Dal riuso delle acque depurate al recupero energetico, fino alla produzione di fertilizzanti e bioplastiche a partire dai rifiuti. Gruppo CAP, la green utility che gestisce il servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, racconta le principali innovazioni e soluzioni per rispondere alle sfide del settore.
L’ emergenza climatica che stiamo vivendo è una minaccia silenziosa, che si I manifesta gradualmente e per questo decisamente insidiosa. Negli ultimi tempi si è fatta sempre più presente e pressante, a tal punto da richiedere risposte pronte e adeguate, con l’obiettivo di risolvere una situazione che da emergenziale e congiunturale rischia di diventare presto cronica e strutturale.
In questo senso, il Piano di Sostenibilità di Gruppo CAP parla chiaro: sono tre le missioni chiave da perseguire da qui al 2030. La prima: acqua e innovazione. Innovare vuol dire investire in tecnologie che possano ottimizzare sempre di più la fornitura idrica e sappiano rispondere alle mutate esigenze del territorio a causa dei cambiamenti climatici. La seconda: chiudere il cerchio, adottando soluzioni per il recupero e la valorizzazione degli scarti di produzione, dai fanghi di depurazione ai rifiuti industriali. E infine la terza: energie per il territorio. Recuperare energia da scarti che diventano risorse, per alimentare processi virtuosi di generazione di energia pulita e sostenibile.
Resilienza urbana: il ruolo del gestore idrico
Una delle sfide più importanti del presente riguarda la resilienza dei nostri paesaggi urbani. Negli ultimi tempi, infatti, le nostre città, a causa della crescente urbanizzazione e cementificazione, si sono “impermeabilizzate”: ciò significa che hanno perso, in tutto o in parte, la propria capacità di assorbire le precipitazioni, con tutte le complicazioni del caso dovute soprattutto agli allagamenti. Per rispondere a questo fenomeno Gruppo CAP ha investito ingenti risorse nella realizzazione di progetti ingegneristici di drenaggio urbano sostenibile. In particolare, grazie al progetto Life Metro Adapt e a quasi 130 convenzioni stipulate con i Comuni del territorio, l’utility lombarda mira a promuovere la creazione di una solida governance relativa al climate change e a favorire lo sviluppo di soluzioni per la cosiddetta invarianza idraulica, ovvero la capacità di ripristino dei processi naturali del ciclo idrologico.
La riconversione del termovalorizzatore
Nell’ottica di una sempre maggior sinergia fra servizio idrico ed economia circolare, uno degli obiettivi di Gruppo CAP da diversi anni a questa parte è quello di trasformare gli impianti di depurazione in vere e proprie bioraffinerie all’interno delle quali sviluppare filiere di produzione orientate al recupero di materie prime. In questo modo, essi diventano impianti di recupero delle risorse, pur mantenendo l’obiettivo primario di riconsegnare all’ambiente acqua di qualità. Ne è un esempio l’impianto di Bresso-Niguarda, dove dall’aprile del 2019 CAP produce biometano a partire dai reflui fognari, adatto all’utilizzo come carburante e all’immissione in rete.
Sempre nel 2019 prende il via il progetto di riconversione industriale dell’impianto di termovalorizzazione del comune di Sesto San Giovanni, trasformato in una moderna bioraffineria destinata alla produzione di biogas a partire dalla FORSU (la Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano; l’umido per intenderci) e di energia termica e fertilizzanti a partire dai fanghi di depurazione. Il progetto, che prende il nome di BioPiattaforma, si inserisce nel percorso di crescita e sviluppo industriale di Gruppo
CAP verso un modello di gestione circolare del ciclo idrico e rappresenta un unicum nel panorama industriale italiano: si tratta, infatti, dell’unico termovalorizzatore autorizzato e realizzato negli ultimi dieci anni nel nostro Paese.
Il programma europeo Circular Biocarbon
Sempre nell’ambito della BioPiattaforma è stato attivato il programma europeo Circular Biocarbon, che coinvolge la BioPiattaforma di Sesto San Giovanni e l’impianto gemello di Saragozza, in Spagna, e mira a recuperare biopolimeri e minerali da impiegare per la produzione di bioplastiche, fertilizzanti con proprietà biostimolanti e grafene da impiegare a livello industriale.
Gruppo CAP utilizzerà così una parte delle 30mila tonnellate all’anno di rifiuti umidi per recuperare, a partire dal 2024, oltre 500 tonnellate all’anno di PHA. In questo modo, oltre a produttore netto di bioenergia, CAP diverrà anche il maggiore soggetto produttore di questo materiale, che verrà poi conferito a Novamont, nell’ambito di una partnership pluriennale avviata nel 2018.
a cura di Bruno Calchera
(da CSRoggi Magazine – Anno 8 – n.2 – Aprile/Maggio 2023; pag. 26)