Il futuro richiederà alle imprese, in primis, ma a tutte le organizzazioni, di mettere in discussione la propria identità definendo in modo sempre più chiaro il ruolo che intendono avere nello sviluppo sociale e nella tutela ambientale.
Immaginare il futuro della sostenibilità diventa sempre più difficile: la velocità con cui i temi, le azioni e le regole a essa connessi si sviluppano è sempre più incalzante; la complessità dei fattori che la definiscono e la influenzano è sempre maggiore; le conoscenze e la consapevolezza degli stakeholder sono sempre più alte. Così, organizzazioni, istituzioni e cittadini si devono preparare a una pluralità di sfide in continuo cambiamento e, allo stesso tempo, a una maggiore integrazione e influenza tra i vari ambiti e tematiche. Il quadro attuale è, quindi, dinamico: da un lato, è foriero di nuove opportunità e cambiamenti; dall’altro, può determinare incertezza e dispersione di risorse. Identificare delle prospettive in tale contesto non è facile e, certamente, sono possibili chiavi di lettura e interpretazioni molto diverse. Volendo, però, fare un esercizio di analisi, credo che di poter individuare negli aspetti che discuto in seguito, alcune direttrici che, già oggi, stanno segnando il passo.
Ripensare l’identità e lo scopo dell’organizzazione
Le aziende che oggi sono a uno stadio più avanzato dell’impegno nella sostenibilità hanno ormai definitivamente incluso considerazioni e obiettivi sociali e ambientali nella propria definizione strategica, affermando così da un lato, lo stretto legame con il perseguimento delle performance anche economiche dell’organizzazione, dall’altro, la crescente pressione e consapevolezza da parte di stakeholder esterni e interni sempre più in grado di valutare il comportamento dell’organizzazione sulle diverse dimensioni. Quello che oggi si inizia a osservare è un altro fenomeno, che riguarda il crescente numero di imprese che si ridefiniscono proprio a partire da obiettivi connessi alla sostenibilità, definiti in modo più o meno generico. Parlo, ad esempio, delle società benefit o delle imprese che si certificano B-Corp.
Secondo i dati Assobenefit, il numero di società benefit in Italia è più che raddoppiato tra il 2021 e il 2022. Il numero di aziende B Corp è aumentato di circa il 25% tra il 2020 e il 2021, sempre in Italia. Ancora, sono molte le imprese che hanno recentemente cambiato il proprio modello di business per renderlo più adatto a sostenere la transizione verso modelli produttivi più circolari. In tal senso, ad esempio, si nota una sempre maggiore tendenza a creare ecosistemi basati su partnership forti a monte e a valle dei processi produttivi, in cui i diversi soggetti collaborano alla progettazione di processi integrati per facilitare il recupero e il riutilizzo di scarti o sottoprodotti. Infine, ma solo per citare le tendenze più marcate, l’evoluzione dei meccanismi e dei modelli di governance, a favore di forme che consentono un’integrazione più diffusa della sostenibilità e che prevedono, ad esempio, un ruolo sempre più attivo e incisivo degli stakeholder per supportare la guida dell’organizzazione verso il successo sostenibile.
Questo veloce quadro, fa pensare che il futuro richiederà alle imprese, in primis, ma a tutte le organizzazioni, di mettere in discussione la propria identità, definendo in modo sempre più chiaro il ruolo che intendono avere nello sviluppo sociale e nella tutela ambientale. La sostenibilità non sarà più “solo” una spinta a considerare gli impatti generati e a impegnarsi nel loro continuo miglioramento (che, per carità, è già un ottimo impegno!), ma diventerà oggetto della definizione dello scopo dell’organizzazione e, quindi, del la sua motivazione d’essere. Un passo importante e, sicuramente, non scontato, perché accentuerà in modo rilevante la valutazione della capacità dell’organizzazione di generare un cambiamento reale e concreto.
Riportare la persona al centro dell’impegno delle organizzazioni
Se questi ultimi decenni hanno visto una forte attenzione verso la tematica ambientale e una considerevole presa di coscienza verso il deterioramento ambientale e le sue cause antropogeniche, oggi finalmente (concedetemelo, ma chi mi conosce sa che è un punto a me molto caro!) si torna a parlare di persone. La spesso dimenticata “S” sembra ritrovare un suo posto nella sostenibilità.
Complice la pandemia e, forse anche, la transizione digitale, oltre che i cambiamenti sociali più ampi e generali certamente, sono numerosi i temi che pongono la capacità di valorizzare la persona al centro del dibattito attuale. Subito dopo il lockdown, si è rimesso in discussione il ruolo che il lavoro e le sue dinamiche hanno sulla vita delle persone, obbligandoci a valutare l’impatto che certe scelte organizzative, piuttosto che l’adozione di nuovi strumenti di lavoro possono determinare sulla vita di dipendenti, colleghi, professionisti, imprenditori.
Emblematico il dibattito sul remote working, che sta mettendo sul tavolo nuove sfide legare, ad esempio, alla ridefinizione della responsabilità personale all’interno del contesto organizzativo, al riconoscimento di nuovi meccanismi di integrazione e supporto all’equilibrio tra vita privata e vita lavorativa e, in modo ancora più ampio, al ruolo della persona all’interno dell’organizzazione, fino alla definizione stessa di impresa attraverso lo sviluppo di organizzazioni diffuse o virtuali. In questo cambiamento, è inevitabile aspettarsi – e sperare – in una sempre maggiore attenzione verso l’impatto generato sulla persona.
Del resto, il filone di studi attorno alle ricadute psicologiche, sociali e comportamentali di certe scelte organizzative in tema di lavoro è crescente. Allo stesso modo, diversità e inclusione sono al centro del dibattito attuale e si pongono sempre più come necessità di identificare nuove modalità di valorizzare delle caratteristiche, attitudini e talenti di ciascuno: quello che sta emergendo è che aziende che ridefiniscono in senso positivo proprio ruolo sociale sono anche maggiormente in grado di trovare soluzioni innovative che promuovano l’arricchimento reciproco tra persone con abilità, valori e storie diverse, con ricadute positive anche sulla capacità creativa e di crescita dell’organizzazione stessa.
Anche l’innovazione tecnologica sta riportando l’attenzione sulla persona, in quanto ridefinisce la relazione tra la persona e il contesto lavorativo e impone di valutare l’impatto che l’introduzione di soluzioni robotiche determinano sullo sviluppo professionale; non solo, anche in questo caso alcuni studi stanno approfondendo gli effetti sullo sviluppo di abilità cognitive, con riflessi sia sullo sviluppo della persona, sia sulle politiche e le azioni che le organizzazioni devono mettere in atto per garantire il soddisfacimento dei bisogni e la capacità di crescita.
Perseguire l’integrazione tra sviluppo innovativo e transizione sostenibile
Quest’ultimo passaggio introduce la terza direttrice di sviluppo del futuro, che riguarda sicuramente la capacità di allineare i processi innovativi agli obiettivi sociali e ambientali globali. Tutto quello discusso fino a qui, infatti, ha evidenziato come la sostenibilità si fondi sempre di più su novità a diversi livelli e in diversi ambiti: risulta, così, evidente come non si possano portare avanti progetti di sviluppo di nuovi prodotti, processi, ma anche di nuove soluzioni organizzative o strategiche che non tengano conto degli effetti sulla capacità dell’impresa di generare un impatto sulla società o sull’ambiente.
Gli interventi normativi e i piani di sviluppo e finanziamento a livello nazionale e europeo sono tutti incentrati su questo principio e spingono verso l’identificazione di nuove soluzioni che sappiano vedere nel perseguimento di obiettivi sociali e ambientali una leva di innovazione e, quindi, una spinta verso il miglioramento della società e della sua capacità di rispondere ai bisogni delle persone e dell’ambiente. D’altro canto, senza innovazione sarà impossibile riuscire a rispondere a sfide sociali e ambientali che, come già detto, sono in continua evoluzione.
Si parla sempre di più di innovazione sociale, che ha portato alla formazione di nuove organizzazioni definite ibride, perché votate al contestuale raggiungimento di obiettivi economici e scopi sociali, spesso in contrasto tra loro, anche perché valutate secondo criteri e parametri pensati sulla base di modelli di impresa tradizionali. In modo simile, sul fronte ambientale sono sempre di più i prodotti o le tecnologie che mirano a ridurre o eliminare gli impatti ambientali. Certamente, tale integrazione dovrà valutare a sua volta l’impatto delle nuove soluzioni, ma, ritengo, nell’ottica di spingere verso la proposta di soluzioni complementari o integrative, piuttosto che verso la limitazione del loro sviluppo.
Sviluppare sinergie, collaborazioni e network territoriali e digitali
Infine, ultima direttrice su cui mi soffermo guarda alla ramificazione delle relazioni di collaborazione attorno all’organizzazione. Nell’ultimo periodo si è parlato molto della necessità di valutare l’operato aziendale in relazione all’intera filiera produttiva e non alla singola impresa, in considerazione della crescente esternalizzazione dei processi produttivi e della sempre maggiore influenza inter-settoriale.
Oggi si assiste a un’ulteriore estensione di tale ottica, che sta portando le imprese più attente alla sostenibilità a concepirsi all’interno di un ecosistema più ampio e articolato, all’interno del quale possono amplificare la propria capacità di generare impatti positivi. L’affermarsi del modello circolare, soprattutto, richiede alle imprese di stringere collabo- razioni sempre più strette e operative con soggetti non direttamente coinvolti sulla filiera produttiva principale, ma che si inseriscono nel ciclo di gestione dei rifiuti; ma l’innovazione sociale stessa tende a costruirsi sulla capacità di integrare conoscenze e competenze afferenti a ambiti molto diversi tra loro e, quindi, a mettere in contatto imprese, ONP, professionisti che, prima, raramente si trovavano a collaborare.
di Laura Ferri
Professore Associato in Economia Aziendale
Università Cattolica del Sacro Cuore
(da CSRoggi Magazine – Anno 8 – n.1 – Febbraio 2023; pag. 58)