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Le ultime mosse delle principali compagnie energetiche mondiali
Shell ha creato la nuova Divisione Green Energy ora focalizzata soprattutto sull’eolico, ma – attraverso la sussidiaria Showa Shell Sekiyu – possiede Solar Frontier, il principale produttore giapponese di pannelli fotovoltaiche. Nel mare del Nord sta cercando di bilanciare la crisi del Brent con piattaforme eoliche offshore.
Si è anche impegnata a ridurre le proprie emissioni di CO2 del 20% entro il 2035 e fino al 50% entro il 2050.
BP ha 14 impianti eolici negli Stati Uniti, ma ha abbandonato l’investimento in BP Solar cedendolo a Tata. Ha però reinvestito 200 milioni di $ in Lightsource, una delle più grandi compagine europee nel settore solare.
Total ha dato 1,4 miliardi di $ per il 60% delle azioni dell’americana Sun Power, ma possiede anche quote di Stem e Sunverge che si occupano di stoccaggio e batterie.
Saudi Aramco ha annunciato che impegnerà 5 miliardi di $ con l’obiettivo di raggiungere 10 GW di produzione da rinnovabili entro il 2023.
Statoil ha deciso di puntare sulle startup creando il fondo Energy Ventures da 200 milioni di $ per finanziare i più promettenti nuovi business sulle rinnovabili.
In controtendenza, Repsol ha ceduto il mercato dell’eolico al largo del Regno Unito, prontamente acquistato dalla compagnia di stato cinese State Development & Investment Corporation. Invece Chevron ha abbandonato l’investimento di 3 miliardi di $ nel geotermico in Indonesia e nelle Filippine cedendolo al fondo filippino Ayala. Il fondo ha l’obiettivo di ricavarne 2 GW entro il 2020.
Exxon Mobil investe sulle tecnologie rinnovabili parte del miliardo di $ all’anno che dichiara di spendere sulla ricerca. Oltre agli studi per ridurre le emissioni di metano dagli impianti di estrazione, la cogenerazione e una maggiore efficienza delle raffinerie, finanzia numerosi progetti, dall’uso di alghe e rifiuti per la produzione di biocarburanti alle celle a combustibile che catturano la CO2 emessa dalle centrali termoelettriche. Con l’università Georgia Tech sta sviluppando un modo più efficiente basato su membrane semipermeabili per separare dal greggio le frazioni utilizzabili per la produzione di plastiche.
Eni è stata la prima grande compagnia a impegnarsi nel settore delle energie rinnovabili. Nel 2007 ha destinato l’Istituto Guido Donegani – il principale centro ricerche Eni ed uno dei più antichi e prestigiosi laboratori di ricerca industriale d’Europa – a centro ricerche per le energie rinnovabili e l’ambiente. Lì negli ultimi 10 anni sono state sviluppate oltre 160 invenzioni protette da oltre 500 brevetti e oltre 750 pubblicazioni scientifiche. Le principali tecnologie, ora in fase di avanzato impianto pilota o in fase di sviluppo industriale, spaziano dalle celle solari organiche ai concentratori solari luminescenti, da nuove tecnologie per il solare a concentrazione alla conversione dei rifiuti umidi urbani o degli sfalci agricoli in biocarburanti.

Eni apre a Venezia la prima bioraffineria al mondo
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Leggi l’articolo completo di Luca Longo
(da Eniday Newsletter del 20 aprile 2018)
(foto: www.bioenergiasardegna.net, eni.it)