Bruno Calchera
Riprendiamo molto volentieri l’articolo di Silvio de Girolamo comparso sul Sole 24 Ore di martedì 8 Luglio 2025. La sua provocazione è davvero molto interessante: “E se, dopo tante discussioni ed elaborazioni sulle normative europee vincolanti si ritornasse alla volontarietà, così come da dove la sostenibilità aveva iniziato a fare i primi passi? E se questa volontarietà dovesse interessare non solo le grandi aziende, ma anche le PMI che fanno parte della catena di valore delle grandi, da dove dovremmo ripartire?”
C’è un punto di partenza per cui questa provocazione non è del tutto infondata.
Torniamo al 26 Febbraio del 2025, una data importante perché segna una svolta cruciale per l’industria europea: la Commissione Von Der Leyen insieme al Clean Industrial Deal ha presentato il pacchetto Omnibus con la semplificazione di alcuni obblighi di compliance (riferimento l’articolo di Silvia Romanelli dell’11 Marzo 2025). Di fatto una soluzione per ridurre gli adempimenti burocratici ed i relativi costi della nuova certificazione per la nuova Reportistica aziendale (la CSRD).
Le aziende che devono presentare il reporting nel 2026 e 2027 cioè le società che sono state implicate nell’allargamento degli obblighi normativi sulla reportistica e che appartengono alle PMI, hanno la possibilità di procedere nel 2028.
È un nuovo termine di recepimento e la prima applicazione della CSDDD: doveri di diligenza in materia di sostenibilità, in modo da dare più tempo per le applicazioni normative.
Con l’intervento della Commissione molti oneri vengono dilatati: le valutazioni periodiche passano da una volta all’anno a una volta ogni cinque anni; eliminato l’obbligo di interrompere i rapporti con partners non conformi e la richiesta dati ai partners solo se necessari. Alcune osservazioni sembrano esagerate e davvero incomprensibili.
C’è poi una differenza tra Europa e USA: In Europa si semplificano le normative per bilanciare sostenibilità e competitività, negli USA Trump firma l’uscita dagli accordi di Parigi del 2015 sul clima e chiusura dei programmi Diversity & Inclusion di Biden.
Da una parte si mitiga e si viene incontro alla collettività, anche esageratamente, dall’altra – negli USA – si cancella tutto e si cammina al contrario. Trump non coglie nulla di buono nel passato e nel cercare sbocchi positivi alla sostenibilità e toglie ogni briciolo di ragione ai provvedimenti del precedente governo. Una procedura, del resto approvata dal Congresso USA.
Trump mostra limiti gravi nella conduzione delle riforme che portano ad un vivere migliore.
Torniamo alla provocazione inziale.
EFRAG è intervenuta subito a offrire uno standard per un reporting volontario per le PMI. (‘EFRAG d’altra parte è una realtà consulenziale tecnica dell’Unione Europea in materia di rendicontazione finanziaria e sostenibile’). EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) ha sviluppato la CSRD.
Nella contingenza del passaggio alla produzione volontaria essa ha già preparato lo standard (!) applicativo il VSME. Ovvero il “Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs”, che è uno standard di rendicontazione volontaria sulla sostenibilità pensato per le piccole e medie imprese non quotate che non rientrano nell’obbligo della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive).
In sostanza, è uno strumento che aiuta le PMI a rendicontare le proprie performance di sostenibilità in modo semplificato e flessibile, rispondendo alle crescenti richieste di trasparenza da parte del mercato e degli stakeholders. Sarà pubblicato alla fine del 2025 o nei primi mesi del 2026, con una prima versione semplificata. In questo modo “il volontariato della sostenibilità” ha trovato già una regolamentazione burocratica. Un bene o una esagerata forzatura’
La rendicontazione volontaria è particolarmente adatta alle piccole e medie imprese non quotate, allo scopo di fornire uno strumento semplificato per supportarle nel processo di integrazione della sostenibilità, nei processi di Business e per soddisfare l’aumento delle richieste di dati sulla sostenibilità che queste imprese ricevono dalle aziende clienti. Nel VSME sono presenti tutte le metriche indispensabili per interfacciarsi con gli operatori (ambientali, Sociali, Governance… ESG).
Il recupero del volontariato come risorsa libera può essere davvero però la chiave di volta per avvicinare le piccole aziende, aiutandole sia nelle relazioni sia soprattutto nella comunicazione con i clienti. E c’è una pretesa implicita: la storia dello sviluppo del Reporting è molto lunga: avvicinarsi liberamente alla sostenibilità senza obblighi avvia una mentalità che deve solo crescere.
Lo sbocco volontario è stato all’origine della cultura dell’innovazione sostenibile, la scommessa in questo ritorno alla libertà operativa può diventare un modo interessante per molti operatori economici di valutare la convenienza economica nell’attrezzarsi a realizzare una Reporting utile alla conoscenza.
(9 luglio 2025)