L’ emozione è il sorriso appena accennato di Anna Toborek e Joanna Machera, le due vincitrici polacche che si sono immaginate torri ionizzanti divora-inquinamento. È il volto rigato di lacrime degli ivoriani Emmanuella Ohene Mantey, Mohamed Fakhrl e Patrick Kore. È lo sguardo soddisfatto del terzo classificato, il bielorusso Bakhrom Khakimov, l’inchino garbato dei sudcoreani che hanno ricevuto la menzione speciale, come il team rosso dell’Università di Tomsk. Ecco i vincitori del Multi Comfort Student Contest, il concorso internazionale lanciato dal Gruppo Saint-Gobain che da quindici edizioni chiede agli studenti di Architettura e Ingegneria di tutto il mondo (quest’anno 2.200 da 199 università di 35 Paesi) di rigenerare un’area urbana. Una diversa ogni anno. Questa volta Crescenzago, periferia nord-est di Milano.
Selezione, premiazione. Le sessanta squadre rimaste in gara dopo le sfide nazionali si sono affrontate giovedì a Milano. Cinque minuti a disposizione di ogni team per sbaragliare la concorrenza e convincere la giuria internazionale composta dall’architetto Leopoldo Freyrie (presidente), Corrado Bina, direttore Piano quartieri del Comune di Milano, Gabriele Rabaiotti, assessore ai Lavori pubblici e alla Casa, Marco Sammicheli, responsabile delle relazioni internazionali della Triennale di Milano, Roland Matzig, architetto esperto di edilizia sostenibile, Leif Andersson, direttore R&D Saint-Gobain Isover, Slawornir Szupnar, direttore marketing Internazionale Saint-Gobain, Stefano Boeri, presidente della Triennale di Milano (membro onorario).
Il «compito» (task) affidato agli studenti: realizzare un progetto di riconnessione urbana dell’area adiacente, alla stazione metropolitana di Crescenzago (tre lotti in tutto) tenendo conto degli standard di sostenibilità ambientale e di elevata efficienza energetica previsti dal programma Multi Comfort di Saint-Gobain.
«Volevamo proposte concrete per progetti concreti», ha spiegato Pierre-André de Chalendar, presidente e ceo di Saint-Gobain, ieri a Milano per assistere alla premiazione. «E come sempre siamo rimasti stupiti dalla qualità dei lavori presentati». A partire da quello delle due studentesse del Politecnico della Slesia, in Polonia. Primo premio e motivazione: «Hanno avuto il coraggio di superare la tradizionale funzione dell’architettura proiettandola verso un nuovo ruolo attivo nella protezione ambientale, aggiungendo qualità al luogo. Le torri potrebbero diventare punto di riferimento del quartiere». Gli ivoriani: «Nel loro studio il verde non è decoro, ma infrastruttura».
Approcci e culture diverse per ripensare Milano. Gabriele Rabaiotti ha ringraziato i ragazzi: «Con il vostro impegno avete offerto al Comune idee, spunti, sollecitazioni a cui faremo senz’altro riferimento per la preparazione del documento preliminare di progettazione dell’area che presto porteremo in gara».
Applausi e selfie, ieri a Villa Necchi Campiglio, luogo della premiazione (i vincitori si aggiudicano, oltre a una somma di denaro —1.500,1.000,750 euro — uno stage in un prestigioso studio di architettura). Poi tutti alla Triennale per il convegno Resilient Cities, Resourceful Cities e, infine, cocktail in giardino, con l’assegnazione di un ultimo premio: al progetto migliore scelto dagli studenti, quello del bielorusso Bakhrom Khakimov (già terzo al concorso).
Serata speciale: un’ultima foto davanti ai Bagni Misteriosi di de Chirico e appuntamento a Parigi. Sede della prossima edizione della gara.
di Annachiara Sacchi
(da Corriere della Sera del 8 giugno 2019)
(foto: Il render delle studentesse del Politecnico di Slesia, in Polonia, con le torri ionizzanti che puliscono l’aria, da corriere.it)
