scientifiche, stiamo cambiando pelle».

Oltre trecento dipendenti, una popolazione servita di quasi 700mila abitanti, Acque Bresciane ha guardato alla sostenibilità e ai Goal dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite fin dalla fondazione, nel 2016. «Abbiamo raccolto l’eredità di utility molto radicate sul territorio, dalla Franciacorta al Garda, fino alla Valle Trompia, ma siamo relativamente giovani e in continua trasformazione. Oggi un dipendente su tre è donna. Una dirigente su 5 è una donna, fra le figure dei responsabili di primo livello il rapporto è di 4 su 10, nel settore impiegatizio sono la maggioranza assoluta», prosegue Belli.

Giovanni Gardini, direttore responsabile Risorse Umane, Organizzazione e Change management e Sistemi, sottolinea: «Monitoriamo molti indici: il genere meno rappresentato fra gli impiegati deve essere almeno il 40%, non devono esserci gap retributivi e di accesso alla formazione fra uomini e donne e lo stesso vale per le promozioni, considerando il numero di promozioni, le percentuali per genere devono essere allineate. Anche se le percentuali dicono molto, ma non tutto: in una realtà come la nostra il turn over di poche persone basta a rimescolare le carte. Quello che riteniamo fondamentale è che sia chiaro che essere donna e mamma non è un ostacolo per ricoprire ruoli strategici, nell’area tecnica come nella governance».

Una sfida giocata nel quotidiano
La decisione di sottoporsi ad audit per ottenere la certificazione per la Prassi di riferimento che riguarda la parità, è venuta quindi come naturale conseguenza di una direzione già intrapresa sul più ampio tema della diversity e inclusion. «Siamo peraltro convinti che il nostro impegno sul punto sia strategico, in quanto parte integrante dell’approccio di un’azienda che ha la sostenibilità fra i propri tratti distintivi – prosegue Gardini -. Ogni anno individuiamo un piano di azioni da portare a compimento entro il 31 dicembre, con un budget dedicato, e periodicamente ci riuniamo per monitorare lo stato di avanzamento e il raggiungimento degli indicatori, concreti e puntuali. Abbiamo organizzato corsi in presenza, da remoto e on demand sia per i responsabili, sia per tutto il personale. Fondazione Libellula ci ha aiutato a capire e smontare gli stereotipi mentali e linguistici con cui le generazioni di chi ha più di 50 anni sono cresciute. La sensibilità negli anni è cambiata e chi è più giovane ha molto da insegnare, anche se un rinforzo non guasta mai».

Al di là di alcune date simboliche, in cui vengono organizzate iniziative ad hoc, la sfida si gioca soprattutto nel quotidiano. «La parità di genere si raggiunge anche con azioni che rendono protagonisti i padri – prosegue la presidente Belli -. Il fattore che penalizza maggiormente le donne è il fatto di doversi occupare quasi esclusivamente della cura dei figli e della casa. Per questo abbiamo introdotto due giorni aggiuntivi rispetto al congedo di paternità: chi lavora in Acque Bresciane e ha un figlio, se è uomo può godere di 12 giorni di congedo obbligatorio. Non necessariamente tutti a partire dalla data del parto, ma anche in prossimità della data presunta, perché ogni famiglia ha le proprie esigenze, soprattutto se parliamo di lavoratori in reperibilità o che vivono fuori casa durante la settimana lavorativa. A questo, per tutti e tutte, si aggiungono due giorni facoltativi di smart working la settimana, con la possibilità di incrementarli per chi ha figli piccoli o vive momenti di fragilità personale o di un familiare».

Ampia libertà di scelta ai neogenitori
L’Italia purtroppo vanta ancora un triste primato: l’alta percentuale di donne che si licenziano dopo aver avuto figli. «È un tema molto complesso, che sicuramente risente della carenza di servizi pubblici e a costi ragionevoli e di stabilità lavorativa. Chi non può contare su aiuti in famiglia, spesso si licenzia se ha uno stipendio basso. Senza la pretesa di risolvere il problema, anche in questo caso abbiamo deciso di dare un segnale concreto e che lascia ampia libertà di scelta ai neogenitori. Nel caso il dipendente resti in congedo, per il primo anno l’azienda integra l’indennità riconosciuta attualmente dall’INPS con una quota del 20%». Quota che verrà prevista anche per chi decide di rientrare, in aggiunta alla normale retribuzione.

A queste misure, attuate già dal 2022 e cui verrà dedicata un’azione di rinforzo perché anche i neoassunti e le neoassunte siano informati, quest’anno oltre a proseguire nel monitoraggio di eventuali gap salariali, formativi e di carriera, Acque Bresciane promuoverà una survey interna su diversità e inclusione e un incontro testimonianza con operatori e volontarie della rete antiviolenza.

«L’impegno per la parità di genere non può mai considerarsi finito, la certificazione è uno stimolo in questo senso – chiarisce la presidente Belli -. Abbiamo ottenuto un punteggio di 85 su 100, ma occorre mantenere ed estendere gli interventi. Ora ci stiamo attrezzando per installare distributori di assorbenti gratuiti nei bagni delle nostre sedi. Un segno d’inclusione rispetto alla fisiologia femminile, su cui pesano ancora stigmi assurdi nel XXI secolo».

«La sfida è ora quella di trasformare la sensibilità e la strategia verso l’equilibrio di genere in un tratto culturale diffuso e distintivo dell’azienda, come avvenuto per la sostenibilità. Siamo peraltro convinti che questo aumenti l’attrattività e l’engagement in azienda”, conclude Gardini.

a cura di Andrea Lisi

( da CSRoggi Magazine – n.2 – Anno 9 – Aprile/Maggio 2024; pag. 18 )
(foto in alto: Angela Benetti)

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