Le agevolazioni sotto forma di incentivi al rimodernamento del patrimonio immobiliare del nostro Paese sono state senza alcun dubbio gli inneschi principali dello sviluppo del settore edile italiano contribuendo in maniera decisiva alla ripresa di questi ultimi 2 anni, contribuendo in maniera decisiva all’aumento del PIL.

Oltre a questa fondamentale ragione economica, gli ecobonus introdotti a fine 2020 sono stati sicuramente uno stimolo al recupero del patrimonio immobiliare con una svolta verso la sostenibilità e il risparmio energetico. Le aziende del settore edile, sino a qualche anno fa in grossa difficoltà, hanno beneficiato di numerosissime commesse provenienti sia da privati sia da condomini, cui non pareva vero poter ristrutturare i propri immobili senza alcuna spesa. La normativa applicata sino ad oggi infatti, a differenza degli altri Paesi europei, non ha mai preso in considerazione il reddito dei richiedenti ma ha sempre parametrato le agevolazioni esclusivamente alla tipologia di intervento di recupero.

Il ruolo delle banche, la cessione dei crediti
A sostenere economicamente questo volano ci hanno pensato le banche che hanno immesso sul mercato grandi quantità di denaro a fronte di sostanziosi recuperi fiscali acquistati a prezzi convenienti. Le cessioni dei crediti fiscali operate da aziende e privati a favore degli istituti finanziari sono state fondamentali per lo sviluppo di questo processo ma ben presto i plafond delle banche si sono esauriti e tutto il processo pian piano si è interrotto. Inoltre le scadenze così ridotte per completare i lavori hanno ulteriormente ingolfato il mercato. Il panorama normativo però dovrebbe a breve cambiare.
Con l’ultimo decreto aiuti, approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 10 di novembre, il Governo ha introdotto una rimodulazione del bonus 110 al 90% a partire dal 1° di gennaio del 2023.

Inoltre sono consentite le agevolazioni delle abitazioni singole a condizione che si tratti di prime case e con un tetto massimo di reddito familiare di 15mila euro in base alla composizione familiare. Se da un punto di vista normativo ed economico il quadro appare maggiormente ragionevole e forse più vicino agli altri Paesi europei – non a caso il Presidente Draghi pare non fosse così favorevole alle ormai vecchie regole e dimensioni – non sembra ad oggi ancora sciolto il nodo relativo alle cessioni dei crediti.

Infatti quasi tutte le banche e istituti finanziari non hanno a disposizione plafond per acquistare nuovi crediti da scaricare nei prossimi anni. Restano ancora alcune aziende operative sul mercato che tuttavia hanno strategie speculative a dispetto delle reali finalità delle agevolazioni consentite.

di Tommaso Romagnoli

(da CSRoggi Magazine – Anno 7 – n.5/6– Dicembre 2022; pag. 50)
(foto: © shutterstock)

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