Bambini che si sentono adulti, impegnandosi in qualcosa in cui credono. Docenti che riscoprono il fanciullino pascoliano, mettendo in dubbio certezze e rimodulando metodi di insegnamento. E genitori che vengono bacchettati dai figli e invitati a essere più attenti alla riduzione degli sprechi o alla raccolta differenziata. Sono alcuni dei piccoli grandi effetti con cui «La Grande Macchina del Mondo» – progetto di educazione ambientale gratuito promosso dalla multiutility Hera con il patrocinio dell’Ufficio scolastico dell’Emilia-Romagna – irrompe nelle scuole di ogni ordine e grado della regione. Introducendo nella routine degli studenti fra i 4 e i 19 anni letture animate, laboratori scientifici e multimediali, spettacoli teatrali, giochi a squadre, visite agli impianti di stoccaggio.

Tre le macro-tematiche figurano «acqua», «energia» e «rifiuti» che gli allievi collegano immediatamente all’imperativo categorico della giovane attivista svedese, Greta Thunberg: «Il mondo sta bruciando, salviamolo». Con la differenza che, con addosso le loro magliette colorate, gli educatori della società bolognese propongono le buone pratiche della sostenibilità agli istituti scolastici già da dieci anni.

«Divertimento sicuro»

All’ultima edizione sono stati oltre 102mila, per 4.600 classi e 122 attività proposte, gli under 19 coinvolti. Le insegnanti che partecipano ne dicono meraviglie. «L’altro giorno una allieva di terza – racconta Silvia Farnè, docente di discipline scientifiche alla scuola primaria Livio Tempesta di Bologna – mi ha esortato così: “Maestra, ricicliamo?”. Quello che desiderava e che proponeva era prendere carta e plastica e riusarle per creare qualcosa di nuovo». «Iscrivo le mie classi al programma di Hera – ricorda – dai tempi del protocollo di Kyoto. Gli interventi sono tutti giocati sul fantastico e il divertimento è assicurato».

I più piccoli imparano così, giocando. Una alternanza di curiosità e sorpresa. Bocche spalancate, concentrazione e tantissime domande. «Perché il Tetra Pak lo devo buttare nella carta se sembra plastica?». E poi la curiosità che si fa impegno, chiosa Farné citando quella filastrocca di Bruno Tognolini «che abbiamo letto insieme nei giorni dello sciopero per il clima e che recita: “Un piccolo gesto è una pietra preziosa, cela un segreto che è molto potente, qualcosa accade, se tu fai qualcosa e niente accade, se tu non fai niente”».

Daniela Vignocchi, prof di tecnologia alla secondaria di primo grado Lanfranco di Modena nomina l’enciclica «Laudato sì» di Papa Francesco e svela che alcuni studenti, anche grazie alle riflessioni scaturite dal percorso «Un pozzo di scienza», hanno iniziato a raccogliere i rifiuti nei parchi locali. «Si sono filmati – racconta – e mi hanno mandato dei video sul telefonino. È stata una bella soddisfazione». La proposta più amata dai ragazzi? «La visita virtuale, su Skype, al termovalorizzatore della città. Si aspettavano una lezione frontale e invece si sono emozionati: “Prof, sembrava di essere lì”, mi hanno detto». «Magari sono ancora confusi su cosa faranno da grandi – aggiunge con un pizzico di speranza – ma sull’ambiente hanno le idee chiarissime. Prendono le cose di petto, non vogliono essere meri spettatori».

A loro misura

Alessandra Ballardini offre lo sguardo dei più grandi, quelli che a 18 anni potranno votare. Insegna scienze all’Istituto tecnico statale Orfani di Faenza, da poco dichiarato «plastic free» e in cui «ogni bevanda viene distribuita in borracce con il logo della scuola». Tra i laboratori più riusciti la simulazione di una smart city: «I ragazzi – riassume l’insegnante – hanno progettato città a loro misura: solo qualche discoteca, ma sconfinati spazi verdi. Incontrarsi all’aria aperta è la loro principale esigenza».

di Alessandra Testa

(da Buone Notizie – L’impresa del bene del 12 novembre 2019)

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