Caro Direttore,
oggi il mondo dell’energia sì trova davanti a una sfida fondamentale: fornire energia a una popolazione mondiale in costante crescita (circa +30% al 2040), riducendo contemporaneamente le emissioni dì CO2 del 45%, in modo da limitare la crescita di temperatura ben al di sotto dei 2°C nel rispetto degli accordi di Parigi.
Nel breve termine la risposta più efficace rimane l’intervento sul mix energetico. Che non vuol dire fare leva sulle sole fonti rinnovabili, che oggi presentano ancora diversi limiti, come intermittenza, basso fattore di utilizzo, spazio disponibile per la loro installazione e misfit geografico (nonostante i grandi investimenti fatti, oggi eolico e solare rappresentano a livello mondiale solo il 2% del mix). Ma vuol dire anche favorire l’utilizzo del gas, fonte largamente disponibile e con minor impatto ambientale rispetto al carbone, che oggi produce ancora circa il 45% delle emissioni di CO2 del settore energetico e il 72% delle emissioni da generazione elettrica, in assenza di un salto tecnologico che ci consenta di superare gli attuali limiti delle rinnovabili, oggi non possiamo prescindere dal gas, la migliore “fonte ponte” nella transizione energetica.
Dobbiamo poi considerare un tema strettamente interconnesso alle emissioni, vale a dire quello dei rifiuti, di cui un’errata gestione genera conseguenze negative in termini di inquinamento atmosferico e gestione del territorio.
Affrontare queste sfide ed essere parte attiva nella transizione energetica è per Eni una priorità strategica e un’azione di responsabilità verso stakeholder e ambiente. Negli ultimi cinque anni abbiamo accelerato la nostra svolta in questa direzione, investendo significativamente sia sull’efficienza, e in particolare sulla produzione di energia verde, che sull’economia circolare, con la trasformazione dì sostanze organiche e inorganiche, minimizzando gli sprechi e valorizzando rifiuti e materiali di scarto, n tutto sviluppando ricerca, tecnologie e iniziative industriali che rappresenteranno vere e proprie future linee di business dì trasformazione della compagnia.
In Eni abbiamo avviato da tempo un chiaro percorso di decarbonizzazione e quest’anno abbiamo ulteriormente rilanciato il nostro impegno con un nuovo obiettivo ancora più sfidante: raggiungere le zero emissioni nette dell’upstream entro il 2030. Contiamo di raggiungere questo target innanzitutto attraverso importanti interventi mirati all’aumento dì efficienza, come, entro il 2025, la riduzione del 45% dell’intensità emissiva delle nostre attività upstream, l’azzeramento del flaring di processo e la riduzione dell’80% delle emissioni fuggitive di metano. Inoltre, realizzeremo progetti di conservazione delle foreste primarie e secondarie, nell’ambito dello schema Redd+ delineato dalle Nazioni Unite, che andranno a compensare le emissioni residue.
Altri elementi della nostra strategia di decarbonizzazione sono: la crescita delle fonti low carbon, con l’aumento della quota di gas e biofuel nel nostro portafoglio; un aumento delle fonti a zero emissioni, come il solare, l’eolico e i sistemi ibridi; infine, un approccio circolare che massimizza l’uso dei rifiuti come feed-stock e che trasforma ed estende la vita utile degli asset.
Nei prossimi quattro anni investiremo oltre 950 milioni di euro, più altri 220 milioni in ricerca e sviluppo, per sviluppare soluzioni industriali circolari. In questo ambito abbiamo già raggiunto primati e risultati importanti. Per fare alcuni esempi, nel campo della raffinazione, oltre a essere la prima compagnia al mondo ad avere convertito una raffineria tradizionale in bio-raffineria (Venezia e presto anche Gela), Eni è impegnata nel recupero degli oli vegetali usati e di frittura per produrre green diesel a supporto della mobilità sostenibile.
Abbiamo poi sviluppato e brevettato la tecnologia Waste to Fuel, che consente di utilizzare la frazione organica dei rifiuti urbani per produrre energia, trasformandoli tramite un processo di liquefazione in un bio-olio che può essere utilizzato come combustibile nel trasporto marino.
Un circolo virtuoso che è stato avviato con un impianto pilota a Gela, finalizzato alla realizzazione dì impianti industriali presso altri siti italiani di Eni, tra i quali Porto Marghera. Lo scenario che ci si prospetta rappresenta una grande opportunità: per coglierla, è necessario un cambio culturale verso un uso efficiente e sostenibile delle risorse che coinvolga ciascuno di noi, in maniera sinergica lungo tutta fa filiera, dal produttore all’utilizzatore. Perché tutti partecipino attivamente al cambiamento.
Claudio Descalzi
amministratore delegato di Eni
(da Corriere della Sera del 12 giugno 2019)
