Sei persone su dieci nei Paesi in via di sviluppo hanno espresso una preoccupazione per la crisi climatica, nei paesi del G20 sono solo la metà. Non stupisce di vedere tra i 10 Paesi più preoccupati al mondo aree in cui il cambiamento climatico sta devastando la vita delle persone per come l’hanno conosciuta finora.
Il Peoples’ Climate Vote delle Nazioni Unite (ONU) è nato con l’obiettivo di indagare il punto di vista dei cittadini del globo sulle questioni climatiche. Nello specifico, ha intervistato oltre 73mila persone in 77 paesi e ha scoperto che l’85% di quei paesi sostiene una rapida transizione dai combustibili fossili, tra cui la maggioranza dei 10 maggiori paesi produttori di petrolio, gas e carbone al mondo.
Achim Steiner, l’Amministratore del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, ha dichiarato che i risultati del sondaggio sono stati forti e chiari in quanto i cittadini del mondo vogliono che i loro leader trascendano le loro differenze, agiscano ora e con coraggio per combattere la crisi climatica. I risultati del sondaggio, senza precedenti nella loro copertura, rivelano un livello di consenso che è davvero sorprendente e ha invitato leader e decisori politici a tenerne conto nell’ambito di applicazione degli Accordi di Parigi.
I dati principali del sondaggio
Il Peoples’ Climate Vote 2024 ha rilevato che un’enorme maggioranza (80%) delle persone a livello globale desidera che i propri Paesi rafforzino i propri impegni per affrontare il cambiamento climatico. Solo uno su otto (13%) ha raccomandato di mantenerli invariati e solo uno su venti (5%) ha affermato che il proprio paese dovrebbe indebolire i propri impegni; in particolare in Etiopia, Pakistan, Tanzania, Sri Lanka e Benin (97%) secondo gli intervistati urge maggiore impegno.
Il 53% del totale ha dichiarato di essere più preoccupata per la crisi climatica rispetto allo scorso anno, 6 persone su 10 nei paesi in via di sviluppo hanno espresso una preoccupazione maggiore, rispetto alla metà delle persone nei paesi del G20. Non stupisce di vedere tra i 10 Paesi più preoccupati al mondo aree in cui il cambiamento climatico sta devastando la vita delle persone per come l’hanno conosciuta finora: Figi (80%), Afghanistan (78%), Messico (77%), Turchia (77%), Paraguay (76%), Repubblica di Corea (76%), Brasile (76%), Ecuador (76%), Colombia (75%) e Guatemala (74%).
Tra le opinioni raccolte non è evidente una differenza di pensiero di genere, sebbene in diversi paesi del G20, in particolare Australia, Canada, Francia, Germania e Stati Uniti, le donne si sono dette più spesso a favore del rafforzamento degli impegni del loro paese.
Il focus sull’energia fossile
Sette persone su dieci in tutto il mondo vogliono che il loro paese passi all’energia pulita il più rapidamente possibile nel tentativo di affrontare la crisi climatica.
Uno dei temi principali posti all’attenzione è rappresentato dai combustibili fossili: il Peoples’ Cli- mate Vote 2024 ha scoperto che la maggioranza in 62 Paesi (85% del totale) vuole che il proprio paese passi dai combustibili fossili all’energia pulita molto rapidamente o abbastanza rapidamente. Ciò equivale al 72% delle persone a livello globale che desidera abbandonare rapidamente i combustibili fossili. In tutto il mondo, il 41% desidera una transizione molto rapida nel proprio paese e un ulteriore 30% che il proprio paese proceda abbastanza rapidamente.
Anche nella maggior parte dei maggiori paesi produttori di combustibili fossili, c’è un sostegno maggioritario per una rapida transizione alle energie rinnovabili. Sebbene leggermente inferiori rispetto al resto del mondo, la maggioranza delle persone nell’Europa orientale e nell’Asia centrale (54%) e nell’America settentrionale (55%) desidera una transizione rapida. Le medie regionali inferiori per l’Europa orientale e l’Asia centrale sono in gran parte dovute al supporto estremamente basso della Russia (16%).
Un impegno non è sufficiente
Un quarto delle persone ha affermato che il proprio paese non è riuscito ad affrontare le sfide climatiche, con Haiti che registra la delusione maggiore (il 73% degli haitiani pensa che la questione sia mal gestita).
Sebbene la transizione verso l’energia pulita sia una parte fondamentale per affrontare la crisi climatica, la realtà è che oltre il 90% degli investimenti nel settore è concentrato nelle economie avanzate e in Cina. Dei 1,8 trilioni di dollari investiti in infrastrutture per l’energia pulita nel 2023, le economie emergenti e in via di sviluppo ne hanno ricevuto meno del 15%, nonostante rappresentino il 65% della popolazione mondiale.
La situazione dell’Italia
Il 24% degli intervistati ha dichiarato di pensare al cambiamento una volta al giorno; il 65% si sente più preoccupato rispetto all’anno scorso. Ricordiamoci che l’ONU ha definito il 2024 l’anno più caldo di sempre da quando si effettuano registrazioni della temperatura. In generale, il 93% ritiene che il nostro paese debba prendere misure più serie ed efficaci rispetto al tema climatico.
di Ylenia Esther Yashar
(foto: ©shutterstock)
( da CSRoggi Magazine – n.4 – Anno 9 – Settembre/Ottobre 2024; pag.44 )