Sara Brandimarti: «Non tutte le ispezioni, come si può immaginare, conducono a un esito positivo. Il certificato attesta lo “stato dell’arte”, non significa che è tutto perfetto, ma che l’organizzazione sta facendo un percorso che, continuando così, probabilmente le permetterà di raggiungere nei tempi previsti gli obiettivi prestabiliti».

In un mercato molto dinamico è necessario badare allo sviluppo dell’attività aziendale con la giusta progressione, facendo però attenzione a comunicarla con trasparenza, per evitare di compromettere la “corporate reputation”. A questo proposito siamo venuti a conoscere e ad approfondire l’attività di una delle aziende di certificazione più importanti al mondo, TÜV SÜD, per farci raccontare quanto un servizio così puntuale possa supportare la sensibilità alla Sostenibilità nelle diverse valenze che può assumere.

Nel racconto ci facciamo aiutare da Sara Brandimarti, Global Product Performance Manager Sustainability della Divisione Business Assurance in TÜV SÜD, con cui chiariamo qui alcuni passaggi fondamentali della loro attività.
«I TÜV – acronimo dal tedesco Technischer Uberwachungsverein, traducibile in italiano con “Associazione di Controllo Tecnico” – sono società di certificazione originariamente tedesche in ambito di sistemi di gestione della sicurezza alimentare, ambientale e della qualità. TÜV Italia, filiale italiana del Gruppo TÜV SÜD, offre servizi certificativi in ambito qualità, energia, ambiente, sicurezza e prodotto e conta numerosi uffici sul territorio nazionale, a cui si affiancano i laboratori di testing TÜV Italia, Bytest e pH.

Ci sono poi le certificazioni sui prodotti, che si riconoscono attraverso l’apposizione di specifici marchi: una parte che si occupa di Mobililty, un’altra ancora di Real Estate, e quella dove opero io, la divisione Business Assurance che si dedica alla verifica (audit) e certificazione di sistemi di gestione secondo gli standard nazionali o internazionali previsti per ciascun ambito. Per facilitare la comprensione cito la ISO 14001, forse la più conosciuta certificazione di sistema di gestione per l’ambiente. Un altro aspetto è la certificazione e verifica dei passaggi che portano alla produzione di documenti – ad esempio il Bilancio di Sostenibilità -. Cioè quella serie di passaggi che devono essere verificati, singolarmente e nella giusta sequenza o collegamento con gli altri, per arrivare al documento finale che può ritenersi a quel punto “certificato”».

Per svolgere la vostra attività ispettiva e certificativa impiegate solo personale interno o vi avvalete anche di “forze” esterne?
«Le squadre sono composte in maniera differente a seconda del tipo di intervento: sono dipendenti e/o professionisti che vengono scelti attraverso precise procedure di selezione che confermano la competenza dell’ispettore non solo nella specifica materia, ma tenendo anche conto dell’ambito complessivo in cui si svolge l’intervento. Per comprendere meglio la complessità in cui ci troviamo a operare cito l’esempio in Germania, Paese dove ha la sede principale il nostro Gruppo: dall’inizio del 2023 è in vigore una legge che rende di fatto obbligatoria la CSDD, la direttiva UE sulla due diligence ESG che dovrà essere recepita da ciascun Paese. Questa norma richiede alle organizzazioni di avere un sistema di due diligence per la supply chain, di condurre dei “risk assessment” sia in ambito human rights, sia in ambito ambientale, al fine di applicare misure preventive o correttive dove necessarie. Del resto, è un requisito richiamato dalla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) appena approvata».

La formazione è parte del bouquet dei vostri servizi. Disponete di una struttura interna, vi affidate a partner o effettuate corsi online? Come gestite la conoscenza approfondita delle procedure consolidate e la ricerca di nuove soluzioni?
«TÜV Italia Akademie è la business unit dedicata alla formazione, focalizzata sulle normative e gli standard nazionali e internazionali, affinché le aziende possano operare con professionalità ed efficienza in un mercato in costante evoluzione e sempre più competitivo. Progettiamo corsi e li eroghiamo attraverso varie modalità: dall’e-learning al virtuale sincrono, alle lezioni in presenza. La formazione Blended offre un approccio ibrido che combina modalità flessibili di autoapprendimento online (e-learning) e modalità in presenza online. Abbiamo un catalogo di proposte molto variegato, offriamo anche corsi in-house, che invece sono progettati ed erogati su misura per il cliente».

I settori per cui rilasciate certificazioni sono molteplici: dall’Aerospaziale al Food, dall’Auto- motive al Real Estate, dalla Sanità all’Energia. Come riuscite a rimanere aggiornati alle normative che riferiscono a impieghi così diversi?
«L’ambito degli enti TIC (Testing, Inspection, Certification) è molto complesso e si è quindi creata una rete di Organismi rilevanti ciascuno in un ambito preciso: quelli che stabiliscono le normative (UNI, ISO, ecc.) e quelli che garantiscono gli standard di accreditamento, ad esempio Accredia, per verificare la credibilità di un processo. Seguendo processi riconosciuti e standardizzati di audit con metodi specifici eseguiti da personale specializzato, possiamo raggiungere un altissimo livello di affidabilità. Il concorso degli interventi di quegli Organismi, ciascuno per la propria competenza, conferma alla certificazione finale la giusta autorevolezza. L’audit stratificato, ottenuto analizzando contemporaneamente i diversi aspetti di operatività del personale, di efficienza delle strutture, gestione della filiera dei fornitori, ecc. permette di stilare un quadro completo.

Le certificazioni che emettete vengono prevalentemente richieste dal cliente in modo spontaneo o per adeguarsi all’entrata in vigore di nuove normative?
«Dipende. I clienti particolarmente maturi e più strutturati e che sono più sensibili al mantenimento della buona reputazione aziendale si attivano in modo autonomo e preferiscono munirsi dei certificati più qualificanti per il loro mercato. Altri sono invece indotti ad attivarsi perché interpellati dai loro clienti che vogliono garantirsi una filiera di fornitori con gli standard necessari: salute, sicurezza, ambiente, energia, a volte anche gli aspetti sociali di welfare. A volte, invece che “certificazioni di sistema” più complesse e costose, ci vengono richiesti gli “audit” che, attraverso il “side tour” e rispettando tutti gli standard richiesti, accertano solo gli aspetti necessari per un particolare aspetto dell’attività complessiva dell’azienda».

Avete un gruppo di lavoro interno dedicato, che si cura delle competenze per dare organicità alle attività del vostro personale?
«TÜV SÜD Group è un’azienda molto grande, con 26mila dipendenti dislocati in 50 Paesi. Per la parte di Gruppo siamo soggetti alla legislazione tedesca, e per la parte di attività nei singoli Stati seguiamo quella nazionale. Il Bilancio di Sostenibilità è pubblicato in un unico corpo in cui le attività svolte nei singoli Stati sono rappresentate come parte di quello generale. Abbiamo poi un Codice Etico e un Codice di Condotta Fornitori. Riguardo all’attività interna di Sostenibilità devo chiarire che, come per altre società di Servizi, le nostre non sono attività chiaramente identificabili con un “prodotto” – cito Pirelli per gli pneumatici o Feralpi per l’acciaio -, facciamo più fatica a identificare attività specifiche da condividere fra colleghi o gruppi di persone che vivono in luoghi di lavoro differenti e con orari differenti. Più facilmente cerchiamo di attivare momenti di formazione attraverso webinar, ad esempio sulla “diversity inclusion”».

Qual è la qualità effettiva delle certificazioni che rilasciate? Capita spesso che le aziende presentino dichiarazioni, report, bilanci che raccontano prevalentemente aspetti positivi dei propositi dichiarati, evitando di segnalare anche qualche insuccesso?
«Il valore aggiunto dei percorsi che permettono di stilare la certificazione è dato dalla serie di controlli che tutte le evidenze raccolte giustifichino la decisione. E non tutte le ispezioni, come si può immaginare, conducono a un esito positivo. È una conferma di step successivi, per ciascuna organizzazione vanno valutati il sistema di gestione che tiene conto dei rischi ambientali, degli impatti, degli obiettivi: l’azienda li sta conseguendo in modo continuativo e in ottica di miglioramento continuo? Ha una struttura solida per garantire questi obiettivi? Il certificato attesta lo “stato dell’arte”, non significa che è tutto perfetto, ma che l’organizzazione sta facendo un percorso che, continuando così, probabilmente permetterà il raggiungimento degli obiettivi prestabiliti nei tempi previsti».

Che cosa si porta a casa un’azienda certificata?
«L’analisi permette di acquisire know-how, competenze. Il processo di audit è importante perché condotto da qualcuno che ha le competenze e l’esperienza per riconoscere le specifiche realtà aziendali. E che può aiutare le stesse aziende a stilare un elenco di non conformità e raccomandazioni: i punti di un percorso che permetteranno di raggiungere pienamente gli obiettivi prefissati».

di Marco Taverna

(da CSRoggi Magazine – Anno 8 – n.2 – Aprile/Maggio 2023; pag. 30)

 

 

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