Approcciare il concetto «Industry 4.0» dal solo punto di vista tecnologico è sicuramente riduttivo. È tanto necessario quanto urgente ribadire che l’intelligenza artificiale, la robotica e altre innovazioni tecnologiche debbano essere impiegate al servizio dell’umanità e non all’opposto, come molti temono possa accadere. I sistemi sociali, in simbiosi con quelli economici, sono sempre più a rischio man mano che l’uomo viene tecnologizzato, invece che la tecnica umanizzata.

Le implicazioni sulla società dell’Industry 4.0 hanno portato il Giappone a concepire Society 5.0, un innovativo modello sociale basato sulla creazione di nuovo valore derivante dall’applicazione dell’ IoT e AI non solo al mondo industriale, ma anche all’organizzazione di una super-smart society fondata sulla digitalizzazione. Il fatto che l’Impero del Crisantemo presenti notevoli analogie economiche e sociali con il nostro Paese, può farci riflettere sull’opportunità di valutare l’adozione di questo approccio anche a casa nostra.

Si parte dall’evidenza che la crescita economica e il progresso tecnico-scientifico continuano a essere divisivi. I modelli ai quali ci si è ispirati finora evidenziano, infatti, inaccettabili gap di distribuzione della ricchezza, ma anche nelle aspettative di vita, nel livello di benessere e di accesso alle informazioni e alla conoscenza, che non possono che accentuarsi nel tempo per effetto della denatalità e della progressiva senescenza della popolazione.

Society 5.0 è basata sulle caratteristiche specifiche di ciascun individuo e sui suoi bisogni che devono essere soddisfatti secondo specifici criteri di quantità, qualità e temporalità, in un esteso ambito di applicazioni. Questo avviene grazie all’inversione dell’approccio attuale all’utilizzo delle informazioni: oggi l’uomo raccoglie e tratta dati nello spazio fisico per posizionarli nel cyberspazio per ulteriori utilizzi di ritorno. Nella Society 5.0, l’intelligenza artificiale (AI) opera nel cyberspazio per trattare enormi quantità di dati (big data) acquisiti nello spazio fisico per mezzo di reti di sensori e altri dispositivi, ottimizzando così cicli produttivi e commerciali e creando nuovo valore nello spazio fisico.

Il concetto alla base della Society 5.0 è una più stretta convergenza fra spazio virtuale e spazio fisico, liberando l’uomo da tutta una serie di attività lavorative alienanti, scomode e poco agevoli (che verranno svolte da robot e dispositivi «mossi» dall’Ai), abilitandolo ad attività più consone al suo status di «essere umano».

Per raggiungere questo obiettivo è, però, necessario adottare e mettere a disposizione di tutti le tecnologie più avanzate nei vari settori industriali e nelle attività sociali, per cui è di fondamentale importanza superare una serie di ostacoli soltanto in parte di natura tecnologica, amministrativa e legale, in quanto investono i muri culturali che ancora impediscono l’utilizzo consapevole delle nuove tecnologie. Non si tratta semplicemente di un problema di accettazione sociale e di adattamento ai cambiamenti.

Parallelamente al maggiore potere dell’uomo, al crescente grado di libertà,, alla smisurata discrezionalità di scelta, vi è necessità di elevare l’etica delle Società 5.0, per dare senso alla digitalizzazione, arricchire il significato delle relazioni sociali, ricostruendo comunità basate su fiducia, reciprocità, solidarietà, collaborazione, valori su cui misurare il movente umano e il conseguimento più prezioso della nuova digitalizzazione. In effetti, l’evoluzione dalla società basata sull’informazione alla super-smart society implica una profonda sfida educativa per indirizzare verso il bene comune la ricerca e l’innovazione tecnologica. Evidentemente non è un caso che in Giappone proprio la ricerca scientifica e tecnologica sia stata posta al centro dell’attenzione specialmente nell’ambito dei rapporti fra università e industria, anche in considerazione dell’attesa progressiva diminuzione della popolazione universitaria.

Il Governo nipponico ha intrapreso significative politiche a sostegno del ruolo delle università nell’innovazione e a supporto della R&S ad alto rischio ed alto impatto. Society 5.0 dovrebbe far riflettere profondamente i policy-makers e gli altri organismi deputati alla programmazione strategica nel nostro Paese. L’Italia, pur continuando a caratterizzarsi nello scenario globale per un unico e raro genius loci, vede gli stanziamenti per le università, la ricerca e l’istruzione scolastica stabilmente al di sotto degli standard internazionali dei Paesi comparabili. È semplicemente insensato abituarsi allo status quo, costringendo il nostro Paese ad apparire come tra i più arretrati in Europa, senza una chiara visione di sviluppo e il necessario impegno su educazione, ricerca scientifica e innovazione tecnologica. Economia civile, generatività (vedi il nostro articolo del 27/8 su BN) e Society 5.0 possono davvero rappresentare la chiave di volta per il new deal della sostenibilità.

di Angelo Paletta e Nereo Landini
Università di Bologna

(da BuoneNotizie – L’impresa del bene – Corriere della Sera del 15 ottobre 2019)

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