Giuseppe Gola è Amministratore Delegato di Acea, la società multiservizi che opera nella gestione e nello sviluppo di reti e servizi nei settori dell’idrico, della produzione di energia, in particolare da fonti rinnovabili, vendita e distribuzione di elettricità e gas, illuminazione pubblica e artistica, smaltimento e valorizzazione energetica dei rifiuti. Con capitale misto pubblico-privato, gestisce tra l’altro il servizio idrico integrato di Roma, Frosinone e rispettive provincie raggiungendo un bacino di utenza di circa 9 milioni di abitanti e rappresentando così il principale operatore italiano in questo settore. Il Gruppo segue il tema della responsabilità sociale d’impresa, con particolare attenzione agli stakeholder, alla redditività, alla qualità dei servizi e allo sviluppo sostenibile.
Ingegner Gola, che cosa significa, per la vostra azienda, perseguire obiettivi di sviluppo sostenibile?
«Acea è un’azienda strutturalmente sostenibile, data la tipologia di business gestiti, in cui la crescita e la creazione di valore sono strettamente correlate a una gestione sostenibile di tutte le attività d’impresa. La sostenibilità è alla base delle scelte di business e non a caso è uno dei pillars degli indirizzi strategici del Gruppo. Infatti, nel Piano industriale 2020-2024, presentato lo scorso autunno, dei 4,7 miliardi di euro di investimenti complessivi ben 2,1 (+400 milioni di euro rispetto al Piano precedente) sono riferibili a specifici target di sostenibilità, scelti per priorità e rilevanza. In particolare questi riguardano la tutela e la gestione della risorsa idrica, il contributo alla transizione energetica e al contrasto al cambiamento climatico, tramite, ad esempio, lo sviluppo della mobilità elettrica e l’incremento della produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici. È stato, inoltre, calcolato che l’operatività che il Gruppo Acea metterà in atto nell’arco di Piano inciderà positivamente sul PIL italiano per circa 6 miliardi di euro, generando occupazione direttamente e indirettamente per oltre 21mila persone».
Il vostro Piano di Sostenibilità prevede la realizzazione di 5 macro-obiettivi. Ce ne vuol parlare brevemente?
«Il Piano di Sostenibilità 2020-2024, aggiornato in coerenza con la strategia industriale, è stato approvato dal Consiglio di Amministrazione lo scorso dicembre. Sottolineerei, in primo luogo, che esso è frutto di un processo partecipato dalle Società operative e dalle Funzioni della Holding e coerente con i temi identificati con l’engagement diretto degli stakeholder, con gli obiettivi di sviluppo sostenibile ONU (SDG) pertinenti ai business gestiti e con le sfide declinate dal Green Deal europeo. Il Piano è più complesso rispetto ai 5 macro-obiettivi operativi – Promuovere la centralità del cliente, Valorizzare le persone per la crescita del Gruppo, Qualificare la presenza nei territori e tutelare l’ambiente, Promuovere la salute e la sicurezza lungo la catena del valore ed Investire in innovazione per la sostenibilità – che indicano semplicemente gli ambiti di riferimento fondamentali e caratterizzanti l’Azienda. Ha infatti una struttura bipartita, che prevede un “livello governance”, finalizzato ad agevolare la compenetrazione della sostenibilità nella gestione d’impresa, e un livello “operativo”. Per quest’ultimo, i 5 macro-obiettivi sopra richiamati, sono stati declinati, nel corso dell’ultima revisione, in 125 target specifici al 2024 e relativi KPI, atti a monitorarne l’avanzamento progressivo. I target evidenziano gli orientamenti peculiari che assume la sostenibilità nell’evoluzione Acea, indicandone alcune direttrici chiave: resilienza e ammodernamento, cura del cliente, economia circolare, gestione sostenibile della risorsa idrica, decarbonizzazione del sistema energetico, sostenibilità lungo la catena di fornitura, riduzione dell’impatto ambientale, contributo alla smart city, innovazione, cura delle persone, coinvolgimento nel territorio».
Dal punto di vista dell’innovazione sostenibile la vostra attenzione è rivolta a vari ambiti: organizzativo, tecnologico e di processo, di promozione della conoscenza. Quali sono le azioni da voi messe in campo sotto questi punti di vista?
«In Acea l’innovazione è una leva strategica, trasversale e aperta all’ecosistema esterno, che consente al Gruppo di esplorare nuovi business e creare nuovi modelli di sviluppo. La rilevanza del tema è emersa anche dal coinvolgimento degli stakeholder del Gruppo nel processo di analisi di materialità che identifica i temi ESG più rilevanti e orienta la pianificazione di sostenibilità di Acea. L’innovazione si basa su tre pilastri:
– lo sviluppo di un ecosistema di innovazione attraverso un approccio di open innovation che prevede una stretta collaborazione con le realtà esterne
– la cultura dell’innovazione e dell’imprenditorialità interna, che fa leva sulle competenze imprenditoriali dei dipendenti e sulla promozione della cultura dell’innovazione tramite workshop di Idea Generation per affrontare in modo creativo business e innovation needs
– la realizzazione di sperimentazioni di tecnologie di frontiera portate avanti con pragmatismo e orientamento ai risultati, in risposta ai business needs.
Grazie al programma Innovation Garage, per citare un esempio, è stata ideata Waidy, un’app che consente di geolocalizzare i punti di erogazione pubblica dell’acqua, di accedere a ulteriori informazioni, di segnalare eventuali guasti in tempo reale e conoscere i paramenti qualitativi e quantitativi dell’acqua erogata. Fare ecosistema è sicuramente un driver centrale per Acea, come testimoniano le adesioni a iniziative e programmi dedicati come Startup Europe Partnership, Elis Open Italy, l’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) e gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, Artificial Intelligence e Space Economy».
Che cosa ci dice dei progetti di ricerca da voi sostenuti? In quale ambito trovano attuazione?
«I progetti di ricerca e innovazione e le sperimentazioni realizzati o in corso di perfezionamento, con riferimento all’applicazione ai processi industriali e alle infrastrutture del Gruppo, sono trasversali e toccano tutte le aree di business. Nell’ambito della distribuzione energetica si pensi alla mobilità elettrica e alla resilienza e automazione di infrastrutture e reti, in logica smart city come, ad esempio, il progetto PlatOne che promuove un nuovo approccio di gestione delle reti di distribuzione, rendendole più stabili in presenza di carichi variabili di picco e di sorgente come le fonti rinnovabili, mediante l’impiego di misure di flessibilità, storage e servizi di demand response, con tecnologie smart grid e strumenti di automazione e controllo. In ambito idrico, sono state sperimentate tecniche di nuova generazione – satellite, registratore di rumore e fibra ottica – per la ricerca di perdite occulte (Noise Logger e Interferometria Radar Satellitare) e sviluppate soluzioni tecnologiche innovative per la riduzione e il recupero di materia dai fanghi di depurazione, tema di attenzione centrale per gli indirizzi europei e nazionali sull’economia circolare. Con riferimento proprio all’economia circolare, i progetti innovativi riguardano il recupero e il trattamento di materiali residui degli impianti di termovalorizzazione (recupero di bicarbonato di sodio e di cloruro di calcio diidrato, ecc.), e il progetto Acea Smart Comp, che traguarda le logiche della Waste Transition e propone un nuovo modello di gestione dei rifiuti organici, dal grande impianto alla gestione locale e diffusa dei rifiuti».
Uno dei vostri spot recita “Dietro a una Roma più moderna c’è Acea”. Qual è la vostra idea di modernità e come potete incidere, con la vostra attività, sulla creazione di quella che può essere definita una città del futuro?
«Roma, come le altri grandi città italiane ed europee, è chiamata a confrontarsi ogni giorno con le sfide della next city e così Acea, che in questa città è nata e opera da sempre. Abbiamo come strumento, per affrontare queste sfide, l’immenso potenziale rappresentato dall’innovazione tecnologica che consente di guardare la città da un nuovo punto di osservazione per utilizzarla diversamente, ottimizzando l’uso delle risorse, perseguendo il risparmio idrico, l’economia circolare e l’efficienza energetica. Su quest’ultimo punto sarà fondamentale la transizione energetica che ci vede tutti coinvolti, ciascuno per il ruolo che rico pre. Questo cambiamento epocale va infatti governato in ogni suo ambito, e va accompagnato. In tale contesto Acea è innanzitutto coinvolta nel suo ruolo di Distributore. È essenziale, infatti, in questa fase guardare ai requisiti fondamentali che sono richiesti a una rete di distribuzione perché sia in grado di assicurare la transizione energetica: flessibilità, digitalizzazione, innovazione e resilienza. Il primo vero banco di prova della capacità di rendere flessibile la rete è la mobilità elettrica, poiché il funzionamento e l’efficienza dei punti di ricarica dovrà essere garantito dalla rete su cui sono installati.
Seguendo gli input regolatori abbiamo aperto un tavolo di lavoro con Terna per la definizione e lo sviluppo di un progetto condiviso per la gestione “smart” delle infrastrutture di ricarica su Roma. Un capitolo importantissimo che rappresenta una chiave di sviluppo decisiva per il territorio urbano metropolitano. Un altro aspetto è anche quello di sviluppare ulteriori progetti che contribuiscono alla smart city, penso alle infrastrutture di illuminazione pubblica dotate di particolari apparecchiature, o ancora a servizi che favoriscono il contenimento degli impatti della collettività, come il compostaggio diffuso o ancora i servizi di efficientamento energetico degli edifici. Non può mancare ovviamente l’attenzione al servizio idrico: ACEA, infatti, intende proseguire nell’azione di tutela della risorsa idrica migliorando la qualità e l’efficienza del servizio caratterizzandosi sempre più come una “Smart Water Company” per la gestione della risorsa idrica in una modalità sostenibile e responsabile. Tra le azioni più rilevanti che saranno messe in atto nell’arco di Piano, oltre al progetto del raddoppio dell’Acquedotto del Peschiera, che metterà in sicurezza l’approvigionamento idrico di Roma per i prossimi anni, ci sono anche l’installazione di ulteriori 500mila smart water meter e progetti per l’automazione degli impianti di depurazione».
Che cosa significa avere tra i propri punti fermi quella che voi definite “attenzione al cliente”, sia dal punto di vista dei servizi sia da quello della comunicazione?
«Gestire servizi primari come l’acqua e l’energia vuol dire inevitabilmente aver sempre come “faro”, nelle attività quotidiane, l’attenzione al cliente, essendo servizi essenziali alla vita. Non a caso il primo pilastro del Piano di Sostenibilità 2020-2024 è dedicato ai clienti e non a caso puntiamo a realizzare una gestione dei nostri business sempre più efficiente e di alta qualità. A partire da due fronti, in primis il miglioramento della qualità dei servizi erogati, da un punto di vista commerciale e tecnico. Ma anche attraverso la comunicazione, quindi il potenziamento dei canali di contatto sia digitali che tradizionali, in coerenza con i messaggi e i nostri valori. L’obiettivo è offrire sempre informazioni puntuali e precise e un’informazione trasparente sulle attività quotidiane. A questo affianchiamo l’impegno sulla sensibilizzazione della cittadinaza su temi cruciali, come può essere quello del risparmio idrico, attraverso campagne mediatiche di forte impatto. Con il precipitare della situazione di emergenza pandemica che ha colpito il nostro Paese, ad esempio, le campagne informative sui servizi digitali sono state immediate, così come è stato tempestivo il potenziamento dei canali alternativi a quelli tradizionali che hanno consentito lo svolgimento da remoto di tutte le attività commerciali».
Quali sono i vostri obiettivi aziendali del futuro, soprattutto per quanto riguarda il discorso legato all’energia e alle fonti rinnovabili?
Acea intende rafforzare il proprio ruolo di attore principale nel processo di transizione energetica con progetti di sviluppo che abilitino l’incremento della domanda di energia elettrica e l’integrazione nel sistema di distribuzione della generazione diffusa. Le iniziative che il Gruppo intende perseguire in questa area riguardano principalmente l’evoluzione tecnologica della rete, con progetti di digitalizzazione tramite telecontrollo e sistemi di IoT (Internet of Things) e l’installazione di smart meter di seconda generazione. Proseguiranno, inoltre, gli investimenti destinati alla resilienza della rete e interventi di potenziamento della stessa. Grande impulso verrà dato poi alla produzione energetica da fonti green a sostegno della decarbonizzazione e della transizione energetica. Acea, infatti, intende incrementare il proprio portafoglio di potenza installata da impianti fotovoltaici a circa 747 MW entro il 2024, di cui 569 MW greenfield in aree industriali e agricole e 178 MW da operazioni di M&A. La crescita avverrà anche attraverso partnership con partner finanziari in un’ottica di potenziamento del posizionamento nel settore, mantenendo una solida struttura finanziaria. I nuovi impianti, a regime, avranno una produzione di oltre 1,3 TWh annui, pari a circa 600 kt di emissione di CO2 evitata».
L’attenzione alla sostenibilità è in crescita ovunque, ACEA ha sempre avuto un approccio alla CSR molto marcato. I risultati anche economici hanno confortato il vostro operare sostenibili?
«Sicuramente sì, il 2020 per fare un esempio è un anno in cui abbiamo molto accelerato sulla sostenibilità e il sensibile aumento dell’EBITDA registrato lo scorso anno, certificato dai risultati presentati solo qualche settimana fa, dimostra, inoltre, la solidità dei nostri business e la validità della strategia dove crescita e creazione di valore sono strettamente correlate al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità. L’esperienza della crisi pandemica ci spinge infatti, ancor più oggi, a considerare la sostenibilità come elemento imprescindibile per un nuovo modello di sviluppo in cui le utilities potranno svolgere un ruolo decisivo per l’auspicata ripartenza del Paese. Per il 2021, pur in uno scenario ancora difficile, prevediamo risultati in ulteriore crescita».
La pandemia come ha inciso sul vostro lavoro? È cambiata l’organizzazione e, se sì, in quale modo?
«Nel 2020, in un contesto caratterizzato dalla grave pandemia, abbiamo saputo gestire la crisi continuando a garantire i servizi essenziali per i cittadini, mantenendo un elevato livello di efficienza e qualità anche nei mesi più difficili, grazie all’impegno di tutte le nostre persone e agli investimenti realizzati in innovazione e digitalizzazione. La pandemia ha rappresentato un acceleratore di alcuni processi che erano già stati attivati all’interno delle nostre aziende. Modelli organizzativi innovativi che avevamo già attivato ma che stavamo solo sperimentando in alcuni laboratori e che improvvisamente ci siamo trovati ad applicare alla massa della nostra popolazione aziendale. Siamo riusciti a farlo in modo fluido e con continuità nel servizio ai cittadini. Parliamo di modelli di leadership diffusa, parliamo di modelli di gestione delle persone per obiettivi, superando il vecchio tema della misurazione del tempo di presenza. Su tutto questo stavamo già lavorando e improvvisamente ci siamo trovati a dover gestire una modalità nuova. Le cose sono andate particolarmente bene. Dal punto di vista del servizio, abbiamo goduto del vantaggio di aver fatto un grosso investimento negli scorsi anni nei sistemi informativi. Tutti i nostri operai lavoravano senza passare in azienda. Era già in atto dunque il tema dello smart working della parte operativa; ci siamo invece trovati a gestire il tema dei nostri dipendenti in ufficio, che per noi è stata una novità. La buona notizia è che le nostre piattaforme informatiche ci hanno permesso di passare, nel giro di una o due settimane, da qualche centinaio di dipendenti, a circa 4mila: tutto ha funzionato con un’ottima continuità».
a cura di Carlo Rho
Leggi anche: « Innovazione Sostenibile: La capacità innovativa alla base dello sviluppo sostenibile»
(da CSRoggi Magazine, anno 6, n.2, Marzo/Aprile 2021, pag. 18)