Negli ultimi anni è cambiato il mondo, con il Covid 19 e la guerra scatenata dalla Russia. Proprio per questo è necessario che venga rilanciata l’Agenda 2030, sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite.
Robert Swan, inglese, 67 anni, laureato in storia antica, è stata la prima persona che ha raggiunto a piedi entrambi i poli ed è, anche per questo, un grande difensore dell’ambiente, in particolare dell’Antartide, e delle energie rinnovabili.
Ma è famoso anche per una frase che può costituire l’analisi più sintetica e corretta di come guardare alla sostenibilità: «La più grande minaccia al nostro pianeta è la convinzione che lo salverà qualcun altro».
Come dire: ognuno al proprio posto per fare quanto possibile per difendere l’ambiente, per ridurre le disuguaglianze, per sostenere prospettive di pace, per favorire il dialogo e la tolleranza tra gli individui e i popoli.
Sostenibilità è infatti difesa dell’ambiente nel più vasto senso del termine. Ambiente naturale certamente e in primo piano. Ma in insieme a questo, e ugualmente in primo piano, l’ambiente sociale, la dimensione economica, la realtà educativa, il mondo del lavoro, le rivoluzioni tecnologiche. Tante dimensioni fortemente interconnesse che hanno alla loro base la responsabilità personale. Nella vita di tutti i giorni, ma anche nelle grandi scelte politiche. Come ha sottolineato Papa Francesco riferendosi alla pandemia: «Peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla chiudendoci in noi stessi».
Il passaggio dalle parole ai fatti
Ecco la prima sfida della sostenibilità: rompere il guscio, ripensare a quello che è possibile fare anche alla luce degli obiettivi comuni e delle nuove opportunità. Negli ultimi anni è cambiato il mondo, con il Covid 19 e la guerra scatenata dalla Russia. Proprio per questo è necessario che venga rilanciata quell’Agenda 2030 che, ricordiamolo, è stata sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, e approvata dall’Assemblea generale dell’Onu. Diciassette obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals) da raggiungere in ambito ambientale, economico, sociale e istituzionale entro il 2030.
L’impennata dei prezzi dell’energia ha avuto un duplice effetto. Da una parte ha gettato sabbia negli ingranaggi della transizione energetica, per esempio con la ripresa della produzione di energia elettrica con le centrali a carbone, ma dall’altra parte ha dato un’ulteriore spinta allo sfruttamento delle energie rinnovabili con la possibilità di riduzione delle fonti fossili.
Su tutt’altro fronte, il drammatico esodo da un’Ucraina sconvolta dai bombardamenti russi ha in poche settimane cambiato l’atteggiamento ostile all’immigrazione dei Paesi europei, in particolare quelli dell’Est, che hanno accolto i profughi con una disponibilità senza precedenti. Un primo passo verso un’indispensabile strategia dell’accoglienza condivisa a livello europeo, una strategia che definisca criteri gestibili nel medio e lungo termine che tengano conto anche della dinamica demografica di un continente sempre più vecchio.
Ultimo, ma non meno importante è, soprattutto sul fronte italiano, l’attuazione del PNRR, quel Piano nazionale di ripresa e resilienza che ha tra i suoi punti principali (finanziamenti compresi) proprio la doppia transizione, verde e digitale. È così che il Pnrr deve destinare almeno il 37% delle risorse all’azione climatica, ma si è ancora in attesa di una vera politica di sostegno all’efficienza energetica tanto che l’Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) ha denunciato come manchi “una visione delle priorità e della trasversalità delle strategie di mitigazione climatica”.
Senza dimenticare che la transizione ambientale e quella digitale sono strettamente collegate. Il digitale può ridurre i consumi, rendere più efficienti e più sicuri gli impianti, migliorare la qualità della vita e del lavoro, offrire nuove opportunità sia ai giovani sia ai meno giovani. Il digitale può essere una strada importante proprio nella prospettiva dell’inclusione sociale.
Per i giovani con la loro creatività, la capacità di cogliere le nuove dimensioni, la precoce dimestichezza con le logiche di computer e soprattutto smartphone. Per i meno giovani per le opportunità delle connessioni, per aiutare una longevità attiva con grandi possibilità di partecipazione.
In queste difficili strategie aiuta comunque il fatto che per la sostenibilità sembra ormai imboccato il cammino della concretezza. Perché il passaggio dalle parole ai fatti richiede la condivisione dei valori. Una condivisione che appare emergere positivamente nelle scelte delle persone, delle imprese e, pur con ancora molte incertezze, nella politica.
di Gianfranco Fabi
Giornalista
(da CSRoggi Magazine – Anno 8 – n.1 – Febbraio 2023; pag. 12)